Dagli Industriali reggiani no al fermo totale. Sindacati: «La salute venga prima del profitto»

Storchi (Unindustria): più regole ma le attività restino aperte. Dai sindacati reggiani vademecum contro i contagi al lavoro

REGGIO EMILIA. «Venga la salute prima del profitto». A invocarlo, ieri, è stato Jacopo Scialla, sindacalista reggiano della Uilm. Ma proprio il fronte italiano contro il Coronavirus, prima granitico, sembra spaccarsi. Da due giorni la Lombardia è compatta: politica e imprese lì erano d’accordo per fermare praticamente tutto, aziende comprese, salvo ridurre ieri il perimetro. Tutti a casa perché il picco epidemico rischia di far saltare il loro sistema sanitario regionale.

I dirimpettai dell’Emilia-Romagna, pur assicurando regole ferree, frenano sul possibile fermo totale (così come i piemontesi). Il presidente di Unindustria Reggio, Fabio Storchi, ha inviato un lettera ai suoi associati per spiegare la necessità di andare avanti. «Siamo ben consapevoli della gravità dell’emergenza – ribadisce Storchi – ma c’è l’assoluta necessità di tenere acceso il motore dell’economia del Paese». Ma per le tute blu reggiane «viene prima la salute».


NON CI SI FERMA

La «continuità di tutte le attività produttive» resta un caposaldo a pochi chilometri dalla vera zona rossa lombarda, tracciata per volontà delle stesse istituzioni locali per ridurre i contagi e accelerare il ritorno alla normalità. Dietro la presa di posizione reggiana e dei colleghi ci sarebbe anche la convinzione che il sistema sanitario emiliano-romagnolo, a differenza di quello lombardo, è in grado di attutire l’impatto del Covid-19. Un punto per alcuni controverso, visto che è stata riconosciuta la pandemia. Ma le imprese assicurano di poter attuare misure più stringenti nelle fabbriche e negli uffici, senza chiudere.

SCIOPERO SANITARIO

I sindacati non restano alla finestra (salvo non poter praticamente entrare nelle fabbriche per dare corso proprio ai protocolli sanitari condivisi, che consigliano di evitare i contatti).

«Ci sono aziende che si stanno comportando molto bene rispetto all’emergenza e che ci chiamano per loro stessa iniziativa per stabilire cosa fare in più rispetto al protocollo dell’Ausl – spiega Jacopo Scialla, segretario della Uilm-Uil – Ci sono però anche molte aziende che non stanno rispettando le regole. Ci sono imprenditori che stanno mettendo il profitto davanti alla salute dei lavoratori. Noi sosteniamo che se l’azienda non è in grado di assicurare le condizioni sanitarie necessarie, si può anche fermare attingendo dove necessario anche agli ammortizzatori sociali. Come nei casi in cui non vengono fatte rispettare le distanze minime. Se ci sono gravi violazioni siamo pronti alle denunce e allo sciopero sanitario. In un momento come questo, e viste le disposizioni dalle autorità sanitarie, siamo per la tolleranza zero».

Il tema è molto sentito nelle imprese, soprattutto quelle di grande portata. «Molte grandi fabbriche si sono attrezzate davvero bene, ma non tutte sono così. E lo stress è a livelli altissimi nelle aziende e per chi lavora in fabbriche con 200 o 300 persone insieme. Tensioni che gravano poi sui delegati sindacali».

IL VADEMECUM

La priorità sanitaria è stata ribadita ieri unitariamente proprio dalle tute blu di Cgil, Cisl e Uil di Reggio Emilia, che hanno pubblicato un vademecum «pratico» in 10 punti. Sono indicazioni per i delegati e con una serie di richieste alle aziende per tutelare i lavoratori dal rischio di contagio da Covid-19.

«Chiediamo alle imprese di garantire il massimo di collaborazione e di ascolto dei delegati metalmeccanici (circa 600 nel territorio rappresentanti quasi 20.000 lavoratori), moltiplicando i momenti di confronto e lavoro comune, non rinunciando mai al loro contributo», sottolineano i segretari di Fim-Fiom-Uilm, Giorgio Uriti, Simone Vecchi e Jacopo Scialla.

«Nessuno oggi può sentirsi autosufficiente nelle valutazioni, nelle proposte e nelle decisioni: sarebbe atteggiamento irresponsabile in una fase critica come questa. Usciremo da questa situazione solo con l’unità di tutti», rimarcano i segretari. Richieste l’igienizzazione degli ambienti, la dotazione di gel e mascherine per gli operai (invitati a evitare gli assembramenti nei locali mensa e negli spogliatoi) e lo smart working per gli impiegati. A queste misure si aggiunge l’applicazione, dove presenti, di alcune clausole dei contratti integrativi. L’invito agli imprenditori è ad agevolare i cambi turno, riconvertire i permessi per visite specialistiche in permessi per assistenza figli e smonetizzare i salari aggiuntivi». —