«La fine delle fiere risale alla fusione e Reggio ha perso un patrimonio»

Andrea Margini, storico amministratore dell’ente fin dall’inaugurazione. «Il loro valore superiore al prezzo di mercato, ma il destino era deciso»

LA LETTERA

Andrea Margini*


All’età di 34 anni muoiono le fiere di Reggio Emilia. Che sia una perdita più o meno grave, ciascuno lo valuta come vuole, ma a me preme ristabilire alcuni punti di verità che, stando a quanto si legge in questi giorni, non sono chiari o addirittura distorti, per non sufficiente informazione sui fatti e senza escludere opportunità pre-elettorali.

Mi preme non solo per me, che alla Fiera di Reggio ho dedicato vent’anni della mia vita lavorativa fin dall’apertura del nuovo quartiere nel 1985, ma anche per i presidenti (Gianni Boeri in primis, poi Valter Franceschini e William Bigi e, prima di loro per un breve periodo il compianto commendatore Doro Caffagni) e per tutti coloro che nel Consiglio di amministrazione e nel Collegio sindacale hanno condiviso con me le responsabilità di quegli anni.

Il fatto è che non è stata l’attività fieristica a provocare una situazione fallimentare, sono stati i guai dell’attività immobiliare ad annegare le fiere. Fin quando c’è stata separazione fra la proprietà dei padiglioni (Sofiser) e la gestione (Siper), l’organizzazione degli eventi fieristici (propri o ospitati) non ha creato alcun problema, anzi.

Siper non ha mai chiesto ai soci (i tre enti pubblici e 12 associazioni di categorie economiche) di ripianare perdite, pur essendo partita con un capitale sociale irrisorio per gli scopi statutari (cento milioni di lire); ha sempre regolarmente pagato l’affitto a Sofiser, non ha accumulato debiti e più che preoccupazioni, ha procurato nastri da tagliare e non pochi momenti di buona immagine per la nostra città. E non parliamo qui dell’indotto economico sul quale altri hanno già a più riprese detto e scritto.

Nel bilancio dell’esercizio 2007, l’ultimo del quale dispongo, risulta iscritta una disponibilità liquida di 822mila euro, a fronte di debiti per 390mila, un utile netto d’esercizio di 310mila, riserve per più di 500 mila. I guai sono cominciati nel 2012 quando, senza alcun progetto finanziario ed in modo quantomeno frettoloso, Siper e Sofiser sono state fatte confluire nella nuova “Reggio Emilia Fiere srl”, nome del tutto improprio.

Sofiser in precedenza aveva incorporato ed aveva in pancia la vecchia Allestimento Aree Industriali, società di Comune, Provincia e Camera di Commercio con una situazione patrimoniale parecchio impegnativa da gestire che alla fine, complice la crisi economica che ha fortemente abbattuto il valore delle aree, ha condotto al risultato che oggi vediamo.

Le attività fieristiche non erano il core-business di “Reggio Emilia Fiere” fin dalla sua nascita e ne è stato la conferma nel 2013 il licenziamento in tronco (per me sciagurato) dei quattro dipendenti sui quali si reggeva l’intera attività.

Quando a un’impresa con un organico di 9 dipendenti tagli d’un sol colpo il responsabile tecnico (allestimenti, sicurezza, gestione dei servizi), il responsabile commerciale (ricerca e rapporti con espositori e con organizzatori terzi), il responsabile dell’amministrazione, quali fiere vuoi continuare a fare?

Le procedure e il tentativo di un concordato hanno solo prolungato l’agonia, ma la fine era già decretata fin d’allora, per scelta o per insipienza. Adesso, l’area e i padiglioni avranno altra destinazione e, vista la posizione decisamente importante, sono certo che saranno sede di iniziative di successo.

Ma per Reggio il valore di quella struttura era ben superiore al prezzo di mercato al quale è stata venduta: al di là dell’indotto economico, c’era un avviamento faticosamente guadagnato, c’era l’offerta ai reggiani, e non solo, di più di 10 diverse occasioni all’anno per opportunità economiche, ma anche per momenti di incontro, di intrattenimento e socializzazione, c’erano servizi per la collettività.

Dal primo gennaio prossimo, nulla di tutto questo resterà e se Reggio perderà nuovamente posizioni nella classifica del vivere bene, anche questo sarà stato un piccolo contributo. È un peccato. Ma è Natale: auguri!! —