Le giornaliste della Gazzetta di Reggio a difesa di Nilde Iotti e delle donne, firma anche tu

Un'alzata di scudi orgogliosa e forte che è partita, spontanea nella nostra redazione, alla lettura dell'articolo pubblicato da Libero in cui Giorgio Carbone, riferendosi proprio a Nilde Iotti, scrive: «Simpatica e prosperosa (...) Grande in cucina e grande a letto. Il massimo che in Emilia si chiede a una donna». Clicca qui per firmare la petizione

Un'alzata di scudi orgogliosa e forte che è partita, spontanea nella nostra redazione, alla lettura dell'articolo pubblicato da Libero in cui Giorgio Carbone, riferendosi proprio a Nilde Iotti, scrive: «Simpatica e prosperosa (...) Grande in cucina e grande a letto. Il massimo che in Emilia si chiede a una donna».

E ancora, riferendosi questa volta ad Anna Foglietta, l'attrice che interpreta la Iotti nella fiction Rai a lei dedicata: «Buona scelta, una romana bella e soda chiamata a interpretare la più soda presidentessa della Camera».

Così, unanimemente, la Gazzetta ha deciso di rispondere a queste parole sessiste e misogine con le parole libere e orgogliose delle sue "donne emiliane", le redattrici del nostro quotidiano. Sono le parole di Chiara Cabassa, Miriam Figliuolo, Cristina Orsini, Elisa Pederzoli, Linda Pigozzi, Ambra Prati e Martina Riccò.

CHIARA CABASSA: "QUESTE PAROLE COME MACIGNI PER TUTTE LE DONNE"

E così in un'insignificante mattina prenatalizia, rigirando il cucchiaino nel caffè e scorrendo distrattamente Facebook, scopri di essere bella, simpatica, prosperosa (beh, questo soprattutto deve essere sicuramente un refuso), grande in cucina e grande a letto. E, bada bene, tutte queste cose in una volta sola, in una vita sola, in una persona sola. Che sei tu. Averlo saputo prima? Un’iniezione di autostima che avrebbe potuto davvero cambiarti la vita... altro che influencer.

Poi ti rendi conto che tutta questa onnipotenza deriverebbe esclusivamente dall’appartenenza a due categorie: quella di “donna” e, subito dopo, quella di “emiliana”. Categorie alle quali apparteneva per l’appunto anche l’immensa Nilde Iotti il cui merito, secondo una lettura inqualificabile (giusto per non essere a nostra volta offensivi) sarebbe stato unicamente quello di avere tutto quello che si chiede in Emilia a una donna. Quanto alla categoria “emiliana”, alla fine non conviene offendersi poi troppo: se Nilde fosse stata romana anziché mettere in tavola cappelletti e bolliti sarebbe stata una specialista di carbonara e coda alla vaccinara, forse.

Un momento storico: l'insediamento alla Camera dei Deputati di Nilde Iotti

Quanto alle altre “doti” elencate con grossolano humor (?) dal ben poco raffinato politologo che titola “Hanno riesumato Nilde Iotti”, le rimandiamo al mittente invitandolo a tenersele per sè, caso mai le trovasse. Nilde Iotti, “riesumata”, proverebbe una grande rabbia e una ancora maggiore pena di fronte ad affermazioni che valgono meno di due chiacchiere da bar. Perché tutte le battaglie, le lotte e le conquiste fatte da Nilde Iotti per difendere i diritti delle donne sembrano sbriciolarsi sotto parole che sarebbero pesanti come un macigno se non fossero così fragili da spegnersi con un soffio.

Un soffio che deve sempre e comunque restare vivo. Fino a quando una donna continuerà a essere giudicata secondo canoni sessisti e misogini. Fino a quando a una donna non si perdonerà di raggiungere obiettivi ruoli e posizioni tradizionalmente maschili senza rinnegare la propria femminilità. Rossetto sulle labbra ed eleganti abiti a pois. Resta altro da sdoganare?

Nilde Iotti assieme a Palmiro Togliatti

MIRIAM FIGLIUOLO: "COSI' PRECIPITIAMO NELLA PREISTORIA"

 

Alla faccia della ”continenza” e del “rispetto per la dignità della persona”, quella che sta alla base della nostra stessa Carta Costituzionale, alla quale Nilde Iotti ha dato un contributo fondamentale. Qui non c’entrano femminismo e maschilismo: è mancanza di rispetto anche delle più basilari regole deontologiche della nostra professione! Volgarità pura.

Fatta non solo nei confronti di chi non può controbattere, ma anche dell’attrice Anna Foglietta, che spero invece lo faccia compiendo i passi più opportuni, e di tutte le donne, quelle emiliane e quelle che emiliane non sono. A sentirsi indignate dovremmo essere tutte. Parliamoci chiaro, ci sono ancora molte cose da fare perché alle donne vengano garantiti parità di opportunità e trattamento. Non vivo e non viviamo certo nel mondo delle favole. Ma molti obiettivi parrebbero realizzati o vicini. Quanto si legge nell’articolo di “Libero” a firma di Giorgio Carbone, fa precipitare nella preistoria.

