Fiere, Banfi della Società ornitologica «Non si trasformino in nuove Reggiane»

Assist alle parole di Vecchi e Zanni, ma accusa alle istituzioni: «Hanno lasciato morire un patrimonio pubblico»

REGGIO EMILIA. Dopo le parole del sindaco Luca Vecchi e del presidente della Provincia, Giorgio Zanni, il capitolo Fiere scrive una nuova testimonianza. Questa volta ne è autore Enrico Banfi, capofila di quella Sor (Società Ornitologica Reggiana) che da anni organizza una manifestazione espositiva di richiamo internazionale e che coglie l’occasione per riepilogare un po’ la storia del parco espositivo reggiano, all’indomani dell’assegnazione definitiva degli immobili di via Filangieri all’imprenditore Giorgio Bosi, titolare della Pibiplast di Correggio, per 6.850.000 euro. . Banfi parte dal suo profondo rammarico: «Avevamo le strutture immobiliari di proprietà pubblica, abbiamo un patrimonio umano di valore, abbiamo eventi testati e di successo internazionale: ebbene, il gruppo dirigente della città, non solo politico, chiude le Fiere. Incomprensibile, per dirla con un eufemismo. È vero, le ha virtualmente chiuse nel 2012, come ha ricordato il dr. Margini (Andrea Margini, storico amministratore delle Fiere che nei giorni scorsi ha scritto un intervento sull’argomento, ndr): ed ha avuto otto anni per porre rimedio. Non lo ha fatto: ne prendiamo atto, increduli, amareggiati e preoccupati per la nostra comunità. Ma il tempo scorre e noi organizzatori dobbiamo prendere delle decisioni sugli eventi. La Canina le ha già prese, altri, loro malgrado, presto seguiranno l’esempio».

L’APPELLO


Prima di una annotazione ancora più amara e pungente: «E attenzione che, mentre lanciamo inutili parole in libertà, l’ex quartiere fieristico, non più vissuto, non diventi “Reggiane 2”». Banfi arriva a questa conclusione dopo una serie di memorie e di precisazioni che ripercorrono passato e presente, partendo dal titolo: «Amministrare? È il coraggio di avere sogni e di realizzarli. Insieme».

L’ASSIST

«Importante – scrive in premessa – l’intervento che Comune e Provincia hanno deciso di condividere con i cittadini sul tema della vocazione fieristica o meno dell’area Nord della città, con riferimento al Quartiere fieristico appena ceduto dalla procedura fallimentare ad un imprenditore. Importante perché, evidentemente, ci si è resi conto che è difficile cancellare pezzi di storia di una comunità senza suscitare reazioni. Soprattutto se la gestione è stata in tutti questi anni di tipo pubblico, verticistico ed opaco, ed ha un profondo impatto su aspetti sociali e – soprattutto – economici. L’intervento di Vecchi e Zanni apre la strada ad un approfondimento su che cosa siano le cosiddette “Fiere” di cui tutti parlano ma di cui, i fatti lo dimostrano, sfugge il significato primo e profondo».

LE MANIFESTAZIONI

Poi aggiunge: «Le manifestazioni fieristiche favoriscono la crescita sociale ed economica del territorio. Lo afferma anche una legge della Regione». E ancora: «Sì perché le Fiere – ricorda più avanti Banfi – creano posti di lavoro, cioè dignità per i cittadini, possono essere inoltre occasione di svago, hanno un valore strategico. Alla luce di questo è incomprensibile che si dica che è superata l’ambizione di realizzare a Reggio un “nuovo” polo fieristico di valenza almeno regionale. L’ambizione è un dovere per ogni cittadino e per le istituzioni. Così come si dimostrò Prodi quando appoggiò la fermata Mediopadana e che ci si aspettava facessero i dirigenti politici ed economici della città. Cosa che non pare sia avvenuta malgrado la possibile sinergia fra Mediopadana e Fiere: la amministrazione reggiana non se n’è accorta. Quella di Parma sì…». —

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