Maggiori misure di sicurezza in tribunale dopo i due allarmi bomba in nove giorni

Reggio Emilia: all’esterno la vigilanza continua di carabinieri e polizia, all’interno più controlli e vigilantes con i giubbotti antiproiettile

REGGIO EMILIA. Due allarmi bomba in tribunale nel giro di nove giorni. Complessivamente circa ottocento persone evacuate in fretta, per non parlare delle forze dell’ordine piombate in gran numero per ben due volte nel palazzo di giustizia.

Momenti di tensione di massa in tempi così ristretti non erano mai accaduti prima a Reggio Emilia.


Il tribunale è considerato da sempre un obiettivo sensibile e come tale adeguatamente presidiato, ma gli ultimi avvenimenti hanno portato ad un aumento delle misure di sicurezza.

Già ieri più di “qualcosa” è cambiato. All’esterno della struttura giudiziaria di via Paterlini è stata intensificata l’attività di vigilanza, con frequenti passaggi e soste di pattuglie di carabinieri e polizia che si sono alternate in questa attività supplettiva voluta dal prefetto di Reggio, Maria Grazia Forte.

Poi, all’interno, balzano all’occhio i giubbotti antiproiettile che indossano le guardie giurate della Coopservice, che sono presenti 24 ore su 24 dentro il tribunale e garantiscono gli opportuni e stringenti controlli in una delle strutture pubbliche della città più frequentate giornalmente: una media di 400 persone (fra magistrati, personale amministrativo, avvocati e utenti) vi transitano quotidianamente, con punte ben maggiori il martedì e giovedì quando i procedimenti civili e penali sono a pieno regime.

Al metal detector posizionato all’ingresso non sfugge nessuno, men che meno chi occasionalmente giunge al palazzo di giustizia per rifornire il bar o l’edicola, oppure deve svolgere dei lavori in loco (operai, tecnici).

Una capillare attività di prevenzione che da anni sta portando risultati, perché non di rado sono spuntate armi atte a offendere (coltelli, cutter).

Sul piano investigativo è stata aperta un’inchiesta – titolare è il pm Isabella Chiesi – con il reato di procurato allarme come ipotesi con cui sono partite le indagini dei carabinieri.

Il 20novembre la telefonata minatoria (da una cabina telefonica?) è arrivata ai vigili del fuoco, che hanno subito allertato i carabinieri: alle 9 un uomo con accento meridionale ha detto sbigrativamente: «C’è una bomba in tribunale, scoppierà alle 11».

Invece venerdì una comunicazione è giunta – poco prima delle 11 – direttamente in prefettura e il contenuto è stato considerato decisamente allarmante, visto che velocemente si è ordinato lo sgombero del foro reggiano.

Il primo allarme bomba ha richiesto due ore di accertamenti all’interno del tribunale da parte degli inquirenti, mentre venerdì tutto si è risolto in un’ora, quindi quest’ultima bonifica potrebbe aver riguardato una porzione precisa del palazzo di giustizia. Massimo riserbo sulle piste investigative imboccate. Potrebbe trattarsi di un mitomane che ha preso irresponsabilmente di mira il tribunale, oppure c’è dietro un disegno più sottile e strutturato che vuole scatenare paure e preoccupazioni con questi allarmi bomba.

Inchieste e processi importanti non mancano nel nostro tribunale, il che potrebbe giustificare una strategia della tensione. —