Nilde Iotti con la reggiana Loretta Giaroni, personaggio simbolo della lotta per i diritti delle donne


Che sia pura volgarità è l’interpretazione più “benevola”, ché altrimenti, dovrebbe essere interpretata come grossolana provocazione: con lo scopo di indurre una reazione. Ma di chi? Se della parte politica avversa, lo fa impostando il confronto a partire da un livello infimo e becero che mi auspico non venga mantenuto dalla parte opposta.

Allo stesso modo se fosse una provocazione del comune sentire, con lo scopo di aprire il dibattito (e che dibattito!). Mi viene quasi da pensare di trovarmi di fronte al solito “leone da tastiera”, il “troll” di turno, contro il quale lo strumento migliore sarebbe l’indifferenza, se non fosse che si tratta di un giornalista. Nei suoi confronti ora non resta che sperare nelle dovute sanzioni disciplinari. Ma forse, mi sbaglio: vivo davvero nel mondo delle favole.

Nilde Iotti sullo scranno da presidente della Camera

CRISTINA ORSINI: "LE DONNE ESEMPIO COME NILDE SEPPELLITE DA SCIOCCHEZZE"

Formosa non lo sono mai stata. Tempo per cucinare raramente ne ho avuto. A letto, bè, una serena banalità. Però, sì, sono emiliana. Ma di serie B, se non C, almeno secondo il sistema di giudizio del giornalista di Libero Giorgio Carbone per il quale il “bello” di Nilde Iotti, a venti anni dalla morte, reggiana doc, partigiana, madre costituente, prima (di tre, nella storia della Repubblica) presidentessa della Camera, si esaurisce in una manciata di aggettivi, si dice oggi, “sessisti”.

Lungi da me volermi paragonare a Nilde Iotti, è però anche vero che dopo una vita trascorsa lungo le brumose pianure emiliane, posso affermare, senza timore di smentita, che “quel massimo” non mi è mai stato chiesto. Per fortuna. Né a me, né alle tante donne – famose o sconosciute, belle o brutte, simpatiche o antipatiche, impegnate in politica o ai fornellli – che, durante il mio percorso, ho avuta la fortuna di conoscere.

Nilde Iotti con Loris Malaguzzi (a sinistra) a Reggio Emilia nel 1981 per l'inaugurazione della mostra "I cento linguaggi dei bambini"


Ma in tempi di ordinaria mediocrità e di spiccata propensione alla semplificazione, le donne-esempio, come Iotti, appunto, conviene seppellirle di sciocchezze sperando che qualcuno, con la memoria corta, ci caschi. E si accontenti di quel ritornello strascicato e ordinario, secondo il quale le donne che arrivano da qualche parte, lo fanno sempre e solo quando escono dal letto sfatto del “migliore” di turno.

ELISA PEDERZOLI: "NILDE È ANCORA UN ESEMPIO PER IL NOSTRO PAESE"

Viene da chiedersi se di fronte a considerazioni così miserabili sia davvero necessario replicare. Viene da chiedersi se Nilde Iotti – 70 anni anni dopo essere stata staffetta partigiana e poi madre costituente, 40 anni dopo essere stata eletta prima presidente donna della Camera e dopo tutte le battaglie che l’hanno vista affermarsi nella sua città, Reggio Emilia, e nel nostro Paese – oggi, potendolo fare, avrebbe scelto di far finta di niente o se, invece, avrebbe avuto qualcosa da dire.

Mikhail Gorbaciov con Nilde Iotti


La sua vita ci racconta che il coraggio non le mancava, così come la determinazione e la forza di andare avanti nel progresso e contro i pregiudizi. E il delicato periodo storico in cui viviamo – dove i social network concorrono a dare eco a parole che un tempo avrebbero avuto la breve vita di un quotidiano cartaceo – ci conferma che una reazione, queste parole, la meritano.

Quella di ricordare chi è stata Nilde Iotti ai dimentichi della Storia, con la S maiuscola. A chi ha ancora bisogno di sottolineare che era una donna, come fosse nonostante tutto un limite, una menomazione. A chi ha bisogno di luoghi comuni incredibilmente duri a morire e di pregiudizi volgari per cercare di rimpicciolire, 20 anni dopo la sua morte, la figura di Nilde Iotti. Che è invece un esempio per le donne. Ancora e sempre. Con buona pace di Libero.

Il Presidente della Repubblica Sandro Pertini con Nilde Iotti

LINDA PIGOZZI: "SIAMO ANCORA ANOMALIE DI SISTEMA"

Non possiamo neppure arrabbiarci troppo. Sia mai che poi passiamo per “uterine”, se insorgiamo davanti all’ennesima sbrodolata sessista. Che dobbiamo sorridere ed essere sempre simpatiche. «Che il nostro piangere fa male al re». Sia mai che, poi, sul lavoro ci venga rinfacciato il non essere simpatiche a comando. E in casa, il nostro non saper cucinare.

