Reggio Emilia, delegato sindacale licenziato alla Pregel: ira della Cgil

REGGIO EMILIA  Da poco meno di un anno era il primo rappresentante sindacale presente in azienda da 52 anni perchè, prima dell'ottobre del 2019, nessun altro aveva accettato l'incarico. Sabato scorso l'azienda ha deciso di licenziarlo per motivi non consistenti, secondo il sindcato, compreso un colpo di tosse.

Lo denuncia la Flai-Cgil di Reggio Emilia, che riporta quanto accaduto alla vigilia di Pasqua alla Pregel, storica azienda reggiana di prodotti e semilavorati per la gelateria, con circa 300 dipendenti. «Pretestuose», secondo il sindacato, le motivazioni alla base del licenziamento del rappresentante dei lavaoratori, la cui più particolare è «l'aver tossito senza coprirsi la bocca nelle vicinanze di un collega» a cui poco prima aveva chiesto una mascherina senza averla ricevuta, poichè questi non ne aveva.

La Flai precisa che l'operaio non avrebbe comunque potuto coprirsi la bocca con le mani, in quel momento entrambe impegnate a trasportate due secchi di materiale. «Negli anni precedenti inoltre - continua la categoria degli alimentaristi - nessun rimprovero era mai stato mosso al dipendente e anzi gli era stato riconosciuto un passaggio di livello e concessi due aumenti di stipendio».

Questo «fino alle due lettere contestazione che hanno preceduto il licenziamento e che seguono di poco la mail con cui il lavoratore, avendo partecipato come rappresentante sindacale ad una riunione aziendale sulle misure da adottare per il contenimento del coronavirus, aveva chiesto agli interlocutori che nel verbale di quella riunione si desse atto anche delle osservazioni e delle richieste da lui formulate, che nella bozza di verbale erano state omesse».

Per quanto riguarda l'episodio contestato, «nonostante l'operaio abbia fornito all'azienda giustificazioni scritte con dovizia di particolari, Pregel le ha prevedibilmente ignorate», fa sapere la Flai-Cgil di Reggio Emilia. «Prevedibilmente perchè il fatto che un'azienda di quasi 300 dipendenti abbia operato per tanti anni senza rappresentanza sindacale aziendale ci porta a pensare che essa veda la presenza sindacale in azienda come ingerenza piuttosto che come strumento di possibile collaborazione».

L'azienda però «ha commesso un gravissimo errore», licenziando un dipendente «che sino a ieri aveva premiato con aumenti di stipendio e passaggi di livello, e lo ha fatto solo perchè questi ha accettato di essere il rappresentante sindacale degli altri lavoratori». I «principi di responsabilità sociale dell'imprenditore, oggi più che mai attuali, dovrebbero imporre a Pregel di ripensare la propria iniziativa e decidere di revocare il licenziamento», aggiunge quindi l'organizzazione sindacale. «La invitiamo a farlo - conclude - perchè diversamente saremo costretti a prendere atto che la società antepone la ricerca del profitto alla tutela della salute e non ci rimarrà che comportarci di conseguenza».

LA RISPOSTA DELL'AZIENDA -  In relazione alle informazioni diffuse dal Sindacato FLAI - Cgil in ordine al licenziamento, avvenuto la scorsa settimana, di un operaio e Rappresentante Sindacale Aziendale, Pregel intende confermare la correttezza del proprio operato, e di non aver mai tenuto alcun comportamento antisindacale in quanto il ruolo di rappresentanza del lavoratore, e l’attività dallo stesso svolta in tal ruolo, non ha nulla a che vedere con le contestazioni aziendali intervenute.

Gli sono stati infatti contestati comportamenti con rilievo disciplinare per aver messo a repentaglio importantissimi segreti industriali, con grave rischio per l’azienda e, di conseguenza, per i posti di lavoro dei colleghi, che fanno rientrare pienamente i motivi della scelta adottata da Pregel nell’ambito del licenziamento per giusta causa, così come normato dall’Articolo 7 dello Statuto dei Lavoratori.

Pregel non ha mai, nel corso della sua storia, posto in essere attività di natura antisindacale: i sindacati di tutte le sigle, incluse quelle del settore alimentare, hanno sempre potuto svolgere in maniera indisturbata la loro azione all’interno dell’azienda.

L’azienda concorda sicuramente con FLAI – Cgil ove sostiene che “la collaborazione tra imprese e lavoratori è strumento indispensabile e imprescindibile per uscire dall’emergenza, l’unico idoneo a salvaguardare non solo la ripresa dell’attività produttiva ma, e soprattutto, la salute dei lavoratori e della comunità intera”, ma si oppone con decisione anche a ogni paventato collegamento tra il licenziamento ed eventuali comportamenti tenuti dal dipendente di mancata attenzione alla possibile diffusione del virus: anche questo è un motivo che non rientra tra quelli che hanno portato alla decisione dell’Azienda, che rimane comunque disponibile, al di là delle schermaglie mediatiche, a confrontarsi con il Sindacato per chiarire le ragioni del proprio operato.