Palù: «No a progetti superati Non serve un maxi-bacino

La replica all’ex assessore Pd e ai candidati del centrodestra: «Il fabbisogno idrico stimato non è di 100 milioni di metri cubi ma tra i 40 e i 70»

SAN POLO. «Strumentalizzare le criticità idriche della Val d’Enza e il tema della diga di Vetto per fini elettorali è scorretto. Dal 2017, l’anno della siccità, la Regione ha intrapreso un lavoro serio e rigoroso per trovare le risposte necessarie alle difficoltà idriche del territorio». Franco Palù, sindaco di San Polo e presidente dell’Unione dei Comuni della Val d’Enza, risponde a Umberto Beltrami, ex assessore Pd a Bibbiano che ha annunciato il suo appoggio alle elezioni regionali alla Lega perché la candidata Borgonzoni è favorevole a una diga da 100 milioni di metri cubi a Vetto (mentre in Regione si pensa a invasi più piccoli). Franco Palù difende il percorso intrapreso dalla Regione per risolvere i problemi. «Un lavoro condiviso passo dopo passo con le istituzioni locali e i territori, compresi i Consorzi di bonifica e l’associazione dei consorzi irrigui privati val d’Enza. Come Unione val d’Enza e altri Comuni rivieraschi quali il Comune di Vetto, siamo stati più volte coinvolti sia nei tavoli politici che tecnici. Tutti insieme si è definito il fabbisogno d’acqua necessario per assicurare sia l’uso idropotabile che quello irriguo, a vantaggio delle coltivazioni: è stato stabilito in modo condiviso tra i 40 e i 70 milioni di metri cubi all’anno, e tutti erano d’accordo»

Da lì è partito lo studio – finanziato dalla Regione con 200 mila euro – per capire come rispondere al meglio, nel modo più efficace e sostenibile, a questa necessità.


«Lo studio è in corso e sarà chiuso nei prossimi mesi. Rappresenterà la nostra road map per il futuro, anche in vista dell’approvazione del Piano Acqua-Clima che la giunta Bonaccini proporrà per la prossima legislatura. Un Piano fondato su obiettivi precisi: l’efficienza delle reti, per evitare perdite inaccettabili; il potenziamento delle capacità di stoccaggio negli invasi e il riutilizzo della risorsa idrica, perché ogni goccia d’acqua è preziosa e non va persa. È il piano la cornice in cui saranno decisi gli interventi da realizzare e le relative fonti di finanziamento. La specificità geomorfologica delle colline della Val d’Enza e l’incremento delle conoscenze sul comportamento statico e dinamico di un invaso in caso di sisma inducono ad una analisi approfondita su eventuali dighe di capacità superiore a quella concordata con enti, associazioni e cittadini interessati. È fuori luogo rispolverare progetti tecnicamente superati». —

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