Coronavirus, il reggiano a Wuhan: «La valigia è pronta per poter fuggire e ritornare a casa»

Ghiddi è pronto a scappare: «Siamo in attesa di una decisione del Consolato». La moglie del collega Talignani: «Non si perda tempo»



In una stanza d’albergo, con la valigia preparata, così da essere pronti a scappare non appena arriverà il via libera.


Per i due dipendenti e i tre collaboratori della System Ceramics di Fiorano, bloccati allo Sheraton hotel di Wuhan, in Cina, dove si trovano per allestire un macchinario in una industria di piastrelle alla periferia della città, tornare in Italia – e fuggire dall’incubo Coronavirus – potrebbe essere questione di ore.

Aspettano un cenno dalla Farnesina, Giuseppe Notaristefano e Michel Talignani, oltre ai colleghi “esterni” Paolo Ghiddi (di Salvaterra), Luciano Catti e Fabio Carino, chiusi nell’albergo da giorni, collegati all’Italia tramite i social, in particolare con WhatsApp, indispensabile per sentire le proprie famiglie.

Paolo Ghiddi di Salvaterra, che si è fatto il portavoce di questa comitiva, ha inviato aggiornamenti anche alla Gazzetta: «Ieri ci hanno contattato dal consolato italiano – spiega il tecnico reggiano – facendoci firmare una serie di documenti per riuscire a uscire dalla Cina con un ponte aereo che stanno organizzando per riuscire a rimpatriarci. Ci hanno detto di aspettare: entro 72 ore dovremmo evacuare, però ce lo diranno anche due ore prima di farlo e quindi partiremo subito, senza perdere tempo. Siamo in attesa di novità».

Ieri sera fonti vicine al ministero degli Esteri hanno fatto trapelare che un accordo in tal senso tra i Governi italiano e cinese sarebbe in via di definizione: questo potrebbe far sì che tutti gli italiani chiamati al rimpatrio possano atterrare in Italia nella giornata di sabato.

Non aspetta altro, non solo chi è bloccato in albergo a Wuhan, ma anche i familiari che sono in trepidante attesa come Valeria Corni, che a Montale Rangone (Modena) non vede l’ora di riabbracciare il marito Michel Talignani.

«Lo sento costantemente – fa sapere la coniuge – tutti i mezzi di informazione stanno dicendo che rientreranno a breve, ma ormai non mi fido più di niente. Ieri ho parlato con la Farnesina e mi hanno detto che, finché non atterreranno in Italia, non potranno darmi informazioni certe. A loro dire, il Governo cinese non sarebbe per niente collaborativo. Non sarò serena finché mio marito non salirà su quell’aereo».

A ogni modo, non ci sono stati né per Michel né per gli altri, elementi che facciano presupporre il contagio: vivendo in hotel sono tutti di fatto in una “quarantena”, utilizzano le maschere protettive e tutte le misure di igiene richieste. «Mio marito sta fisicamente bene – prosegue Valeria – è in forma, non ha segnali che facciano pensare a un contagio. Sicuramente è logorato a livello psicologico, anche io in questa situazione comincio a non dormire perché con il passare delle ore sale la tensione. Non è possibile che siano riusciti a partire gli americani e vari europei dalla Cina e i nostri connazionali siano ancora là».

Per i cinque addetti della System il rientro in Italia non sarà comunque una passeggiata: viste le premesse, non è escluso che possano essere tenuti in osservazione con un periodo di isolamento sanitario. «Per me è sacrosanto il fatto per cui, quando mio marito e i suoi colleghi torneranno, non possano essere una fonte di contagio. Sono d’accordo che venga predisposta una vera e propria quarantena, ma solo se questa avviene in Italia, in strutture dove anche io possa andare tranquillamente e non debba farmi settemila chilometri di volo per raggiungere mio marito. Michel e i suoi colleghi sono pronti a fare tutti gli accertamenti e le analisi richieste dal sistema sanitario nazionale».

Anche in Italia, comunque, c’è allarmismo: «Io sono tranquilla – conclude la signora Corni – sono più in apprensione per mio marito che per me. Quando mi diranno con certezza che non è fonte di contagio, non vedrò l’ora di accoglierlo a casa». —