Una mamma sventa il furto dal vicino e i ladri in fuga cercano di investirla

È successo giovedì sera in via Goldoni. La donna stava rincasando con la bimba di pochi anni quando ha sorpreso la banda



RUBIERA. Una donna e mamma coraggiosa si è trovata faccia a faccia con i ladri e non ha esitato a chiamare i carabinieri per chiedere aiuto, mentre uno dei malviventi la minacciava e il “palo” che attendeva i complici in auto ha persino cercato di investirla. La figlia di pochi anni che aveva con sé Mirca (nome non reale per tutelare l’identità sua e della piccola) ha fatto giusto in tempo ad affidarla ai vicini di casa, mentre già stava urlando contro i topi di appartamento in fuga e, insieme, parlando all’operatore del 112 al cellulare per denunciare in tempo reale quanto stava accadendo.


SETTE MINUTI DA BRIVIDI

La scena a dir poco rocambolesca è accaduta a Rubiera giovedì intorno alle 17.15 in via Goldoni, quello che dovrebbe essere un tranquillo quartiere residenziale a pochi passi dall’asilo nido e dalle scuole elementari. Sette minuti al cardiopalma per Mirca che, nonostante il terrore di quegli attimi, ha mantenuto il sangue freddo fino all’ultimo, persino quando si è trattato di leggere la targa dell’automobile lanciata a tutta birra contro di lei: è riuscita a schivarla buttandosi contro una recinzione.

Mirca ha letto del recentissimo tentato furto al Botti’s Cafè di Casalgrande: uno dei malviventi, un cittadino moldavo di 35 anni, è stato investito dal titolare del locale che ha inseguito in auto la banda in fuga. Il ferito ora è piantonato in ospedale, per lui sono scattati gli arresti: dalle verifiche è emerso che era ricercato da oltre 4 anni.

«A titolo informativo – afferma Mirca – giovedì sera a Rubiera ho trovato i ladri sul balcone del mio vicino di casa e questi, per fuggire, hanno tentato di investirmi. Chissà se sono gli stessi del furto al bar a Salvaterra, sempre giovedì, dove uno di loro è stato investito dal barista?... Come dire: chi la fa l’aspetti».

Ci racconta cosa è successo esattamente?

«Giovedì stavo rientrando dalla palestra a piedi. Erano le 17.15 circa. Quando sono stata sotto casa ho sentito un rumore forte di legno rotto. Mi sono guardata attorno. Poi un secondo rumore mi ha insospettito. Così ho girato l’angolo. Sulla terrazza della casa del vicino, al primo piano, dove sapevo non c’era nessuno, ho visto un uomo. Ho gridato. Erano in tre: li ho visti scendere giù come gatti. Si sono buttati nel giardino. Io ero incredula. Con il cellulare ho chiamato subito il 112, mentre citofonavo ai vicini perché mettessero al sicuro la bambina».

A quel punto cosa ha fatto?

«Dalla strada continuavo a gridare: “Fermi, fermi!”. Loro intanto devono avere scavalcato la recinzione per fuggire. Uno dei malviventi mi ha raggiunto alle spalle. Ci siamo trovati di fronte. Aveva il volto coperto da una sciarpa. “Fermo. Cosa state facendo?”, gli ho urlato. E lui con un italiano incerto: “Sto andando a vedere cosa si è rotto...”. Poi me lo sono ritrovato a un metro dalla faccia».

L’hanno aggredita?...

«Non proprio. “Che cazzo vuoi. Hai bisogno?”, mi ha minacciato, e ho avuto la netta impressione che stesse per darmi un pugno. In quel momento sono sopraggiunti gli altri due: uno con il passamontagna e l’altro con il cappuccio calato sulla faccia e uno zaino. Tutt’e tre sono fuggiti e, scavalcando la recinzione, sono entrati nel giardino della casa di fronte, accanto all’abitazione dei miei genitori. Sono corsa dai miei: sono persone anziane e ho avuto paura per loro».

Tutto questo sempre restando in contatto con il 112?

«Sì. È stata una telefonata di 7 minuti. Ai carabinieri raccontavo in tempo reale quello che stava succedendo e insieme continuavo a urlare per allertare i vicini. A quel punto ho visto l’auto, la stessa che mia cugina il sabato precedente aveva visto aggirarsi nel quartiere: l’ho capito a posteriori quando abbiamo confrontato i numeri della targa: era un’Audi station wagon color grigio scuro. Un complice li stava attendendo pronto per la fuga. L’uomo che mi aveva minacciato è salito per primo a bordo. Ho dato subito modello e targa all’operatore del 112. Continuavo a urlare. In quell’istante io e l’uomo alla guida ci siamo guardati in faccia: era l’unico con il volto scoperto, un tipo di stazza grossa. Lui ha capito cosa stavo facendo. Ha sterzato e mi è venuto addosso con l’auto. L’ho evitata buttandomi di lato contro una recinzione».

Ha rischiato grosso...

«Diciamo che non ho avuto molto tempo per riflettere. Subito dopo sull’auto sono saliti gli altri due. Poi sono scappati lungo via Manzoni. So che sono stati inseguiti dai carabinieri, che ora conducono le indagini. Una cosa ora la vorrei dire...».

Cosa?

«Non è possibile che questa gente si permetta qualsiasi cosa contro persone inermi che stanno rientrando a casa. Io con la mia bambina. Ma qualsiasi altra persona. Questa zona ormai è bersagliata. Mia mamma, che ha 85 anni, in agosto alle 23 si è ritrovata con un uomo a cavallo del davanzale. I miei zii hanno subito due furti in un anno e mezzo. Il vicino dal quale giovedì sera, alla fine, non hanno preso nulla erano già passati tempo fa. Qualcosa bisognerà pur fare». —