Il Cristo parlante di Don Camillo davanti alla chiesa per una preghiera contro il Coronavirus

Iniziativa del parroco di Brescello, don Evandro Gherardi. Sulla piazza il crocefisso ideato per i film di don Camillo

BRESCELLO. “Cristo, morto e risorto per la nostra salvezza, faccia cessare la pandemia su Brescello, l’Italia e il mondo intero! Noi facciamo la nostra parte: restiamo a casa e preghiamo!”.

Così, il parroco don Evandro Gherardi ha annunciato ieri mattina su Facebook l’esposizione del “Cristo parlante” sul sagrato della chiesa di Santa Maria Nascente, nella speranza di contrastare la diffusione del Coronavirus che sta costringendo i cittadini a un isolamento forzato. Un gesto che ha avuto un’eco vastissima, sia tra i cittadini sia tra i media di tutta Italia, in quanto quello esposto è un crocefisso molto noto: si tratta infatti di uno di quelli utilizzati nelle riprese dei famosi film di Don Camillo e Peppone girati a Brescello.

Il Cristo Parlante di don Camillo in piazza a Brescello per pregare contro il Coronavirus

Un crocefisso al quale lo stesso don Evandro è particolarmente legato, in quanto in questi anni di servizio a Brescello lo ha più volte portato in pubblico, a partire dal 2013 quando ha ideato la processione con benedizione del Po per chiedere al cielo un aiuto per le coltivazioni ma anche protezione contro le calamità naturali, oppure in occasione della piena autunnale del 2014.

Nel primo pomeriggio, poi – a fianco del crocefisso – il sacerdote ha impartito una breve benedizione, che grazie alla diretta Facebook hanno potuto seguire in tantissimi e che ha raggiunto diversi cittadini grazie agli altoparlanti. Un gesto che riporta alla mente un celebre episodio (tratto dai racconti di Giovannino Guareschi) del film “Il ritorno di Don Camillo” nel quale Brescello era colpita da un’altra “piaga”, la piena del Po del ’51. Nello specifico, mentre Peppone rema in barchetta e tutti sfollano, Don Camillo parla all’altoparlante rivolto verso la gente che sta lasciando il paese.

E proprio come fa Fernandel nel film, Don Evandro ha pronunciato toccanti parole di speranza, le stesse dell’attore francese che impersonava il parroco brescellese. «Non è la prima volta – ha detto don Gherardi – che una sciagura (il fiume, in originale) invade le nostre case, un giorno però il virus si ritirerà (le acque si ritireranno, in originale, ndr) e il sole ritornerà a splendere. E allora con la fratellanza che ci ha unito in queste ore terribili, con la tenacia che Dio ci ha dato, ricominceremo a lottare perché il sole sia più splendente, perché i fiori siano più belli e perché la miseria sparisca dai nostri paesi e dai nostri villaggi.

Dimenticheremo le discordie e quando avremo voglia di morte cercheremo di sorridere così tutto sarà più facile e il nostro paese diventerà un piccolo paradiso in terra. Andate fratelli, io rimango qui per salutare il primo sole che porterà, a voi lontani, con la voce delle nostre campane, il lieto annuncio del risveglio».

Il famoso “crocefisso parlante” – così definito perché nelle opere di Guareschi e nei film Gesù colloquiava con Don Camillo – si trova solitamente nella cappelletta laterale a sinistra dell’ingresso della chiesa.

L’opera fu realizzata appositamente per le riprese cinematografiche dallo scultore veronese Bruno Avesani con l’aiuto di un falegname locale, Emilio Bianchini. Avesani realizzò tre volti intercambiabili con tre diverse espressioni: di questi, purtroppo, se ne è conservato soltanto uno, quello del Cristo con il capo reclinato.

Il crocifisso (alto 1,65 metri senza la croce) pesa 13 chili. Terminata l’avventura cinematografica di don Camillo e Peppone, il Cristo fu donato da Angelo Rizzoli alla chiesa di Brescello e conservato con cura dal sacerdote don Dino Alberici. Poi, dal 1970, anno dell’ultimo film della saga, l’incompiuto “Don Camillo e i giovani d'oggi”, è sempre rimasto in chiesa, fino al 2013.