San Carlo riapre messa solenne e chiesa gremita «È la nostra casa»

Ha celebrato il vescovo: «Una comunità che oggi rinasce» Il parroco Sartori: «Siamo qui per sentirci tutti fratelli»

LUZZARA. Chiesa di San Carlo Borromeo gremita, domenica a Casoni di Luzzara, per la solenne messe celebrata dal vescovo monsignor Massimo Camisasca, in occasione della riapertura al culto dopo 7 anni dal sisma del 2012.

A dare il benvenuto è stato il parroco “vecchio stampo” don Attilio Sarzi Sartori: «Siamo qui a ringraziare, per motivi di riconoscenza – ha detto – Siamo qui per sentirci fratelli e questa che abbiamo sotto gli occhi è uno spettacolo di chiesa. Voi vi offendete un po’ quando il prete vi chiede “hai la fede?”. Io ce l’ho la fede, e perché non la fate vedere? Perché non diamo segni esterni di fede? Oggi siamo ritornati a casa. Quanto tempo è che siete lontani da casa. Purtroppo anche la nostra casa normale è diventata una “casa albergo”. Si arriva soltanto qualche attimo e poi si scappa via. Ma la chiesa non è una “casa-albergo”, è una casa dove si respira l’atmosfera di famiglia. Ha un significato grande. Il vescovo ha sottolineato la sua paternità, è venuto lui come padre come segno di unione, come segno di famiglia ad invitarci qui in casa. Andiamo ancora a casa. Non si può vivere all’addiaccio, fuori dalla chiesa».


Dopo le varie letture, il vescovo, durante la sua omelia, ha salutato tutti i presenti, i parroci e i diaconi dell’Unità pastorale e i sacerdoti che hanno concelebrato la solenne messa, oltre alle rappresentanze civili e militari, e ha invitato il sindaco Andrea Costa «a fare un giro in paese, abitato da circa 800 persone, a prendere un caffè».

Il vescovo, entrato in chiesa dopo aver bussato tre volte al portone, come avviene in questi casi, ha ringraziato tutte le persone che hanno collaborato ai lavori di restauro: Cei, Regione Emilia Romagna, ingegneri, architetti, imprese. «Si riapre una chiesa, si riapre cioè un luogo di vicinanza di Dio all’uomo. Non è un caso che questa riapertura avvenga nell’immediata vicinanza alla ricorrenza del Natale. Siccome l’uomo, irresistibilmente, per una forza centrifuga si allontana da Dio, da Adamo in poi è una storia di allontanamenti, di tradimenti. Per usare il linguaggio delle Scritture: una storia di prostituzioni agli dei falsi e bugiardi, e alla fine Dio ha detto “Vengo io”. E suo figlio Gesù è venuto in mezzo a noi assumendo la nostra carne umana. Che cos’è la chiesa se non la vicinanza di Dio agli uomini – ha proseguito il vescovo – È una casa tra le case. Qui la comunità di Casoni può ritrovare la sua casa, la casa di tutti, in cui riconoscendo Dio ci si riconosce fratelli. Riconosciamo la forza dello stare assieme e del saperci perdonare. La grande parola di questa inaugurazione: “Non siamo soli” perché Dio è vicino e ci rende vicini gli uni agli altri. Pensate: ancora per secoli questa chiesa testimonierà la tradizione cristiana di questo popolo, testimonierà la bellezza dell’essere cristiani e la capacità di gioia e di accoglienza che vengono dalla fede. La fede cristiana ha dimostrato in 2000 anni di storia, assieme purtroppo a tante macchie e tanti peccati, di essere però capace di generare arte, storia, società, accoglienza e luminosità. Ed è questo umanesimo che nasce dalla fede che vogliamo trasmettere ai nostri figli e ai nostri nipoti – ha concluso il vescovo –. Possiamo chiamarla in una sola parola: “virtù della speranza” e cioè trarre dal presente ragioni per costruire il futuro: un futuro abitabile, vivibile, umano. Dove non c’è Dio scompare l’uomo; dove c’è Dio l’uomo può trovare le strade per riconciare. Sempre. Questa inaugurazione deve essere lo stimolo per la rinascita di una comunità».

Prima della benedizione finale, il moderatore dell’Unità pastorale, don Piergiorgio Torreggiani, ha ringraziato in particolare Gianni Gazzotti, figura preziosa «che ha sempre lavorato dietro le quinte». Don Piergiorgio ha aggiunto che i lavori non sono ancora finiti: «Sono da sistemare le cappelle laterali». Infine, rivolgendosi ai presenti, don Torreggiani ha sottolineato la qualità dei nuovi arredi della chiesa: «Non arredi lussuosi ma di “tre segni precisi”: semplici e sobri che rendono dignitoso il luogo in cui, come credenti, ci riuniamo per celebrare l’eucaristia, della liturgia: l’ambone che deve essere sopraelevato, l’altare che è la “tavola” dove si distribuisce “il cibo” ai fedeli e la cattedra dove si proclama la parola di Dio».

Al termine della celebrazione, il vescovo, il sindaco e vicesindaco hanno preso un caffè assieme nel bar-trattoria “Carolina”, di fronte alla chiesa. —

M auro Pinotti

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