Contenuto riservato agli abbonati

Ferrarini, si riparte: nuovo concordato per respingere l’assalto di Intesa

Ritirata la precedente proposta per migliorare l’offerta. Più soldi sul piatto per contrastare la cordata concorrente

REGGIO EMILIA Si riparte da zero. O quasi. La famiglia Ferrarini e quella del nuovo patron Pietro Pini hanno rinunciato al concordato presentato da Ferrarini spa più di un anno fa. Questo perché da allora il quadro economico e patrimoniale è profondamente cambiato. Ma soprattutto è intervenuta la proposta concorrente di concordato che vede a capo di una cordata Intesa Sanpaolo (la più grande banca italiana) insieme alle coop emiliane del settore formate dal gruppo Bonterre (un miliardo di ricavi con marchi come Casa Modena e Parmareggio), la coop di macellazione Opas (sede a Mantova e produzione a Carpi) e i pugliesi di Casillo Partecipazioni (società a capo di Casillo Group, attiva nelle materie prime agricole). Una cordata che ricompone al suo interno un’intera filiera e che punta al colpo grosso Ferrarini per scalzare il colosso Pini, deciso quindi ad aggiungere soldi sulla nuova proposta concordataria, che vedrà un ristoro maggiore per i creditori rispetto alle percentuali finora promesse.

Invece che aggiungere integrazioni, visto il ritardo dovuto dal Covid l’avvicinarsi dell’adunata dei creditori (l’8 luglio), il 2 maggio scorso i professionisti ingaggiati dal gruppo Ferrarini hanno quindi deciso di ritirare la proposta concordataria presentata il 12 marzo del 2019, presentando un nuovo ricorso per concordato al quale il tribunale ha concesso 60 giorni di tempo per presentare la proposta migliorativa. Una proposta in continuità aziendale e con la conferma della partecipazione da parte del gruppo Pini, che ha ribadito il suo impegno con una nuova dichiarazione allegata all’istanza. Tutti i debiti nati nel corso del concordato interrotto verranno pagati, fanno sapere fonti vicine al dossier, senza effetti per dipendenti, clienti e fornitori. C’è quindi attesa per la fissazione della nuova adunata dei creditori, che dovranno poi votare il piano, banche in primis, esposte per circa 200 milioni. Oltre a Intesa ci sono anche Sga e Unicredit, date in accoppiata all’istituto torinese ma che non avrebbero ancora definito con certezza su quale proposta sbilanciarsi. A tenere il pallino sarà ancora il commissario giudiziale Bruno Bartoli, che ha comunicato che il vecchio concordato è improcedibile e che anche la domanda della cordata concorrente dovrà essere ripresentata dopo quella del ticket originario formato da Pini-Ferrarini. L’unica cosa certa è che chi ha grandi esposizioni sceglierà la proposta più conveniente mentre Pini rimette sul piatto l’investimento per un nuovo stabilimento a Reggio Emilia, per il quale sarebbe già stato individuato il terreno vicino alla sede Ferrarini di Rivaltella. —


Enrico Lorenzo Tidona. © RIPRODUZIONE RISERVATA.