Gessi, il pm chiede il giudizio per la Valli

Udienza a marzo 2021. Nei capannoni di via Righetta per l’accusa ci sono 15mila tonnellate di fertilizzanti contaminati

Elisa Pederzoli

FABBRICO


Indagini chiuse, richiesta di rinvio a giudizio per il legale rappresentante della società Valli e udienza preliminare fissata, per il mese di marzo del 2021. L’inchiesta sui gessi di defecazione contaminati, oggetto di una complessa indagine dei carabinieri forestali del Nipaf di Reggio Emilia, si appresta ad arrivare alla svolta.

Oggetto sono quelle 15mila tonnellate di fertilizzanti che sono stoccate nei capannoni di via Righetta, finiti sotto indagine nel 2017. Un accertamento che nel settembre di quasi tre anni fa è sfociato in un sequestro deciso dall’autorità giudiziaria, su richiesta del pubblico ministero titolare del fascicolo, la dottoressa Maria Rita Pantani. La quale ora ha chiuso le indagini, con la richiesta di rinvio a giudizio per il legale rappresentante della società di Lonato, in provincia di Brescia. Che produce questo tipo di fertilizzanti e che aveva preso in affitto i capannoni di via Righetta.

Secondo l’accusa, e sulla base degli accertamenti dei carabinieri forestali, i gessi di defecazione che venivano utilizzati come fertilizzanti nelle campagne della zona sono contaminati: le analisi, eseguite da Arpae Emilia Romagna, avevano accertato la presenza di tracce di idrocarburi, arsenico, fenoli e metilfenoli in quantitativi significativi e ritenuti nocivi.

C’è già una sentenza del tribunale del riesame, che nell’autunno del 2017, aveva negato il dissequestro dell’area e dei materiali, come aveva invece richiesto l’indagato. I dati ai quali il Riesame aveva fatto riferimento nella sua sentenza all’epoca erano proprio quelli dell’Arpa Emilia Romagna: la presenza di idrocarburi 14 volte superiore al limite consentito; quella di fenoli di 11 volte superiore. Il multifenolo – sostanza considerata tra le altre cose cancerogena – di 5890 volte superiore ai limiti di legge.

Sarà proprio su questi dati che accusa e difesa si confronteranno. Le contestazioni riguardano lo smaltimento attraverso spandimento in terreni agricoli di rifiuti non pericolosi e l emolestie olfattive.

Intanto, a quasi tre anni, i gessi sono ancora in via Righetta. A bloccare l’ordinanza di bonifica dell’Arpae ci sono i ricorsi. Questo l’ultimo pronunciamento dei giudici amministrativi di Parma, relativa all’udienza del dicembre scorso: «È lecito sostenere che le circostanze riscontrate indichino in modo univoco o comunque molto probabile (sicuramente, con una possibilità superiore al 50%) che il fenomeno di dispersione nei terreni limitrofi ai capannoni ci sia stato, che l’unico elemento che poteva ragionevolmente produrre “percolato” era il liquido appartenente ai gessi di defecazione, e che la contaminazione accertata è riconducibile proprio al materiale detenuto dalla ricorrente». Ma ora pende un nuovo ricorso al Consiglio di Stato. —

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