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«Il nostro Gianfranco è morto con il Covid. Noi esposti al contagio e lasciati soli»

La drammatica testimonianza della moglie di Casali, morto dopo vari ricoveri. Ora sei famigliari sono in quarantena

SCANDIANO. Una storia di dolore e sofferenza come tante altre cui ci costringe l’emergenza Covid 19, e alle quali ci rifiutiamo di fare l’abitudine. È quella della famiglia Casali: sette persone che, a causa del virus, hanno perso il capofamiglia Gianfranco, 71 anni, di cui trenta passati come operaio del Comune, e ora sono costrette in quarantena.

«Siamo malati e pieni di rabbia. La nostra sanità ci ha abbandonato e ha esposto tutti noi al contagio», è il grido di Antonella Medici, 64 anni, poche ore dopo avere ricevuto per telefono dal Magati la notizia della morte del marito. Era ricoverato all’ospedale di Scandiano dopo essere risultato positivo al tampone eseguito in seguito all’accesso, il 26 marzo, al pronto soccorso del Santa Maria Nuova di Reggio Emilia. Il trasferimento al Centro Covid 19 di Scandiano era avvenuto dopo una notte in osservazione breve intensiva.


Da allora sono in quarantena a casa la moglie Antonella e la figlia della coppia, Stefania, 42 anni, l’unica sottoposta al tampone e risultata positiva, e il compagno Massimo Montella di 46. Con loro anche la sorella di Antonella, Rosa Medici, di 56 anni, con la figlia 18enne Benedetta Riva, la più giovane del gruppo, e il cugino disabile di 62 anni, Claudio Santachiara.

«Mio marito soffriva di Parkinson da 13 anni – spiega Antonella –. Il nostro calvario è cominciato tre settimane fa quando ha cominciato a soffrire di una infezione alle vie urinarie per la quale è stato necessario il ricovero all’ospedale di Reggio. Appena arrivato gli hanno fatto il tampone, risultato negativo. Dopo una settimana è stato trasferito all’ospedale di Scandiano, sempre per l’infezione alle vie urinarie. Ma al Magati proprio in quei giorni allestivano il nuovo reparto Covid 19. Mio marito è stato trasferito più volte da un reparto a un altro, lasciato sempre senza mascherina. Poi, dopo una settimana, è stato dimesso, e allora come ora ci chiediamo il perché lo abbiano fatto senza sottoporlo a un altro tampone, e senza alcun antibiotico o altro farmaco. Questo nonostante in famiglia siano presenti portatori di altre gravi patologie: io sono asmatica e immunodepressa, mia sorella è un’infartuata già sottoposta a intervento al cuore, nostro cugino è disabile».

Purtroppo l’allarme della famiglia non si è dimostrato ingiustificato, e subito dopo il ritorno a casa Casali ha cominciato a manifestare i primi sintomi della malattia.

«Il giorno dopo – racconta la moglie – sono comparse tosse e qualche linea di febbre. Il medico di base, la dottoressa Corinne Montanari, sempre in contatto telefonico con noi e che vogliamo ringraziare, gli ha prescritto subito cortisonici e antibiotico. Ma tosse e febbre non passavano, così ha richiesto l’intervento del 118 per un accesso al Santa Maria Nuova, dove mio marito è stato sottoposto a lastre e tampone».

Gli esami, purtroppo, hanno confermato quanto si temeva, e l’uomo è stato nuovamente trasferito al Magati dopo una notte in osservazione. Era il 27 marzo.

Il racconto si fa più doloroso. «Quando Gianfranco è stato caricato in ambulanza, giovedì pomeriggio 26 marzo, per essere portato da casa a Reggio respirava bene – prosegue la Medici –. Ci ha detto: “Ci vediamo presto”. Ma non lo abbiamo più potuto rivedere. Ora neppure da morto...». Il funerale di Casali si è svolto ieri pomeriggio, con le ormai note e tristi, ma necessarie, limitazioni.

Tutto il dolore e la rabbia la famiglia li esprimono poche ore dopo avere ricevuto l’unica telefonata che non avrebbero mai voluto ricevere dall’ospedale di Scandiano, giovedì mattina.

«Ha trascorso la sua ultima settimana all’ospedale di Scandiano per una forma “lieve” di Covid 19, così ci dicevano, una leggera polmonite, oltre all’infezione alle vie urinarie. Ci chiamavano ogni tre giorni. Non ha mai avuto bisogno del respiratore. È morto nel sonno, ci hanno detto. Ma quale sia stata la causa non lo sappiamo», lamentano moglie e figlia.

«La mattina stessa del trasferimento di Gianfranco a Scandiano – spiega poi la Medici – siamo stati noi a cominciare ad accusare febbre e tosse. Siamo stati messi subito in quarantena. Ma del tampone nessuna notizia. Lo hanno fatto solo a mia figlia questo martedì, dopo la visita fatta il venerdì precedente. Il risultato è arrivato oggi, con la notizie della morte di Gianfranco. Con comodo...». —

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