I prestanome del clan vogliono patteggiare

REGGIO EMILIA

Ci sono diverse richieste di patteggiamento all’interno del processo “Grimilde” da parte dei prestanome che hanno permesso a Salvatore Grande Aracri e compagni di far perdere le loro tracce finanziarie, già finite da tempo nel mirino dell’antimafia. Lunedì prossimo si entrerà quindi nel vivo del processo, dove a far sentire il loro peso ci saranno anche le istituzioni, che hanno deciso di chiedere un risarcimento. Lo stesso comune di Reggio Emilia si è costituito perché si ritiene «parte offesa e danneggiata dalle condotte delittuose poste in essere dagli imputati» e intenzionata per questo a chiedere un risarcimento. Nello specifico l’amministrazione ritiene di essere stata colpita, «immediatamente e direttamente in quanto i reati stessi minacciano la sicurezza e l’integrità dell’ente e dei cittadini che esso rappresenta e tutela». Inoltre perché subisce «un danno patrimoniale in relazione ad interessi quali lo sviluppo del turismo, il sostegno alle iniziative economiche, l’ordinato svolgimento delle attività produttive» e un danno non patrimoniale, «consistente nella lesione del buon andamento della pubblica amministrazione e della capacità o possibilità di questa di operare nonché nel turbamento dello stato di pace sociale della collettività». Infine si chiede di riparare al danno all’immagine arrecato «in conseguenza del convincimento, ingenerato nell'opinione pubblica, di infiltrazioni mafiose nel tessuto politico dell'ente». L’incarico di rappresentanza e difesa del comune è affidato all’avvocato Berenice Stridi, capo del servizio legale. —


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