Rubiera, fallimento di Mercatone Uno: i clienti non riavranno le loro caparre

Brutta sorpresa per coloro che avevano fatto acquisti poco prima del fallimento. Le associazioni di tutela dei consumatori valutano esposti alla procura

RUBIERA. Novità agrodolci per il futuro del Mercatone Uno, il gruppo di prodotti di arredamento arrivato al secondo fallimento nel giro di un lustro. Coinvolti nella crisi vi sono anche gli oltre 40 dipendenti dello storico punto vendita di Rubiera, da giugno in cassa integrazione come gli oltre 1.700 colleghi di mezza Italia.

A fine maggio la società Shernon Holding, che aveva rilevato l’attività dal commissariamento attivo dal 2015, ha dichiarato a propria volta fallimento senza anticipare nulla al riguardo, cogliendo di sorpresa maestranze e organi statali, dopo aver accumulato circa 100 milioni di euro di debito in dieci mesi. Una nota dolente riguarda oltre 10mila clienti dei vari negozi, che nei primi mesi del 2019 hanno fatto acquisti al Mercatone Uno ordinando merci assortite mai ricevute e versando acconti per una cifra complessiva superiore ai 4.5 milioni di euro. I prodotti richiesti non arriveranno mai, però.

Il timore era nell’aria da tempo, pochi giorni fa il curatore fallimentare Marco Angelo Russo ha formalizzato la questione, inviando una lettera a creditori e consumatori in cui informa dello «scioglimento dal contratto per l’acquisto dei beni mobili concluso con Shernon Holding Srl».

Una mossa fatta dopo essere stato «autorizzato dagli organi della procedura a sciogliersi dai contratti pendenti con i consumatori». Cucine e armadi sono finite in un’asta di vasta scala, che si svolgerà il 19 dicembre e in cui sarà possibile acquistare solo blocchi di forniture, uno da 2,2 milioni di euro e uno da 1,395 milioni di euro, e non i singoli oggetti.

Chi ha anticipato le caparre ora ha un’unica strada, quella di insinuarsi nel passivo fallimentare. In questo modo, sulla carta, potrebbero recuperare il dovuto. Questi clienti sono però considerati creditori chirografari, ultimi fra gli “aventi diritto” dopo creditori e dipendenti, e il rischio concreto è di non ottenere nulla. Un’altra opzione che molti stanno valutando, assistiti anche da associazioni di tutela dei consumatori, è quella di un esposto alle procure territoriali.

Diversi ordini sono stati fatti a metà maggio, a pochi giorni dalla consegna dei libri in tribunale, ed è difficile pensare che i vertici aziendali non sapessero dell’imminente fallimento. Si potrebbe quindi ipotizzare una volontà ben precisa nel non informare al riguardo. Per quanto riguarda il futuro dell’attività, nei mesi scorsi i commissari ministeriali insediatisi in estate hanno ricevuto 14 offerte, ma si tratta di proposte per porzioni del gruppo: nessuna realtà imprenditoriale si è mostrata interessata a rilevare l’intero pacchetto, comprensivo della sede centrale nell’Imolese, di 55 punti vendita e di 1.700 dipendenti.

Il punto vendita di Rubiera, uno dei più solidi, dovrebbe rientrare in diversi piani, ma i commissari per ora stanno ancora approfondendo i singoli fascicoli. Dopo la brutta esperienza con Shernon Holding, è inevitabile che sia così. Queste dilazioni portano come unico effetto parzialmente positivo la proroga della cassa integrazione straordinaria per le maestranze, allunga sino al maggio 2020.