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Reggio Emilia, rapina a mano armata alla farmacia di via Pansa

Il colpo messo a segno sabato sera: un uomo con mascherina chirurgica ha minacciato con la pistola una dipendente arraffando il denaro dalla cassa 

REGGIO EMILIA. «State fermi, i soldi». Queste le sole parole pronunciate da un rapinatore solitario che, sabato scorso all’orario di chiusura, ha fatto irruzione armato di pistola alla farmacia comunale del Parco di via Pansa 53/G, scappando con l’incasso della giornata, un bottino di migliaia di euro.

Le farmacie sono rimaste l’ultima frontiera della delinquenza, ma in questo caso specifico il bandito potrebbe essere stato tradito proprio dalla mascherina chirurgica che indossava.


Il colpo è avvenuto alle 18.55, giusto cinque minuti prima di abbassare la serranda. Complice il coprifuoco il punto vendita era deserto di clienti e all’interno era presente solo un’addetta al bancone, che stava svolgendo le operazioni di chiusura, e una collega sul retro.

Uno sconosciuto è entrato nella farmacia e, fingendosi un normale cliente, ha chiesto un contenitore per le urine: con tutta probabilità una scusa per guadagnare i pochi secondi necessari per guardarsi intorno e verificare che il momento fosse propizio. Subito dopo, constatato che la strada era libera, il rapinatore ha estratto una pistola e ha minacciato la farmacista ordinandole di stare immobile; davanti all’esitazione della dipendente, colta di sorpresa, il bandito si è “servito” da solo, arraffando il denaro dal registratore di cassa aperto.

Impossessatosi delle banconote, che ha infilato nella tasca, il malvivente è fuggito di corsa in direzione del sottopasso del tribunale.

A quel punto è scattata la telefonata della farmacista, che ha allertato il 113 riferendo dell’avvenuta rapina. Sul posto sono accorse due pattuglie della Squadra Volante.

Agli agenti la farmacista ha descritto un giovane italiano, senza accenti particolari, con un paio di jeans e un maglione con cappuccio bianco.

La farmacista non è stata in grado di fornire altri elementi perché, tra cappuccio calato sul capo e mascherina chirurgica, il volto del bandito era ben poco visibile. Poco dopo il maglione e la mascherina, gettati per terra, sono stati trovati in un’aiuola situata proprio tra via Pansa e il sottopasso.

Purtroppo in quella zona a ridosso dell’onda verde e a quell’ora non c’erano passanti, perciò la polizia non può contare sul alcun testimone oculare. Per individuare il responsabile, gli investigatori dovranno lavorare sulle analisi si laboratorio: difatti è intervenuta la polizia scientifica per i rilievi.

Dell’indagine si occupa la Squadra Mobile, che per risalire al responsabile punta all’analisi della saliva e delle impronte digitali rimaste sulla mascherina, dalla quale si potrebbe estrarre il Dna e compararlo con la banca dati; sempre che il rapinatore non sia un incensurato, nel qual caso le cose si complicherebbero. Paiono meno utili le telecamere del punto vendita, che nel febbraio 2015 contribuirono alla cattura della “banda dei nonni” incastrati dalla loro ultima rapina. Oggi come allora è probabile che il bandito si sia servito di una pistola giocattolo. —

Amp.P.. © RIPRODUZIONE RISERVATA.