Elezioni regionali, Soragni: «La paura per Lega e Salvini ha portato i voti del M5s verso Bonaccini»

La consigliera comunale pentastellata commenta i risultati delle elezioni: «Speravo in qualche punto in più, è chiaro che ci rimani male»

REGGIO EMILIA. Le elezioni regionali in Emilia-Romagna hanno sancito la vittoria del centrosinistra, l’arresto di una destra populista e sovranista e, soprattutto, l’ulteriore crollo dei consensi per il Movimento 5 stelle. Un’emorragia di voti che sembra inarrestabile e che scuote, ovviamente, i militanti e i politici pentastellati. Fra questi Paola Soragni, consigliere comunale a Reggio Emilia, che ha ottenuto 333 preferenze in provincia (seconda dopo Natascia Cersosimo) e 156 nel capoluogo (prima).

Il voto in Emilia-Romagna ha segnato un ulteriore crollo del Movimento 5 Stelle. Ve lo aspettavate? A cosa è imputabile?


«Personalmente speravo in qualche punto in più, dovremo lavorare tanto. Ma è chiaro che ci rimani male, soprattutto quando ti dai da fare e credi in quello che fai e in certi valori che vedi sempre messi sotto le scarpe. Va detto però che noi correvamo principalmente per avere dei posti all’interno del consiglio regionale, un modo per continuare a controllare, fare gli accessi agli atti e portare avanti delle istanze come la tutela dell’ambiente o della salute. Su questi temi non ci sono state proposte concrete a destra, mentre a sinistra vedremo in concreto cosa faranno. Per ora hanno chiuso ospedali, messo il biogas a Gavassa, deciso per la Cispadana quando basterebbe una strada con un impatto inferiore. Bonaccini ha fatto tante promesse, vedremo se le mantiene nel post elettorale».

In provincia Benini ha totalizzato il 4,08% di preferenze mentre nel Comune capoluogo il 3,87%. Il Movimento invece ha ottenuto rispettivamente il 5,22% e il 5,25%. Il voto disgiunto ha penalizzato il candidato governatore a favore di Bonaccini o della Lega?

«Bella domanda. Per me il voto disgiunto del Movimento, soprattutto quello reggiano, è più facile che sia andato a Bonaccini».

I 5 stelle hanno sposato molte battaglie portate avanti dai comitati di cittadini contro le scelte di amministrazioni di centrosinistra, dal biogas a Gavassa al decoro del centro storico. Eppure sembra che questa scelta alle urne non abbia ripagato.

«È stata colpa del timore per la Lega che nel nostro territorio ha portato a votare da un’altra parte. Ho sentito tanti dire “sono fascisti” o “mi fanno troppa paura”, anche se per me sono solo imbarazzanti non spaventosi, basta vedere la campagna elettorale che ha fatto Salvini».

Crede che abbia pesato, nel voto degli emiliano-romagnoli, la vostra esperienza di governo del Paese con la Lega?

«Di sicuro la gente ha fatto fatica a capire perché si è andati con la Lega e ancora di più perché si è andati con il Pd. Non è stato un accordo preventivo ma un patto fatto successivamente per avere la possibilità di mandare avanti l’Italia. E ora stiamo proseguendo con tutti i nostri programmi a partire dalla riforma elettorale, senza la quale non ci sarà mai un partito che avrà il potere di governare».

Salvini ha personalizzato la campagna elettorale, Bonaccini ha goduto della spinta delle Sardine. La scelta di Benini secondo lei è stata corretta?

«Sì. È stato votato da tutti, era condiviso e condivisibile. Prima non lo conoscevo ma l’ho trovato una persona bravissima e preparatissima, mi è piaciuto molto e spero che porti avanti anche a livelli più alti il nostro programma».

Tornando alle Sardine, il loro modello ha in parte replicato le vostre proteste di piazza, “vaffa” esclusi. Crede che questa sostituzione vi abbia penalizzato?

«Sono arrivati in un momento storico per dare addosso alla Lega e sono stati strumentalizzati dalla sinistra. Non sono nati come partito politico ma come opposizione a Salvini, senza intenzione di fare politica e lo hanno sempre detto».

Di Maio si è dimesso da capo politico, attualmente la reggenza del Movimento è pressoché vagante e il partito è crollato anche in Calabria, territorio dove siete stati sempre forti? Questo inciderà sulla tenuta del Governo?

«No, secondo me non cambia niente. Vedremo come fare a marzo durante gli stati generali ma le dimissioni di Luigi non incidono a livello nazionale. L’importante è che sia ancora ministro degli Esteri, la sua attività la farà ugualmente».

Qual è il futuro del Movimento, anche a Reggio? Deve cambiare qualcosa, e se sì cosa?

«Come detto aspettiamo gli stati generali ma ci hanno fatto capire che dobbiamo tornare a battere sui temi. A Reggio continueremo con le nostre battaglie come ad esempio l’inchiesta sui dirigenti in Comune. Non mi è ancora stata data alcuna risposta, ho scritto una lettera al sindaco dove dico che la città non è governata da Vecchi ma da una casta di amministratori che si sono appollaiati sui loro scranni e non li lasciano nemmeno quando hanno dei capi di imputazione. E Vecchi è disarmato su questa vicenda, sembra quasi intimorito». —