Morto Sergio Rabitti, partigiano ed ex sindaco di Castelnovo Sotto

CASTELNOVO SOTTO – Lutto a Castelnovo Sotto, nel giorno della Liberazione, proprio quel 25 aprile a cui aveva dedicato vita, salute e impegno. E' morto infatti il 97enne partigiano Sergio Rabitti, deceduto dopo un peggioramento di condizioni cliniche già precarie da tempo.

Rabitti, nato il 9 febbraio 1923, aveva dedicato tutta la propria vita a Castelnovo Sotto, il paese di cui è stato a lungo sindaco fra gli anni ’60 e gli anni ’70. Anche dopo quel mandato, era rimasto uno dei protagonisti della politica locale, riferimento della sinistra che ha sempre governato il paese prima come Partito Comunista Italiano e poi con le successive figliazioni nate dallo scioglimento del Pci. Rabitti lascia la moglie e la figlia.

Fino all’ultimo, con grande lucidità, è sempre rimasto aggiornato sulle vicende locali e nazionali, impegnato a scrivere alcuni libri di memorie che si sono uniti a quelli già realizzati nei decenni precedenti. E non aveva mai cessato il proprio l’impegno. A gennaio era andato orgogliosamente a votare, quasi 97enne, e mai avrebbe rinunciato ad un momento democratico come le elezioni.

Nato in una poverissima famiglia castelnovese, dopo le scuole elementari aveva iniziato a lavorare come garzone di un barbiere, coltivando grazie ai proprietari la passione per la musica e i libri. A quindici anni era diventato muratore per poi coronare il sogno dell’epoca, andare a fare l’operaio alle Officine Reggiane, dopo aver fatto anche il raccoglitore di riso e di grano. Nel 1942 arriva la chiamata di leva, in Marina prima a La Spezia e poi a Cecina, nel livornese. Un periodo che gli servì per prendere confidenza con le armi.

Dopo l’8 settembre, riesce a tornare a casa e, tramite la sorella Ines impegnata come staffetta, entra in contatto con i primi gruppi antifascisti. Sino all’estate 1944 opera in pianura, venendo in contatto anche con la banda dei fratelli Cervi. Dopo di che si trasferisce in montagna, con il nome di battaglia "Bianco". Il 23 settembre viene gravemente ferito a Caprile di Ligonchio, i compagni riescono a portarlo all’ospedale clandestino di Case Cattalini di Civago di Villa Minozzo, dove riesce a ristabilirsi parzialmente. Tornato in pista, opera nelle carceri partigiane di Case Balocchi, a Febbio.

Solo il 24 aprile, all’ospedale di Castelnovo Monti, una radiografia rivelerà la presenza di un proiettile rimasto in corpo per oltre sette mesi. Nel dopoguerra fa parte della Polizia Annonaria Comunale per il controllo del traffico di merci, prima di rientrare alle Reggiane, dove rimane sino alla chiusura che provoca la celebre protesta del 1950. Nel frattempo milita nel Pci, parte del “servizio di vigilanza” creato dal partito a Roma. Negli anni ’50 si divide fra la capitale, Lucca e Milano, come dirigente del Convitto Rinascita di Milano. Dal 1958 al 1970 diventa sindaco di Castelnovo Sotto, nel 1970 apre un negozio di cornici e belle arte.

"Ci ha lasciato proprio oggi una persona che 75° anni fa contribuì alla liberazione del nostro paese - dice il sindaco di Castelnovo di Sotto Francesco Monica - Ho avuto il privilegio di conoscere Sergio pochi anni fa e sono sempre rimasto colpito della sua grande capacità intessere un rapporto analitico tra storia e politica, quella Storia con la S maiuscola che Sergio aveva vissuto direttamente, con i suoi racconti sulla Resistenza e la sua esperienza politica, in cui aveva avuto occasione di entrare in diretto contatto con grandi personalità politiche del Novecento. Questa caratteristica, che resta forte in quelle persone che si sono formate in un'epoca in cui la politica era fatta di "pensieri lunghi", all'interno di una classe dirigente che aveva la consapevolezza che governare la cosa pubblica, non voleva dire occuparsi semplicemente dell'oggi, ma avere l'accuratezza di guardare più lontano perché in fondo "la politica è storia in atto". Un uomo - prosegue il primo cittadino - che aveva ben chiara quale era la sua parte: da partigiano non poteva che essere contro ogni forma di fascismo, discriminazione e ingiustizia sociale. Questi valori richeggiavano all'interno dei suoi racconti amministrativi degli anni in cui ha guidato come sindaco Castelnovo. In questa data simbolo della Resistenza non posso far altro che ringraziarlo per quello che ha fatto per il nostro paese. Porgo le condoglianze a nome mio, di tutta la nostra comunità e di coloro che mi hanno preceduto nella carica che ricopro, a tutta la famiglia di Rabitti. Castelnovo si stringe a loro in questo momento di dolore".