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Coronavirus, la comunità cinese di Reggio rassicura: «Quello che si dice non è sempre la verità»

I cinesi in città rassicurano: «Il Coronavirus è circoscritto a Wuhan. Il nostro Capodanno annullato solo per precauzione»

REGGIO EMILIA. Mentre tutto il mondo è in preda al panico per il Coronavirus, pericolo virale proveniente dalla Cina che da settimane imperversa tra le pagine social e le chiacchiere da bar generando una psicosi collettiva fatta di disinformazione e fake news, la comunità cinese di Reggio Emilia prende la parola, mostrandosi estranea a una minaccia che non sembra turbare minimamente la vita quotidiana e rassicurando gli stessi reggiani.

Infatti, numerosi sono i cinesi d’adozione reggiana che da anni hanno creato una piccola China Town in zona stazione, portando tradizioni e usanze orientali in città, senza dimenticare però, le loro origini. Legami con la propria nazione tra l’altro preservati anche grazie ai numerosi parenti ancora residenti in Cina.

E proprio da questi ricevono le ultime notizie, come spiega Deng Xiaofen, proprietaria del bar omonimo in Via Turri, che racconta: «Quello che si dice spesso non è la verità. Certo la situazione a Wuhan è delicata, ma non vale per tutto il paese. Io provengo da una città distante quindici ore di auto da Wuhan e mi dicono che la vita prosegue in tranquillità». Deng si mostra serena: «Qui non c’è alcun pericolo e sembra, da quanto dicono alla televisione cinese, che si sia già trovato un vaccino. Staremo a vedere».

La stessa collega Alessandra Zheng conferma le voci provenienti da amici e famigliari in Cina: «I nostri conoscenti stanno bene e mentre si attende la soluzione, le persone evitano di uscire e stanno lontano dai luoghi affollati, nel limite del possibile. Per questo motivo è stato cancellato per esempio il Capodanno cinese».

Il Capodanno cinese è una ricorrenza tra le più sentite nella tradizione cinese. Stupisce dunque che si sia rinunciato alla celebrazioni se la situazione non è tanto grave come trapela delle parole degli stessi interessati. In soccorso, per portare chiarezza a tali dinamiche, arriva Livio Hu, proprietario della catena di ristoranti Shibuya e da quarant’anni in Italia con la sua famiglia: «A Wuhan è un disastro, ma nelle restanti zone della Cina il virus per ora è contenuto. La scelta di annullare il Capodanno Cinese è stato più che altro un gesto preventivo, esteso a tutto il paese per solidarietà alla comunità di Wuhan. Sarebbe stato indecoroso festeggiare mentre c’è chi soffre».

E rimanendo in tema di fratellanza, aggiunge Livio: «I soldi risparmiati dal Capodanno saranno inviati dalle associazioni in Cina per portare aiuti e mostrare la vicinanza dell’intera popolazione».

Anche Claudia di China Market dice la sua in merito ai timori che affliggono l’intera nazione: «Non abbiamo paura, né qui né in Cina, perché la situazione non è grave come si racconta. I nostri parenti stanno bene e chi è stato colpito dal virus è in una fascia di popolazione fragile, come anziani e persone già malate. Abbiamo smesso di usare la mascherina qui a Reggio, perché non fa altro che accrescere la paura degli italiani».