Crisi Ferrarini, guai in Ungheria per Pini: libero il patron, ora a finire in arresto è il figlio Marcello

Piero Pini, patron del gruppo Pini

REGGIO EMILIA. Non c’è pace per la famiglia Pini in Ungheria. Gli industriali valtellinesi, considerati i reali della bresaola nonché salvatori giunti al capezzale del gruppo reggiano Ferrarini, sono invischiati da mesi con una grana fiscale nel paese dell’est Europa. Paese dove contano un maxi stabilimento e dove il patron Piero Pini, 67 anni, è accusato di frode fiscale per presunte fatture false emesse dalla Hungary Meat Ltd (600 dipendenti e un fatturato annuo di circa 300 milioni di euro), controllata dal Gruppo Pini.

Gruppo che a metà febbraio scorso ha deciso di acquisire la maggioranza della Ferrarini spa, l’azienda reggiana dei prosciutti finita nelle secche dopo una poderosa crisi finanziaria che rischiava di trascinarla a fondo. La carcerazione preventiva di Pini è durata diversi mesi e aveva inizialmente scosso gli animi anche a Reggio, salvo poi veder rientrare l’allerta dato che a manovrare le leve in Italia è il figlio Roberto Pini, attuale socio all’80% della newco Ferrarini Holding, di cui la famiglia reggiana detiene il 20%. Secondo quanto appreso, a fine novembre Piero Pini è tornato in libertà.

Ma solo pochi giorni dopo a finire in cella è stato l’altro figlio, Marcello, come informano gli organi di stampa ungheresi e conferma chi lavora sul dossier Ferrarini. Ma nemmeno questo nuovo arresto sembra scuotere il gruppo reggiano. Fonti vicine all’azienda reggiana hanno ribadito in queste ore che le vicende che riguardano Hungary Meat non avrebbero alcuna rilevanza e ripercussione sul piano industriale proposto da Pini Italia su Ferrarini, che garantirà nel medio-lungo periodo la crescita e la salvaguardia dell’occupazione senza nessuna delocalizzazione produttiva grazie anche all’investimento di 40 milioni di euro nel nuovo stabilimento produttivo di prosciutto cotto che sorgerà a Reggio Emilia e consentirà la nascita di un progetto di filiera unico nel settore che permetterà di affrontare i mercati globali. Già al tempo della carcerazione del padre, Roberto Pini era intervenuto spegnendo le polemiche, riportando che l’acquisizione della Ferrarini non era in alcun modo a rischio. «Pini Italia srl – aveva dichiarato Roberto Pini dopo l’arresto del padre in Ungheria – si è impegnata a realizzare l’investimento in Ferrarini spa: un investimento assolutamente strategico e di lungo periodo». —.

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