E la sera, il non saper muovere le curve nel modo “giusto”. Indigniamoci, ma mai troppo. Mi raccomando. Arrabbiamoci per l’attacco a Nilde Iotti, e con lei a tutte noi, senza però perdere la simpatia. Che non si sa mai. Però, diciamolo, che è tutto vero. Ai tempi, in Emilia, alle donne quello si chiedeva. Di saper cucinare e di esser brave a letto (sempre con simpatia, mi raccomando). E una staffetta partigiana, colta e di carattere, era da considerarsi un’anomalia di sistema.

Palmiro Togliatti, la figlia Marisa e Nilde Iotti


Diciamocelo chiaro: spesso è ancora così. Viste da certe putride angolazioni, siamo ancora “anomalie di sistema” se ci ribelliamo al cliché o, peggio, se non sappiamo riderci sopra. È passata alla storia, Nilde. Di difese spassionate non ne ha bisogno: parlano i fatti. Io voglio pensare a quelle che da una storia declinata al maschile sono state travolte. A chi è rimasta schiacciata dal più becero sessismo. A chi lo è ancora e a chi lo sarà.

A chi, pur provandoci, non è riuscita a vivere il suo essere “anomalia di sistema”. A chi, nella civilissima Emilia, ha passato la vita in cucina, applaudendo fratelli laureati. Sorridendo, anche. Che non si sa mai. Ah, sì... si chiamava Giulia, era quasi coetanea di Nilde. Era emiliana, prosperosa, benedetta da un’ironia tagliente. E mi ha cresciuta.

Nilde Iotti con don Dossetti (a destra)

AMBRA PRATI: "NON UNA RIGA SUL CORAGGIO DI NILDE IOTTI"

Me lo diceva la mia bisnonna Argentina: devi imparare a cucinare, sennò non trovi marito. Il brava in cucina e brava a letto è un binomio da cliché che si potrebbe definire un intramontabile. Te lo aspetti da una persona nata a fine Ottocento (la mia bisnonna, morta a 101 anni), te lo aspetti da certa stampa come “Libero” (insieme al “dagli al negro” e ad altre assennate amenità, del resto il quotidiano è stato fondato da Vittorio Feltri, che per fortuna con la sua assurda misoginia ha ispirato Crozza), te lo aspetti un po’ meno dalle fiction Rai (uffici comunicazione, dove siete?).

Simpatica, prosperosa, ottima cuoca, come si usa in Emilia: che è sempre meglio che avere una visione elementare del mondo, come evidentemente hanno i giornalisti di “Libero”. Non una riga sul coraggio Nilde in un mondo (quello politico) all’epoca appannaggio maschile, non una riga sulla sua sfida alle convenzioni sociali e morali dell’epoca (che soprattutto a sinistra tendevano al bacchettone, Togliatti era sposato con figli e fu uno scandalo: Leonilde come Mina), non una riga sulla sua influenza sulla Costituzione, l’eredità maggiore di un’epoca post bellica dove le donne, ultima ruota del carro, pagavano ogni giorno la miseria e la fatica.

Fornelli e letto: finiva lì. Apprendiamo ora che Nilde Iotti (figura che di certo non concedeva nulla al look) era “soda”. Però, questo sì che è significativo. Se anche i nostri attuali governanti (che, a differenza della Iotti, possono aspirare a restare al governo massimo tre mesi, altro che tre lustri) sono “sodi”, siamo a posto.

MARTINA RICCO': "NILDE, NESSUN UOMO POTEVA MINARE ALLA SUA DIGNITA' DI DONNA"

Penso a Nilde Iotti e mi viene in mente il suo rossetto. Prima ancora della lotta al Fascismo, del suo impegno politico, prima ancora delle battaglie al fianco delle altre compagne. I suoi sono stati anni meravigliosi, di fermento. Dopo la disumana e terribile parentesi che ha costretto uomini e donne a Resistere, ecco che le donne si sono alzate: “Compagni, va bene quello che proponete, ma servono gli asili. Compagni, le donne devono poter lavorare”.

Così, per dire. Eppure quando penso a Nilde Iotti penso a quel gesto coraggioso e allo stesso tempo naturale che faceva alla Camera, davanti a tutti. Nilde si fermava e si metteva il rossetto. Come a dire: sono una donna, e allora? Sono una donna, non provate a cambiarmi. Non indosserò vestiti da uomo per sembrare un uomo. Non parlerò come un uomo.

Non penserò come un uomo. Scrivo queste righe mentre allatto mia figlia, ed è a lei che mi rivolgo: può essere che a un certo punto della vita tu ti imbatta in qualcuno che dice “brava in cucina e brava a letto, il massimo per una donna”, tu allora mettiti il rossetto. E subito dopo sorridi, ma guardando altrove.