Coronavirus, sempre più richieste per partorire in casa: «È intimo e sicuro»

Il racconto della giovane mamma Giulia Rossi, che ha dato alla luce la sua bambina nella propria camera da letto  

REGGIO EMILIA. Dall’inizio dell’emergenza Covid-19, a Reggio Emilia e provincia sono più che raddoppiate le richieste di partorire in casa. La paura di ammalarsi e, peggio, di trasmettere il virus al proprio bambino – anche se medici e scienziati assicurano che non ci sia il rischio di trasmissione verticale, ossia mamma-feto, e che i neonati che si positivizzano siano quasi del tutto asintomatici – si è insinuata tra le future mamme, rivoluzionando le loro aspettative.

E per qualcuno il desiderio di dare alla luce il proprio bambino nella propria casa è un piccolo, grande passo verso la normalità. Perché se è vero che di evento eccezionale si parla, partorire in casa – grazie alle ostetriche che da vent’anni garantiscono il parto a domicilio a Reggio Emilia e provincia – favorisce l’intimità e accresce la fiducia, riportando la nascita a qualcosa di naturale.


«Circa dieci mesi fa – racconta Giulia Rossi, giovane mamma che ha deciso di partorire a casa – la nostra Cecilia è stata accolta dal profumo intenso degli spaghetti allo scoglio cucinati da papà per festeggiare il suo arrivo tutti insieme. Un vero banchetto serale con nonni e ostetriche, dopo un intenso pomeriggio».

Come tante altre mamme, Giulia ha scoperto questa possibilità parlando con chi aveva avuto una bella esperienza. «È stata mia sorella a convincermi – racconta – Avevo paura, andando all’ospedale, di ritrovarmi spaesata. Pur essendoci un’assistenza impeccabile e sempre garantita, infatti, noi mamme cambiamo sempre punto di riferimento: ci sono la ginecologa e le ostetriche che ti seguono in gravidanza, quelle che ti assistono durante il travaglio, quelle che ti trovi in reparto dopo il parto… A casa, invece, sono venute le ostetriche che mi hanno seguita durante la gravidanza, ostetriche con cui si è instaurato un legame molto stretto. Non ho dovuto chiedere permesso a nessuno, eravamo a casa mia. È stato molto bello».

Nella nostra provincia il parto a domicilio è un servizio dell’Ausl, pertanto gratuito, sostenuto dalla passione di un gruppo di ostetriche (circa una quindicina) che volontariamente decidono di assistere le future mamme al di fuori del loro orario di lavoro, negli ospedali e nei consultori della provincia.

Come loro, anche alcuni pediatri si prestano ad andare a visitare i neonati a casa, subito dopo la nascita e nei giorni successivi.

Ogni parto è seguito da due ostetriche che si presentano con tutto l’occorrente per monitorare il battito del bambino e far avvenire il “miracolo” in tutta sicurezza. Se qualcosa si discosta anche solo di poco dalla normalità, si va in ospedale. Tra i requisiti fondamentali per poter richiedere il parto a casa, infatti, oltre a una gravidanza fisiologica e senza problemi, c’è anche la distanza della propria abitazione dall’ospedale, distanza che non deve essere superiore ai 30 minuti. La richiesta deve essere presentata al consultorio familiare del proprio distretto di residenza non oltre l’ottavo mese di gravidanza.

Solitamente le donne che chiedono di poter partorire a casa sono una ventina all’anno. Di queste, solo 10-15 possono poi farlo. Si tratta generalmente di donne istruite, italiane per lo più, che hanno sentito parlare bene dell’esperienza da amiche o parenti.

«Mio nipote è nato in una soleggiata mattina di gennaio, mia figlia in una piovosa serata di maggio. Entrambi hanno avuto una calda accoglienza, mani ferme di ostetriche li hanno ricevuti con dolcezza e consegnati a noi genitori. In quell’irripetibile momento, attorno a loro, solo pace, silenzio, penombra, risatine, un abbraccio di mamma e latte che a loro deve essere sembrato infinito. Mi fa piacere raccontare la mia scelta – conclude Giulia – per far sapere che si può anche partorire a casa, dopo una gravidanza sana. Sono stata accompagnata da professioniste e professionisti, ostetriche e pediatra, che mettono non solo eccellente competenza nel loro lavoro ma soprattutto il cuore. Un cuore grande davvero. Un esempio di dedizione e professionalità oltre ogni aspettativa che rende alla nascita l’onore che merita. Un esempio prezioso di ottima sanità di cui ritengo sia giusto parlare».