Vandali spaccano la pietra d’inciampo: «Un’azione vergognosa e indecente»

La pietra di inciampo dedicata ad Aldo Giusppe Munari trovata spaccata a San Rocco

Guastalla, è stata una famiglia arrivata nelle campagne di San Rocco per lucidarla, a trovare la targa d’ottone semidistrutta. Era intestata ad Aldo Giusppe MUnari, morto a 29 anni, nel campo di lavoro di Colonia

GUASTALLA. La pietra d’inciampo semidistrutta, la parte di metallo spaccata, il nome e le date della vita del giovane guastallese ricordato, cancellati. Porta pesanti segni di danneggiamento la pietra d’inciampo dedicata ad Aldo Giuseppe Munari, posata nel gennaio 2018 in via Confine, nella campagna di San Rocco di Guastalla, nel luogo dove un tempo sorgeva il casolare agricolo in cui lavorava la famiglia Munari. La pietra – un cubo di ottone – è parte della vastissima rete di monumenti collettivi sistemati davanti alle case di vittime del nazismo, lasciate nell’ultimo luogo in cui hanno vissuto liberi. A Reggio, dal 2015 l’istituto storico Istoreco ha curato la posa di decine di pietre dedicate a donne e uomini morte durante la seconda guerra mondiale a causa delle persecuzioni naziste.

Nel 2018, assieme al Comune di Guastalla e agli studenti dell’istituto Russell, è stata posata anche quella per Aldo Giuseppe Munari, soldato morto 29enne il 16 novembre 1944 a Colonia, dove era prigioniero in un campo di lavoro, assieme a migliaia di altri italiani destinati a lavorare nelle fabbriche tedesche come schiavi. Munari era stato catturato il 9 settembre in Croazia, dove era dislocato, il giorno seguente all’armistizio. La pietra si trova in una zona rurale, a fianco di una carraia, in una zona dove il transito è limitato.

La scoperta del danno è stata fatta, nel pomeriggio di domenica  26 gennaio, da una famiglia Novellarese, andata sul posto per “adottare” la pietra, ripulendola in occasione del giorno della memoria come già fatto anche nel 2019. Mamma e papà hanno portato con sé la bimba di 4 anni, perché fosse lei a compiere il gesto, un modo per omaggiare anche la memoria personale: il nonno della mamma era stato a propria volta un internato militare.Arrivati in via Confine 5, si sono trovati davanti l’oggetto devastato. Da una prima occhiata, sembra che il cubo sia stato spaccato con un oggetto a punta, essendo in zona agricola non sono del tutto escluse altre ipotesi accidentali. Il sospetto principale è quello di un vandalismo, che la scopritrice definisce un «evento deplorevole, un’azione vergognosa e indecente». E oggi andrà dai carabinieri per la denuncia. Di sicuro, vi è la ferita inferta a un monumento così particolare, frutto del lavoro della comunità guastallese, impegnata per ricostruire la biografia di Munari.

«In attesa di capire con esattezza cosa sia accaduto, possiamo dire che ci impegneremo assieme ai partner del progetto per sostituire la pietra, e ridare dignità alla memoria di Munari», annuncia intanto Istoreco. La notizia ha fatto il giro dei social in pochissimo tempo, diverse persone si sono già proposte per sostenere i costi per la nuova pietra. Due consiglieri comunali reggiani, Dario De Lucia e Marwa Mahmoud hanno denunciato l’accaduto, sottolineando la vicinanza con il Giorno della Memoria, la giornata per le vittime della Shoah.