Prefettura, tutti a giudizio ma non è mafia A processo l’ex vice prefetto e i Bianchini

REGGIO EMILIA. L’inchiesta modenese cosiddetta dei “Traditori di Stato” sfocia in una raffica di rinvii a giudizio. I reati contestati a vario titolo si incentrano su rivelazione e utilizzazione di segreti di ufficio, e su violenza e minaccia a corpi dello Stato. Come noto, con la presunta regia dell’ex senatore Carlo Giovanardi, gli imputati sono accusati di atti illeciti (come accessi abusivi e minacce ai carabinieri che indagavano) per forzare la decisione della prefettura sul destino delle aziende dei Bianchini, coinvolte nell’inchiesta Aemilia. Un’inchiesta che perde però per strada l’accusa più infamante, ovvero che gli intrighi scoperti dalla Dda dentro e fuori la prefettura di Modena fossero macchiati dall’aggravante mafiosa. Cioè dalla consapevolezza che gli indagati sapessero bene che le loro azioni stavano favorendo in qualche modo la ’ndrangheta ormai radicata tra Reggio e Modena. La decisione l’ha presa ieri a Bologna il gip Domenico Truppa, all’esito dell’udienza preliminare rinviata più volte in attesa di poter ricongiungere a questo procedimento la posizione dell’ex senatore Carlo Giovanardi, anche lui imputato dalla Dda, ma in attesa - ormai estenuante - della autorizzazione a procedere parlamentare, a proposito della utilizzabilità a suo carico di tabulati telefonici e filmati che per la Procura antimafia lo coinvolgono. L’udienza ha segnato subito il punto: è stata la stessa pm Beatrice Ronchi a presentare un’istanza al giudice, in base alla quale, tenendo conto delle motivazioni del processo Aemilia e di una recente sentenza della Cassazione (per cui appunto serve una chiara consapevolezza di favorire l’associazione mafiosa) chiedeva una modifica del capo di imputazione, cancellando la temuta aggravante. Situazione cui hanno aderito gli avvocati difensori, e che al tempo stesso mette in discussione la partecipazione al processo di molte delle parti civili, già costituite e ammesse: la Regione, l’associazione Libera, la Camera del Lavoro di Modena, la Cgil-Fillea di Modena, la Cgil Bologna. Degli imputati invece nessuno era presente: sono comunque stati rinviati a giudizio volti noti nelle istituzioni modenesi: l’allora viceprefetto Mario Ventura, la famiglia Bianchini di San Felice (Augusto, la moglie Bruna e il figlio Alessandro), altri due funzionari dello Stato (Daniele Lambertucci impiegato in prefettura a Modena e Giuseppe Marco De Stavola, in servizio all’agenzia delle dogane di Campogalliano). Poi ancora Giancarla Moscattini, conosciutissima e pluripremiata avvocato di Formigine, e quattro pseudo agenti segreti dell’agenzia di affari Safi (Ilaria Colzi, Alessandro Tufo, Giuliano Michelucci, Giulio Musto) che millantando di tutto erano riusciti ad accreditarsi in prefettura a Modena, città dove il 28 maggio partirà il processo. —

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