Solo Interpump e Iren brillano nell’anno d’oro di Piazza Affari

Iren fa meglio dell’indice record di Milano, Interpump segue Male piccole e medie: Vimi sul fondo con Emak e Landi



Chi vuole navigare nel mare della finanza è bene che abbia un business consolidato e slegato dalle crisi commerciali mondiali. Anche per questo a Reggio i successi in Borsa sono stati solo un paio l’anno passato. Nel paniere di 11 titoli reggiani, solo Iren (che capitalizza in Borsa 3,6 miliardi) e Interpump (che capitalizza 3 miliardi) sono stati premiati dagli investitori. Gli altri o galleggiano o sprofondano, segno di una debolezza marcata che deprime gli abbrivi offerti dal mercato borsistico, particolarmente euforico l’anno scorso.


Molti i titoli italiani che hanno scalato le classifiche nei mesi scorsi: il 2019 è stato infatti l’anno dei record per Piazza Affari (che nel 2018 aveva perso il 20%). Il +29,6% segnato nei 12 mesi da poco trascorsi dall’indice di Milano ha assegnato alla Borsa italiana la maglia rosa in Europa, dietro solo al Nasdaq americano e all’indice cinese di Shanghai. Una fiammata difficile da ripetere.

A Reggio Emilia c’è chi, come Iren, ha fatto addirittura meglio della media di Milano e si attesta ora sui 2,7 euro. L’azienda dell’energia e dei rifiuti a controllo pubblico è cresciuta del 31% in un anno in Borsa. Un 2019 brillante, che aveva già permesso ai comuni reggiani azionisti di fare cassa con lauti dividendi accumulati nel 2018 (ma pagati l’aprile scorso, circa 15 milioni di euro) e di dismettere parti residuali del pacchetto azionario sfruttando la quotazione favorevole. Posizione di dominio che segna però una dipendenza economica sempre più marcata delle amministrazioni locali e della politica nei confronti del colosso dell’energia.

Rispetto alla media dell’indice di Milano, ha sottoperformato invece Interpump (+12%), che cresce però in maniera costante negli ultimi anni, titolo premiato dalla comunità di investitori anche internazionali, che valorizzano scelta di Fulvio Montipò e soci di creare una multinazionale della meccanica avanzata, impegnata da anni nella crescita esterna tramite acquisizioni.

Ben più appannata la quotazione nel 2019 del Credem, banca che ha mantenuto un valore azionario stabile (sui 5 euro a titolo, con una crescita annua del 3% circa e un capitalizzazione di 1,7 miliardi) ma che non ha approfittato del forte rimbalzo come fatto dai concorrenti, con investitori che premiano i fondamentali creditizi della banca partecipata della famiglia della moda, i Maramotti, ma in attesa forse di una svolta anche dimensionale sulla quale si vocifera da tempo.

Milano è volata sullo scacchiere europeo segnando anche un altro record: 41 nuovi titoli ammessi alle quotazioni nell’anno passato. Qui Reggio ha fatto la parte del leone, con tre sbarchi e una promozione, pagando però in termini di valorizzazioni. Comer Industries di Reggiolo è approdata al mercato Aim, dedicato alle Pmi, raccogliendo 30 milioni di euro e azzerando il debito, obiettivi primari, e con un titolo quindi invariato nelle quotazioni sui mesi.

Stessa sorte per Cyberoo (che capitalizza 36,8 milioni di euro), l’azienda specializzata in sicurezza informatica e che sviluppa sistemi contro gli attacchi hacker, nuova frontiera tecnologica che, anche in questo caso, puntava più alla raccolta immediata (il volume di ordini aveva superato di 5,6 volte l’obiettivo prefissato in Ipo) per aggredire i mercati esteri più che di contratti a Piazza Affari.

Storia diversa per Newlat Food, matricola dell’industria alimentare in mano alla famiglia Mastrolia, sopravvissuta alla Parmalat e legata al latte Giglio di Reggio, dove ha sede, rimasta praticamente invariata ma che aveva voluto ridurre le azioni a ridosso del collocamento. I mercati a fine anno si sono infatti raffreddati. Lo sa bene Rcf, gruppo dell’audio professionale che ha preferito rimandare la quotazione a inizio 2020.

A pagare dazio è certamente Vimi Fasteners, l’azienda dei bulloni hi-tech dei fratelli Fabio e Aimone Storchi, quotatasi all’Aim nel 2018 e che l’anno scorso ha perso un terzo del valore di Borsa, con una capitalizzazione di 28,8 milioni di euro. Male anche gli attrezzi per il giardinaggio di Emak (famiglie Becchi e Bartoli) che capitalizza 150 milioni in Borsa e ha perso il 25%.

Cellularline capitalizza 151 milioni di euro, ha perso poco più del 10% in un anno ma è stata promossa dall’Aim al segmento Star di Borsa Italiana. Una promozione avvenuta nel 2019, anno in cui ha staccato dividendi dopo l’utile. In territorio negativo a Milano anche Servizi Italia, controllata dal gruppo cooperativo Coopservice, che ha chiuso l’anno in Borsa poco sotto lo zero per cento, ma che secondo gli analisti varrebbe di più dei 3 euro attuali. —