Grimilde, tre vittime saranno parte civile nel processo alla ’ndrangheta di Brescello

Accolti anche sindacati, Regione, Comuni, Libera e Avvocatura di Stato. Presenti i detenuti, tutti collegati dalle carceri

REGGIO EMILIA

Sono stati vittime delle angherie dalla ’ndrangheta della Bassa, ma non hanno perso il coraggio e si sono costituti parte civile al processo contro il ramo brescellese del clan Grande Aracri.


Sono tre privati che si sono costituiti parte civile ieri nel processo che ha preso il via regolarmente nell’aula bunker del carcere di Bologna. Si tratta dell’udienza preliminare del processo di ’ndrangheta che segue l’inchiesta “Grimilde”, e che vede 83 imputati tra cui Francesco Grande Aracri (fratello più anziano del boss cutrese Nicolino), i figli Paolo e Salvatore e l’ex presidente del Consiglio comunale di Piacenza, Giuseppe Caruso. L’operazione di polizia e Dda sul radicamento in Emilia e in particolare a Brescello portò a 16 arresti, il 25 giugno 2019, e la contestazione a vario titolo di associazione di stampo mafioso, estorsione, trasferimento fraudolento di valori, intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, danneggiamento e truffa aggravata. Nell’aula, la cui capienza massima è stata fissata in 50 persone, erano presenti circa 35 avvocati, dopo essersi organizzati con le deleghe, per modulare le presenze in questa e nelle prossime udienze.

Sono state fatte quindi le prime richieste di costituzione di parte civile e nella prossima udienza, lunedì, davanti al Gup Sandro Pecorella, parleranno le difese. Oltre ai tre privati si sono costituti i comuni di Reggio Emilia e di Brescello, oltre alla Regione Emilia-Romagna. Insieme a loro ci sono poi Cgil, Cisl e Uil e anche l’associazione antimafia Libera.

L’udienza è filata via liscia senza intoppi sostanziali, durata due ore, dalle 9 alle 11, nonostante la corte avesse chiesto agli avvocati di portare due mascherine visto il probabile prolungamento delle operazione anche nel pomeriggio. Opzione poi scartata.

L’appello iniziale ha visto l’assenza di tutti gli imputati a piede libero e la presenza di tutti i detenuti, collegati dalle varie carceri e senza intoppi. L’unico ritardo è stato registrato per l’assenza in avvio di Nicolino Grande Aracri, sottoposto a una visita medica. La seduta è stata sospesa e poi ripresa dopo mezzora. Altro breve intoppo poi per l’assenza momentanea di Luigi Muto (classe 1975), detenuto ma in quarantena preventiva dopo un caso di Covid in cella. Nessuno di loro ha reso dichiarazioni né ci sono state opposizioni per ora alle costituzioni di parte civile, tra cui c’è anche l’Avvocatura di Stato per i beni che sono oggetto di confisca.

Lunedì sarà lasciato spazio alle eccezioni preliminari, tra le quali sono state anticipate l’incompetenza territoriale e l’indeterminatezza del capo di imputazione per alcuni casi minori. Il tema della localizzazione è però già stato respinto nelle more del processo Aemilia, essendo stata riconosciuta l’autonomia decisionale degli affari radicati in Emilia nonostante i legami con la cosca madre calabrese di Cutro. —

Enrico Lorenzo Tidona

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