"Sulla strage di Bologna il ruolo di Ugo Sisti è centrale per inquadrare quello di Paolo Bellini"

L'ex magistrato Vito Zincani, giudice istruttore della prima inchiesta: « Fu l'ex procuratore a sollecitare i servizi segreti per sviare le indagini»

REGGIO EMILIA.

«Il ruolo di Sisti è centrale per inquadrare quello di Bellini e comprendere meglio i livelli più elevati delle responsabilità». È uno dei massimi esperti di terrorismo nero in Italia, chiamato in carriera successivamente a occuparsi anche della banda della Uno Bianca e, in Corte d’Assise d’appello, delle nuove Br, condannate per l’omicidio del giuslavorista Marco Biagi. Ex procuratore di Modena fino al 2014, negli anni Ottanta Vito Zincani è stato, insieme a Sergio Guastaldo, giudice istruttore della prima inchiesta sulla strage della stazione di Bologna, firmando la sentenza-ordinanza alla base del primo processo per l’attentato del 2 agosto in 1980, costato la vita a 85 persone e che ha causato oltre 200 feriti.


È questa di fatto la madre di tutte le inchieste sul più grave atto terroristico che l’Italia abbia mai conosciuto nel corso della storia repubblicana, su cui sono tornati ad accendersi i riflettori dopo il fine indagini emesso dalla Procura Generale di Bologna della nuova inchiesta sui mandanti, notificato nel febbraio scorso alla Primula Nera reggiana, Paolo Bellini, ex Avanguardia Nazionale, ritenuto esecutore dell’attentato insieme ai Nar, Nuclei armati rivoluzionari: un quadro accusatorio nel quale tornano prepotentemente d’attualità non solo i numerosi tentativi di depistaggio messi in atto subito dopo lo scoppio della bomba, ma anche il ruolo dei vertici della loggia massonica P2, a partire dal Gran Maestro Licio Gelli.

Il nome di Bellini compare già nelle carte dagli anni Ottanta, quando in presenza degli stessi Zincani e Guastaldo due detenuti (Dino Bartoli e Gianfranco Maggi) testimoniarono senza giuramento, parlando di una sorta di confessione ricevuta da Guido, fratello di Paolo Bellini, sul coinvolgimento della Primula Nera nell’attentato in stazione.

Dottor Zincani, che ricordi ha di quell’inchiesta? Aveva già sentito parlare di Bellini durante le sue precedenti indagini?

«Su questa prima domanda voglio fare un premessa: le mie personali opinioni, o le sensazioni soggettive, non hanno importanza alcuna, non solo per la loro appartenenza alla sfera intima e riservata, ma soprattutto perché nel mio lavoro mi sono sempre sforzato di attenermi ai fatti, alla loro ricostruzione secondo principi logici e di correttezza interpretativa, accantonando, per quanto possibile, le opinioni personali. Sulla figura di Paolo Bellini non ho molto da aggiungere a quanto già ampiamente pubblicato e attenderei l’esito dei procedimenti e delle indagini in corso».

Ma durante l’inchiesta della strage, come entrò la figura di Paolo Bellini-Roberto Da Silva nelle indagini?

«In realtà non è mai veramente entrato nell’istruttoria da me condotta».

Ci sono però le deposizioni rese da Bartoli e Maggi in sua presenza. Come mai quella pista all’epoca non prese quota?

«Le deposizioni di Bartoli e Maggi in quanto “de relato” in assenza di conferme non acquisirono rilievo probatorio, mentre l’implicazione di Paolo Bellini nelle indagini si deve al lavoro del dottor Giancarlo Tarquini, che all’epoca era sostituto procuratore presso la procura di Reggio Emilia, e che anni dopo la strage scoprì che il procuratore capo di Bologna, Ugo Sisti, 24 ore dopo l’esplosione che aveva raso al suolo la stazione di Bologna e mentre i magistrati del suo ufficio erano ancora impegnati nei rilievi tecnici e nell’identificazione dei morti e dei feriti, era ospite della famiglia Bellini».

Lei si è occupato anche di questa vicenda, che idea si è fatto di questo sconcertante episodio? Che clima si creò in Procura a Bologna?

«A me sembra che questo sia il punto da cui ripartire per approfondire il ruolo di Paolo Bellini».

È provato che Sisti – in seguito prosciolto dalle accusa di favoreggiamento nei confronti della Primula Nera – incontrò Bellini a Foligno quando ancora lo si credeva Roberto Da Silva, persino un viaggio in aereo... Per non parlare di un incontro in stazione Termini a Roma perché il magistrato era prostrato. Pensa che l’ex procuratore di Bologna, poi promosso capo del Dap, ovvero il Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria, abbia giocato un ruolo cruciale?

«Se è vero che i servizi segreti hanno pesantemente depistato le indagini sulla strage, se è vero che tutte le persone coinvolte nell'attentato sono a vario titolo sospettate di avere avuto rapporti con i servizi segreti, come ho tentato di dimostrare nel saggio scritto con altri colleghi che si sono occupati di stragi, pubblicato nel settembre 2019 “L’Italia delle stragi” a cura di Angelo Ventrone, allora va detto che fu il procuratore Sisti ad intervenire in prima persona, sovrapponendosi ai propri sostituti, per sollecitare i servizi segreti ad intervenire nelle indagini sulla strage di Bologna, in seguito mantenendo direttamente con essi, attivamente impegnati a sviare le indagini, i rapporti. Il ruolo di Sisti è dunque centrale per inquadrare quello di Bellini e comprendere meglio i livelli più elevati delle responsabilità. Basti dire che una volta venuta alla luce la sorprendente e in qualche modo inquietante relazione tra il procuratore della repubblica di Bologna e il latitante Bellini-da Silva, lo stesso ha potuto assurgere ad altri ancor più importanti incarichi» . —

© RIPRODUZIONE RISERVATA