Minacce di morte al sindaco sul cartellone della stazione

Lo denuncia lo stesso Costa su Facebook. Colpa di un delicato caso sociale «La politica fatta di slogan denigra i servizi e non aiuta a gestire le situazioni»



LUZZARA. «Il sindaco Costa deve morire». È la scritta, impressa con un pennarello, su alcuni tabelloni della stazione dei treni di Luzzara. Non è la prima grave minaccia rivolta al primo cittadino del paese, segretario provinciale del Pd e da pochi giorni eletto consigliere regionale.



IL POST

È stato lo stesso Costa a rendere pubblica la situazione che sta vivendo, ormai da circa due mesi. Con un post sulla sua pagina Facebook. «Non è la prima scritta di queste ultime settimane, non sarà l’ultima. Non ne ho mai parlato perché si era in periodo di campagna elettorale, ne parlo adesso perché vorrei condividere una riflessione. Quando si amministra si devono prendere decisioni a volte molto difficili, che entrano nel vissuto di una persona o di una famiglia. Lo si fa confrontandosi con i servizi, cercando il dialogo con le persone coinvolte, e pensando sempre di fare il meglio. Ecco – va avanti il post – la politica fatta di slogan, che denigra i servizi e le istituzioni, che ideologizza lo scontro, non aiuta a gestire situazioni così difficili in cui il dialogo coinvolge soggetti fragili che non sempre riescono a comprendere il significato delle decisioni che si prendono, dei percorsi che si propongono loro. E si sentono legittimati ad aggredire le istituzioni perché hanno sentito politici di primo piano che lo fanno. Il problema non sono gli auguri di morte che mi indirizzano, e nemmeno che compaiano sul muro della scuola di musica in cui va mia figlia. Il problema è che chi lo scrive è un soggetto che, anziché decidere di fidarsi e farsi aiutare dai servizi, si chiude nei propri problemi, con tutte le conseguenze negative che questo comporta».

IL CASO

A spiegare cosa ci sia dietro a quella scritta lo spiega lo stesso Costa, nei limiti del possibile data la delicatezza del caso seguito dai servizi sociali. Ma è di questo che si tratta: di una difficile situazione che coinvolge un minore e che ha portato il primo cittadino, per il ruolo che ricopre, a prendere delle decisioni che hanno scatenato la reazione dell’altra parte. «Tutto è iniziato in piena campagna elettorale – evidenzia –. Si tratta di un caso sociale delicato, sul quale è stato necessario intervenire con i servizi; i soggetti coinvolti faticano a comprendere il percorso che abbiamo proposto loro, lo vivono in modo oppositivo, si caricano contro il sindaco». Costa rivela anche di avere incontrato due volte queste persone, e che è stato necessario anche l’intervento dei carabinieri, che sono informati su tutto quello che sta accadendo: una volta che Costa non c’era, hanno dato calci alla sua porta in Comune, poi hanno minacciato di tornare con una bomba. E poi ci sono le scritte. Quella in stazione e altre che nel frattempo sono già state cancellate. Che per Costa sono collegate al caso.

«Sono tranquillo, li ho anche chiamati e ricevuti più volte. Però – e la riflessione di Costa è politica, su quanto accaduto in Italia da Bibbiano in poi – quando hai attaccato, delegittimato il servizio sociale, poi succede che certi soggetti fragili si sentano legittimati a negare i loro problemi, a disconoscere l’azione dei servizi, senza iniziare un percorso di recupero». —