Già espulso, torna a Reggio Emilia per stare vicino ai due figli: arrestato

Il 43enne finisce in carcere perché deve anche scontare una vecchia condanna. L’arresto in moschea: «Ho chiuso col passato, voglio solo essere un buon padre»

REGGIO EMILIA. Sapeva che ritornando a Reggio sarebbe finito dritto dritto in prigione per un debito con la giustizia italiana non ancora del tutto saldato, ma – a suo dire – non ce la faceva più a stare lontano dai suoi due figli che vivono nella nostra provincia ed è partito dal Marocco non solo per riabbracciarli, ma anche per andare a vivere con loro.

Una vicenda che non lascia indifferenti e che si è rivelata ieri mattina – in tribunale – quando davanti al giudice Silvia Guareschi è comparso il marocchino 43enne Noureddine El Maaroufi, volto noto per gli inquirenti reggiani (è rimasto invischiato in blitz antidroga) e già espulso due volte.

Il nordafricano è stato arrestato venerdì in città, mentre in moschea si stava facendo tagliare i capelli. E, curiosamente, il taglio è rimasto a metà, come è apparso chiaramente in udienza. La polizia era sulle sue tracce perché le segnalazioni non mancavano.

El Maaroufi era stato visto con i figli e del resto proprio per loro dice di aver sfidato la legge italiana e già da ottobre – quindi da circa tre mesi – era rientrato, mettendo nel conto le conseguenze per la violazione dell’espulsione (l’ultima sarebbe del 2015, ndr) e la pena ancora da espiare per un vecchio debito giudiziario.

Situazione che il nordafricano – difeso dall’avvocato Franco Beretti – ha spiegato ieri in udienza, dicendo che il suo più grande desiderio è seguire i due figli (uno è da poco maggiorenne, l’altro più piccolo) e stabilirsi nel Reggiano in modo onesto, tagliando in modo netto con il passato. Propositi che intende mantenere una volta che uscirà di cella perché ha espiato la condanna.

El Maaroufi aveva sposato una reggiana e i suoi due figli sono, quindi, italiani. Poi il matrimonio è andato in crisi, fino a rompersi definitivamente, da qui l’avvenuta separazione. Ma i due ex coniugi sono rimasti in buoni rapporti e il nordafricano segue direttamente i due figli da quando è tornato nel nostro Paese e vive con loro.

Il giudice Guareschi ha, al termine, convalidato l’arresto, ma senza disporre il nulla-osta per l’espulsione del marocchino, rinviando poi il processo ai primi di febbraio. E il nordafricano è rientrato in carcere alla Pulce, perché deve espiare ancora un anno e quattro mesi di reclusione.

«Siamo soddisfatti – dice a fine-udienza il difensore Beretti – perché El Maaroufi, avendo due figli italiani, ha diritto al soggiorno nel nostro Paese, il che va al di là dell’aver violato la legge sull’immigrazione, in quanto espulso. Abbiamo prodotto una dichiarazione del figlio maggiorenne che conferma la convivenza con il padre, inoltre è stata dimostrata, documenti alla mano, la cittadinanza italiana dei figli. E non si può parlare per il mio assistito di pericolosità sociale, perché i precedenti penali sono datati nel tempo. Quindi, tirando le somme, il giudice ha accolto la tesi difensiva – conclude l’avvocato Beretti – e non ha giustamente disposto il nulla-osta per l’espulsione, anche alla luce di una sentenza di Cassazione sull’argomento. Appena possibile presenteremo i documenti per regolarizzare in Italia la posizione El Maaroufi».