Dalla passione di un cittadino nasce l’osservatorio dei lupi

Un cucciolo di lupo immortalato con la fototrappola e accanto Enrico Ganassi

Enrico Ganassi Installa a sue spese 24 fototrappole per tracciarne la presenza in Val d’Enza. Un contributo fondamentale agli studi del Wolf Apennine Centre



MONTECCHIO. Dalla passione per i lupi, alla costituzione di un vero e proprio osservatorio dedicato a uno degli animali selvatici più affascinanti. È quello fondato da Enrico Ganassi, 57enne montecchiese, “padre” dell’Osservatorio Lupi Val d’Enza, che collabora con il Wolf Apennine Centre, che in questi giorni ha saluto con un post su Facebook la nascita di questo e di un altro osservatorio a Fidenza.



Come le è venuta l’idea?

«Da sempre tenevo nel cuore il sogno di incontrare un lupo, ma non avendo competenze e soprattutto non sapendo dove vivesse era come una chimera. Il primo passo è stato quando a Montecchio, nella primavera 2018, il WAC nella persona di Willy Reggioni ha incontrato la popolazione per raccontare come il lupo, quasi estinto alla fine degli anni ’60, un po’ alla volta ha ripreso ad abitare i territori che da sempre gli appartenevano. E ho imparato che molto probabilmente frequentava e viveva stabilmente anche il nostro territorio, in particolare tutta l’asta del torrente Enza. Poi l’occasione è capitata pochi mesi dopo, nel luglio 2018, quando passeggiando con i cani lungo la zona delle casse di espansione dell’Enza lato Parma ho trovato un escremento di predatore. Incuriosito ha scattato una foto e una volta a casa ho inviato lo scatto al WAC. Qui ho avuto la fortuna di trovare uno zoologo, Luigi Molinari, che mi ha confermato trattarsi di escremento di lupo. Luigi con pazienza, competenza ed entusiasmo mi ha seguito, sostenuto e anche consigliato ed indirizzato».

La vita notturna dei lupi in Val d'Enza



Poi cosa è successo?

«Ho iniziato con una videotrappola, acquistata d’impeto i giorni successivi quel ritrovamento. Amavo la fotografia e avendo trovato i segni del passaggio di lupi dovevo solo trovare i luoghi giusti e aspettare. Il primo video l’ho registrato la notte del 15 luglio 2018: tre lupi. Ricordo ancora la telefonata fatta a Gigi, quasi urlando, dall’entusiasmo di quella ripresa. Poi le fototrappole sono diventate 2,3, poi è diventata una attività quasi a tempo pieno. Ora abbiamo 24 fototrappole a presidio di un’area di oltre 30 chilometri».

Come è proseguita la collaborazione con il WAC?

«Mi era chiaro che io non potevo che essere altro che uno “spallone” da fototrappolo. Non avevo e non ho le competenze scientifiche, biologiche ed etologiche. Per cui la mia passione di raccolta di immagini, di costruzione di percorsi e di areali di pertinenza non poteva che confluire nelle mani di chi quelle informazioni le poteva e le può interpretare, mettendole in relazione con tante altre che confluiscono al WAC attraverso tanti altri canali. Poi con i mesi, e con il crescere della passione e delle fototrappole, il quadro si è ampliato, le informazioni si sono arricchite e tante domande hanno trovato risposta».

Cosa è l’Osservatorio Val d’Enza oggi e che scoperte ha fatto?

«L’osservatorio è nato con il tempo dopo aver incontrato, a un workshop sul fototrappolaggio a Borgotaro, Paolo Mainardi di Fidenza. Con lui è nata una profonda amicizia e una intesa sugli obiettivi. Volevamo offrire al WAC un aiuto costante, serio e continuativo. Assolutamente gratuito. In cui l’unico fine fosse la maggiore conoscenza e la tutela del lupo. Non siamo un’associazione per ora, solo un gruppo di amici (loro a Fidenza, noi qui in Val d’Enza) uniti da questa passione e questo intento. Immaginiamo che la nostra esperienza possa generare altri gruppi con la stessa finalità, con la stessa idea di “servizio alla natura” una sorta di federazione tra gruppi. Per ora il gruppo Val d’Enza conta 10 partecipanti. In questi 20 mesi il lavoro ha permesso la scoperta e l’osservazione di quattro branchi e di seguirne la riproduzione nella primavera 2019».

Per chi volesse contattare l’osservatorio per domande o anche perchè interessato può scrivere all’indirizzo osservatorio.lupi.valdenza@gmail.com. —