Vergogna a Reggio Emilia: una svastica nazista disegnata nel parco dei fratelli Vecchi, eroi della Resistenza

L’Anpi stigmatizza il gesto: «Operazioni di revisionismo». I partigiani sono anche i prozii del sindaco di Reggio Emilia

REGGIO EMILIA. Una svastica all’ingresso del parco di Masone dedicato ai fratelli Vecchi, quattro reggiani morti durante la guerra, prozii del sindaco della città. Il disegno è un richiamo all’iconografia nazista, anche se in realtà è stato disegnato in senso opposto alla svastica utilizzata dal regime hitleriano. . La svastica, di suo, è un’immagine religiosa solare molto diffuso in Asia, anche se oggi è inevitabilmente vista come principale simbolo del nazismo. Quella realizzata con un pennarello nero sul cartellone all’ingresso del parco reggiano non “gira” nel verso della versione classica, probabile dimostrazione di scarsa competenza in materia.

Lo sfregio è stato scoperto ieri mattina. Il parco dei fratelli Vecchi è stato inaugurato nel 2009 nell’area sportiva di Masone e ricorda quattro fratelli residenti in paese, Giuseppe, Gino, Giovanni e Onesto. Un quinto fratello, sopravvissuto al conflitto, è il nonno del sindaco reggiano Luca Vecchi.


La loro dolorosa vicenda è da sempre nota nella campagna fra Masone e Gavasseto, tanto da portare alla titolazione dell’area verde. Il disegno della svastica arriva in un periodo non casuale, appena dopo il Giorno della Memoria in cui si ricordano le sei milioni di vittime ebree della Shoah, sterminate sistematicamente dai nazisti perché “di razza inferiore”.

La ricorrenza, inevitabilmente, è sentita anche da “nostalgici” di Hitler e Mussolini. A dare notizia del vandalismo è l’Anpi cittadina, che condanna il gesto. «Anche recentemente abbiamo assistito ad operazioni di vero e proprio revisionismo circa le responsabilità del fascismo dimenticando che in Italia, sotto il regime fascista, le persecuzioni dei cittadini ed in particolare gli ebrei fu feroce e spietata e la violenza era pratica quotidiana», è l’avvertimento, ispirato anche agli interventi del presidente della Repubblica.

«Assistiamo quotidianamente all’uso di un linguaggio violento – prosegue l’Anpi – ad atteggiamenti provocatori e di sfida e a comportamenti inaccettabili, come è avvenuto nella recente campagna elettorale delle regionali».

L’amarezza è aumentata dalla tragica storia ricordata dal cartello, quella della morte di ben quattro fratelli. Onesto Vecchi, arruolato nell’esercito, è scomparso in Russia, dove era stato mandato all’interno del corpo di spedizione in appoggio all’operazione Barbarossa, il tentativo tedesco di invadere l’Unione Sovietica.

Dopo il fallimento dell’attacco, fermato a Stalingrado, le truppe italiane cercarono una difficilissima ritirata con 40 gradi sotto zero. Vecchi risulta fra i dispersi, di lui non si sono più avuto notizie dai primi giorni del 1943. I due fratelli Giuseppe e Gino vennero uccisi invece il 3 settembre 1944 a Gavasseto, dove i Vecchi vivevano in una casa colonica.

Vicino alla loro abitazione si trovava un rifugio sotterraneo di partigiani. I fascisti arrivarono sul posto grazie a una spia, uno dei resistenti riuscì a scappare dopo una sparatori e gli squadristi, come rappresaglia, fucilarono Giuseppe e Gino. Giovanni “Corsaro” Vecchi trovò la morte a Castagneto di Ramiseto, durante l’accerchiamento tedesco al comando della 32° Brigata Garibaldi. Il tentativo di ritirata riuscì, ma i nazisti riuscirono a uccidere quattro partigiani e a catturarne altri quattro, fra cui “Sparviero”, fucilato sul posto.