Morto a 72 anni, il suo caso portò alla quarantena del "Franchini"

Reggio Emilia: l’uomo, sedicesima vittima reggiana del Coronavirus, a inizio marzo era stato ricoverato all'ospedale di Montecchio. Il bilancio: ieri in provincia 16 i pazienti positivi in più 

MONTECCHIO. È morto all’età di 72 anni il paziente positivo al coronavirus che, a inizio marzo, è stato suo malgrado all’origine – insieme a un secondo caso – delle limitazioni dell’ospedale Franchini di Montecchio, finito in quarantena.

L’uomo si era sentito male a fine febbraio e si era immediatamente presentato al pronto soccorso di Montecchio: non aveva la febbre e presentava problemi diversi da quelli che potevano sembrare i sintomi di un’infezione da Covid-19. Una diagnosi, quella della positività al test del coronavirus, che è stata fatta soltanto in un secondo momento, via via che le sue condizioni erano peggiorate fino a sfociare in una polmonite virale.


Nel frattempo il malato è entrato in contatto con diversi operatori sanitari dell’ospedale di Montecchio, tant’è che quando si è appreso della positività l’Ausl è stata costretta a mettere in quarantena cautelativa una quarantina tra medici e infermieri. Per questo e per un altro caso, il 4 marzo scorso, l’ospedale Franchini ha subìto un profondo ridimensionamento, bilanciato dalla trasformazione dell’ospedale civile di Guastalla in centro dedicato al Covid-19: attualmente a Montecchio è aperto il pronto soccorso, che si limita a prestare le prime cure ma non effettua ricoveri (i pazienti vengono smistati in altri ospedali), mentre la struttura di via Barilla è riservata a ostetricia e ginecologia, tolte da Guastalla.

Ritornando al 72enne, deceduto ieri, era molto noto a Sant’Ilario dove viveva tanto che anche la Croce Bianca ha voluto ricordarlo con un post su Facebook che ha ricevuto una miriade di messaggi di cordoglio: «Una persona non potrà mai lasciarci, se c’è qualcuno che lo ricorda. Grazie per aver combattuto in prima linea con la nostra divisa. Un abbraccio e sentite condoglianze alla famiglia». Lo ha ricordato anche Katia Rasori, responsabile dell’Auser: «Una persona splendida, che per gli altri si prestava senza remore e sapeva gestire i rapporti umani. Era uno dei volontari più assidui della nostra associazione. Condoglianze ai familiari», vale a dire moglie, due figlie e tre nipoti. «Sono un’infermiera che l’ha accudito nei suoi ultimi giorni a Montecchio: era una persona gentile e generosa. Ho sperato tanto che ce la facesse», ha scritto sui social un’ infermiera che, passato il periodo di quarantena, sta bene ed ora è in servizio a Guastalla nel reparto Covid-19.

Nel frattempo si attende il risultato del tampone anche su un’altra persona deceduta ieri e conosciutissima a Reggio Emilia: si tratta di don Guido Mortari, parroco di Sant’Agostino, di cui scriviamo ampiamente oggi sulla Gazzetta a pagina 19.

Fatta eccezione per il 72enne di Sant’Ilario e, probabilmente, per don Mortari, ieri in provincia non si sono registrati altri decessi provocati dal Coronavirus, discorso diverso è per l’aumento dei contagi. Sedici in totale i pazienti positivi in più rispetto a venerdì, 136 quelli totali dall’inizio dell’epidemia. Sei dei nuovi contagiati si trovano in isolamento nelle proprie abitazioni, cinque in terapia intensiva e altrettanti ricoverati in altri reparti dell’ospedale. Si tratta di tre persone di Bagnolo, una di Montecchio, una di Poviglio, due di Correggio, una di Canossa, una di Reggio Emilia, una di Scandiano, una di Ventasso, una di Santi’Ilario, una di Castelnovo Monti, una di Cavriago, una di Parma e un cittadino ungherese domiciliato in città. In Emilia-Romagna sono invece 2.644 i casi di positività al Coronavirus, 381 in più rispetto all’aggiornamento di venerdì, mentre salgono a 54 (erano 51) le guarigioni. Purtroppo, però, crescono anche i decessi, passati da 201 a 241: 40, quindi, quelli nuovi, che riguardano 22 uomini e 18 donne. —