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Coronavirus, a Reggio Emilia troppa la gente in giro e con scuse assurde: «Mi gusto il panorama...»

Al centro medico pescati due anziani che non rinunciano al caffè in macchinetta Nei guai l’irriducibile del barbecue e quattro 16enni fuori casa «per divertirsi»

REGGIO EMILIA. Da quasi tre settimane la campagna #iorestoacasa scandisce la nostra quotidianità, perché stiamo vivendo una situazione drammatica ed isolarsi nelle proprie abitazioni è l’unica – al momento – ricetta valida per cercare di sconfiggere il malefico Covid-19 e bloccarne la diffusione. Rintanarsi, anche per non vanificare gli sforzi di medici e infermieri che lottano strenuamente – rischiando molto del proprio – per salvare i contagiati dall’aggressione di questo virus micidiale. Uno sforzo, quindi, che dovrebbe essere corale, invece non lo è per niente.

Anzi le seicento denunce (il numero rivelato dalla Gazzetta è ormai decisamente in difetto, parlando ieri con le forze dell’ordine, nonostante ora scattino multe piuttosto salate) raccontano di comportamenti scriteriati, superficiali, del tutto inadeguati. E il contagio avanza inesorabile. Sono, infatti, ancora troppi i reggiani disubbidienti che non si rendono conto come l’isolarsi fra le quattro mura sia categorico per chi non ha validi motivi (di lavoro o di salute) per uscire in macchina o a piedi. Ma a quanto pare ogni scusa è buona per violare l’unica cosa che pare funzionare.


In questi tragici giorni sono emersi – specie in città – diversi casi di violazioni al decreto governativo da parte di incalliti spacciatori di droga e irresponsabili clienti che alla dose proprio non vogliono rinunciare. Fame di soldi da una parte, il vizio che divora dall’altra. Sono stati bloccati e denunciati, ma resta l’insulto per chi è in prima linea (dottore o paziente che sia) e combatte con il Coronavirus. Molto diffuso anche l’atteggiamento spavaldo di chi, con febbre e tosse (insomma con i classici sintomi da Covid) ha preso d’assalto ospedali e centri medici, infischiandosene delle regole propagandate in tutti i modi possibili: stare a casa, telefonare al proprio medico di base, contattare in casi preoccupanti i numeri dell’emergenza.

Nella Bassa, poi, due casi paradossali. Una persona, vista gironzolare per l’ospedale di Guastalla, è stata allontanata perché ha motivato la sua presenza nella struttura sanitaria con il bisogno di prelevare soldi al bancomat: «La mia banca è più lontana, ho preferito venire allo sportello dell’ospedale». Lascia ancora più senza parole il secondo episodio che ha come protagonisti due anziani. Nonostante i pericoli di una pandemia che non perdona, non hanno voluto rinunciare al piacere di un caffè alla macchinetta. E dove sono andati?

In un centro medico, probabilmente quello frequentato abitualmente. Un gironzolare per evitare il caffè casalingo della moka a cui è stato già messo un alt. Una sottovalutazione dei rischi che proprio nelle persone più avanti con l’età è emersa, specie nei discordi da ambulatorio, dove peraltro non avrebbero nemmeno dovuto stare: “Ho fatto la guerra, questa è poco più di un’influenza, ce la raccontano più grossa di quella che è…”.

Invece è un virus dalla letalità molto alta, in particolare proprio per gli anziani. Con la tenuta psicologica ha molto a che fare l’individuazione – in piena notte – di un individuo sul monte delle tre croci. L’hanno trovato lì i carabinieri e si è giustificato dicendo che non ce la faceva più a stare in casa e che aveva “bisogno” di godersi un panorama mozzafiato come quello che si può ammirare al confine di tre comuni (Scandiano, Castellarano e Viano). Sarà anche un luogo del cuore, ma quell’uomo lì non doveva starci.

Da denuncia poi il reggiano trovato a Ponte Secchia (in territorio di Baiso) che, armato di barbecue, si stava preparando una salsicciata, infischiandosene dei provvedimenti. Una leggerezza inammissibile. Sempre sull’Appennino, quattro sedicenni si sono fatti beffe dei genitori e di nascosto sono usciti di casa. In precedenza – come ricostruito dall’Arma – avevano progettato il tutto via WhatsApp, dandosi appuntamento fuori dal paese «per divertirsi insieme» come hanno raccontato ai militari a cui non è sfuggito quel gruppetto di giovani in giro, mentre attorno c’è il deserto. Inutile dire che per i quattro sono stati guai.

Questi sono solo esempi che, in alcuni casi, farebbero sorridere se non ci fossero di mezzo contagi e decessi dai “numeri” devastanti. Ma perché arrivare a tanto? Il restare a casa protegge voi stessi e gli altri. —

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