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La metropolitana di superficie dove passano cinque treni al giorno

I terminali dei binari della stazione Reggio Emilia San Lazzaro (foto Enrico Rossi scattate il 30 gennaio)

La stazione di Reggio Emilia San Lazzaro con i suoi tre binari è cinta d’assedio da orti e da un’infinità di plastica 

REGGIO EMILIA. Non è semplicissimo immaginare che là in fondo ci sia una stazione, anche perché non c’è alcun cartello che la indichi. La stazione è quella che la geografia ferroviaria ha battezzato “Reggio Emilia San Lazzaro”, e per arrivarci bisogna avere una certa dimestichezza con il territorio. Sarebbe il terminale della “metropolitana di superficie”, il mezzo di trasporto del quale la nostra politica ci ha parlato per anni, il sistema attraverso il quale la popolazione che frequenta i padiglioni – a cominciare dagli studenti universitari – avrebbe potuto connettersi con il centro e, attraverso la stazione storica di piazzale Marconi, con le altre linee locali ferroviarie e con molti fra i bus urbani ed extraurbani. Senza dimenticare che da piazzale Europa (dietro la vecchia stazione) partono anche le linee di Flixbus e che i treni locali per Guastalla prevedono una fermata alla Mediopadana. Insomma, volendo ragionare in grande, dietro il pomposo nome di “Reggio Emilia San Lazzaro” si poteva individuare il punto di partenza di collegamenti con mezza Italia.

L’avviso sul palo elettrico parla chiaro: “Pericolo di morte”, eppure tutt’attorno ci sono orti coltivati

La situazione però è un pochino diversa. Il concetto di metropolitana, sia essa di superficie o sotterranea, individua un mezzo di trasporto collettivo che non pone problemi di orari. Tradotto: una persona che deve andare da un luogo a un altro può servirsi della metropolitana senza guardare l’orologio e senza consultare alcuna tabella. Perché si sa che una metropolitana passa con una frequenza che non supera mai i 5 minuti, 10 al massimo. Alla stazione di Reggio Emilia San Lazzaro le cose non stanno proprio così. Per prendere un treno che parte da lì o che lì arriva, la tabella dell’orario bisogna consultarla eccome. Perché nell’arco di una giornata da quella stazione partono e arrivano cinque treni in tutto. Niente di più. Si tratta di cinque coppie di treni locali che offrono questi pochi chilometri in più dalla stazione storica come prolungamento della linea Reggio-Guastalla.

Fra la stazione e il campovolo un gran numero di orti su cui è disseminata tanta plastica

D’altra parte che vi sia qualcosa di inconsueto lo si nota anche solo avvicinandosi alla stazione. Partendo dalla via Emilia, il vialetto d’accesso che entra nell’area del San Lazzaro partendo da ciò che resta del vecchio Esquirol (un tempo residenza di medici e infermieri del manicomio) è ordinatissimo e pulitissimo. Il problema casomai è un altro: già dal primo palo dell’illuminazione (ancora sul marciapiede della via Emilia) si incontra un cartello giallo che ti instrada verso una pista da sci di fondo in materiale sintetico, che per altro non pare frequentatissima. Invece della nostra famosa stazione ferroviaria non c’è traccia. Quindi o sei un frequentatore abituale della zona o vai a tentoni. In verità una indicazione della fermata ferroviaria c’è. È sospesa in alto all’angolo fra la via Emilia e via Doberdò. La vedi solo se ti metti sotto al palo.

L’arrivo di uno dei cinque treni giornalieri

Proseguendo invece nel vialetto, si passa accanto al Museo della Psichiatria, poi intuitivamente si va verso destra quando già è visibile il doppio binario della linea Milano-Bologna. A quel punto si incontra un parcheggio – quello sì popolato di auto – e finalmente si vede un primo cartello con la scritta “Reggio Emilia San Lazzaro”. A quel punto si imbocca un sottopasso, nel quale non manca il graffito di ordinanza. Non c’è sottopasso che non sia stato imbrattato con le bombolette e non si capisce perché dovrebbe fare eccezione quello del San Lazzaro. Stupisce piuttosto, considerando i tanti altri (e poco gradevoli) casi nelle varie periferie cittadine, che il sottopasso sia così pulito. A terra giace il fogliame ma il contesto è decoroso. Il problema però è ancora una volta un altro: la sensazione è che da lì non passi nessuno, o quasi.

Una volta riemersi, il panorama ha dell’incredibile. La stazione Reggio Emilia San Lazzaro è assediata su tre lati da orti che si spingono fin sulla rete di recinzione. Un’infinità di orti e orticelli che mostrano di essere coltivati quotidianamente, con telonature e anche qualche specie di ricovero di fortuna costruito con pali e cellophane. E dappertutto regna sovrana la plastica. Centinaia di secchi di plastica che compaiono ovunque, altrettante cassette accatastate dappertutto, lì pronte per essere riempite quando la terra comincia a dare i propri frutti. Un bel mucchio di queste cassette è proprio sotto uno dei cartelli “Reggio Emilia San Lazzaro”; come dire, “noi stiamo di casa qui”. E c’è anche una passerella in legno, gettata sopra un fosso per raggiungere gli orti un poco più lontani e disagevoli.

L’inverno non è la stagione della massima produttività per la terra, ma nonostante questo anche nel pomeriggio di un giorno di freddo c’è più d’uno che lavora il proprio pezzettino di campagna, ricavato fra i binari della Milano-Bologna, questa stazione da cinque treni al giorno e il campovolo.La stazione sembra uscita adesso dalla cerimonia del taglio del nastro ed è in mezzo a uno scenario post-atomico.Reggio Emilia San Lazzaro è costruita con tutti i crismi della modernità. Il tabellone elettronico con gli orari dei treni in partenza c’è, anche se ne hanno fatto il bersaglio per il tiro a segno. Il cartellone con l’orario cartaceo è lì ed è imbrattato molto meno di quanto accada in qualsiasi altra stazioncina o fermata di un autobus. Sui marciapiedi non ci sono né una cicca di sigaretta né una cartina di caramella. I casi sono tre: o i passeggeri di questa stazione sono le persone più civili del mondo, o il servizio di pulizie è efficacissimo oppure l’ipotesi tre è che qui ci passi ben poca gente.

I binari sono tre anche loro, e tutti terminano lì, con un respingente. Tre binari per cinque treni al giorno. Sono già stati posti anche i pali dell’elettrificazione, che si presentano monchi perché mancano i cavi. D’altra parte sul trasporto ferroviario locale reggiano un treno elettrico non si è mai visto, nonostante venga promesso da sempre.
Ma quanti si servono di questa stazione? Abbiamo fatto una verifica; una sola, che quindi lascia il tempo che trova. Sul treno arrivato alle 8.04 del 30 gennaio c’era un solo passeggero, una donna. E non è salito nessuno.