Nasce un festival digitale per contrastare la paura

È stato creato da Alice Mazzoni e si intitola “Musica contro il Corona virus”: «Gli artisti si esibiscono in diretta, aspettando di poterlo fare di nuovo sul palco» 

REGGIO EMILIA. Semplicemente “Musica contro il Corona virus”. Perché le idee migliori sono quelle che semplicemente arrivano, come lampi di genio, a illuminarci. «In compenso a complicarmi la vita ci sta pensando Mark Zuckerberg», si arrabbia al telefono Alice Mazzoni, poi scoppia in una risata. Reggiana d’adozione – da anni vive e lavora a Correggio – Alice è la mente, e anche l’anima, di un festival digitale che ogni sera, da fine febbraio, diffonde musica contro la paura. «Ogni sera – aggiunge Alice – tranne quando il papà di Facebook decide di “sabotarci” e ci impedisce di condividere i post o di far partire le dirette... ma non molliamo».



Com’è nata l’idea di “Musica contro il Corona virus”?

«In modo molto naturale, in realtà. Io nella vita mi occupo di digital marketing nella musica, ho a che fare, cioè, con strategie e pianificazioni online per pubblicizzare e far conoscere cantanti e musicisti. Il 25 febbraio mi sono trovata con Nicholas Merzi e Tizio Bononcini: a causa del primo decreto del presidente del consiglio dei ministri, uscito due giorni prima, loro non potevano più esibirsi. “Facciamolo online”, ho detto. L’obiettivo era duplice: da una parte loro avrebbero potuto suonare, dall’altra avremmo tenuto compagnia alle persone, cercando di farle stare bene. Erano i giorni delle prime follie: la caccia alle mascherine e all’amuchina, la corsa ai supermercati...».



Poi cos’è successo?

«L’idea è piaciuta anche a Lucafall e Ugo Fagioli, anche loro avevano dovuto annullare i loro concerti. Da due siamo passati a quattro, poi il miracolo: la voce si è diffusa e siamo arrivati a ventotto artisti che volevano esibirsi in diretta online».

Dove si sono esibiti?

«Fisicamente ognuno a casa sua, virtualmente sulla pagina Facebook “Musica contro il Corona virus”. L’ho creata subito dopo l’incontro con Merzi e Bononcini. Poi ho aggiunto un profilo Instagram. Gli artisti erano così tanti che ho dovuto organizzarli, è nato una sorta di cartellone: ci sono esibizioni in prima serata e altre in seconda. In soli cinque giorni abbiamo raggiunto più di 45.000 views. Adesso siamo circa a 150mila».



Un festival digitale che spera di diventare... reale?

«Sarebbe bellissimo. Ne stiamo parlando proprio in queste ore con ArezzoWave, un’importantissima realtà nazionale che, con il suo contest live, da oltre trent’anni supporta la musica emergente. Arezzo Wave ha deciso di sostenere il nostro festival digitale e invita tutti i musicisti ad iscriversi ad Arezzo Wave Music Contest per essere pronti a conquistare i palchi di tutta Italia non appena sarà possibile. E questa non è l’unica collaborazione che abbiamo avviato: il primo a darci supporto è stato Keepon, l’associazione di categoria Live Club e Festival Italiani; poi è arrivato anche il Mei, il Meeting degli indipendenti che ogni anno organizza un grande evento a Faenza».

Anche gli artisti in cartellone vengono da tutta Italia?

«Sì, e non si limitano a suonare. I Kassandra ad esempio, un duo indie che suona a distanza, uno a Milano e l’altro in Sicilia, hanno pensato di scrivere una canzone sulla pagina di “Musica contro il Corona virus”. In pratica coinvolgeranno il pubblico nella creazione di una loro nuova canzone, che poi sarà prodotta davvero. Si decideranno insieme il testo, il titolo, il beat...».

Ma il festival non è l’unica iniziativa. “Musica contro il Corona virus”, su Fb, è anche un gruppo pubblico. Lì cosa succede?

«Se nella pagina c’è un palinsesto, nel gruppo pubblico ognuno può postare una propria esibizione. Al momento in cui parliamo gli iscritti sono 2988».

Come funziona?

«È semplice. Se sei un artista puoi fare delle dirette della tua performance all’ora che vuoi. Basta creare un nuovo post e selezionare “Video in diretta”. Se sei un fruitore, invece, puoi trovare le dirette di tutti gli artisti che aderiscono all’iniziativa e guardare quelle di chi più ti ispirano».

Chi si esibisce, perché lo fa?

«All’inizio c’era la voglia di condividere la musica per dire alle persone “state tranquilli, è cambiato tutto ma in realtà non è cambiato niente, noi siamo ancora qui e cantiamo e suoniamo”. Adesso, sopratutto per chi partecipa al festival, c’è anche la voglia di farsi ascoltare da un pubblico piuttosto numeroso. Ma, rispetto a quelli che chiedono di entrare nel palinsesto ufficiale, sono sempre di più quelli che pubblicano la propria musica sul gruppo pubblico».

Musica contro la paura.

«Proprio così. La forza della musica è proprio che anche nei momenti peggiori riesce, se non a strapparti un sorriso, a tenerti caldo il cuore». —