Gessi, c’è interesse pubblico alla bonifica

Il materiale di scarto stoccato

Fabbrico, lo dice il Consiglio di Stato respingendo l’ennesimo tentativo di resistenza della Valli contro l’ordinanza di Arpae

FABbRICO.Per il Consiglio di Stato «risulta prevalente», anche in fase cautelare, «l’interesse pubblico alla bonifica dell’area interessata». E, dunque, respinge l’appello della società Valli contro la sentenza del Tar che aveva sancito come l’ordinanza dell’Arpae, per la bonifica appunto, dovesse essere eseguita. La vicenda amministrativa relativa ai gessi di defecazione contaminati (e usati come fertilizzanti) rinvenuti nei capannoni di via Righetta – dopo l’indagine dei carabinieri forestali e oggetto di un procedimento penale sfociato in una richiesta di rinvio a giudizi – arriva a una nuova decisiva “puntata”. Che, sperano in paese, porti finalmente alla bonifica dell’area: sono quasi tre anni che i fertilizzanti giudicati pericolosi, secondo le analisi investigative, attendono di essere rimossi.

La sentenza pronunciata dal Consiglio di Stato, dopo l’udienza di giovedì, però sembra essere chiara nelle indicazioni. Anche se mancherebbe ancora un giudizio di merito. Ma il presidente Luigi Maruotti, intanto, condanna la ricorrente anche alle spese oltre a dare per buona la sentenza del Tar.È quella che segue l’udienza del dicembre scorso. In cui i giudici amministrativi di Parma scrissero, nero su bianco, che «è lecito sostenere che le circostanze riscontrate indichino in modo univoco o comunque molto probabile (sicuramente, con una possibilità superiore al 50%) che il fenomeno di dispersione nei terreni limitrofi ai capannoni ci sia stato, che l’unico elemento che poteva ragionevolmente produrre “percolato” era il liquido appartenente ai gessi di defecazione, e che la contaminazione accertata è riconducibile proprio al materiale detenuto dalla ricorrente, dal momento che gli agenti inquinanti rinvenuti in tale terreno corrispondono scientificamente alle sostanze ritrovate nei gessi di defecazione».


E dunque l’ordinanza dell’Arpae del 21 dicembre 2018 per la bonifica del sito ormai deve essere eseguita.
Al centro della questione così dibattuta c’è l’individuazione del responsabile dell’inquinamento. Ma al Tar era bastato considerare che l’area non è stata interessata da precedenti attività agricole; che la ricognizione fotografica del Nucleo investigativo ha accertato fenomeni di dispersione – percolato, in parole semplici –; che le condizioni dei capannoni «anche per la evidente precarietà della copertura superiore» hanno potuto facilitare l’ingresso di acqua piovana» tali da poter determinare fuoriuscite di materiali verso l’esterno. Evidenziando dunque una responsabilità della Valli.

Dunque, ora non resta che attendere se la bonifica partirà o se dai bresciani ci saranno altri tentativi di resistenza all’ordinanza.