Identificato l’autore degli insulti razzisti. Ma il giudice sportivo stanga le vittime

Un 45enne rischia il Daspo e la denuncia, intanto però l’Agazzanese è stata penalizzata e Omar Daffe squalificato



È stato individuato il responsabile degli insulti razzisti rivolti domenica in occasione di una partita di calcio di Eccellenza al portiere dell’Agazzanese Omar Daffe. Si tratta di un uomo residente a Modena di 45 anni. I carabinieri lo hanno identificato ed ora l’atleta senegalese potrà denunciarlo per ingiurie. La questura valuterà invece se adottare un Daspo, per impedirgli di assistere a competizioni sportive.


Ai carabinieri lo spettatore ha detto di essere «pentito» per quanto accaduto.

Chi si aspettava invece un atto di particolare sensibilità da parte delle istituzioni sportive è rimasto deluso. Il giudice sportivo Carlo Frongillo, assistito dal rappresentante dell’Aia Maurizio Prati, si è limitato a “stangare” l’Agazzanese e il portiere. Omar Daffe è stato squalificato per un turno. La squadra piacentina ha perso la partita 3-0 a tavolino per essere uscita dal campo (per solidarietà al compagno di squadra) e ha subito la penalizzazione di un punto in classifica.

Alla giustizia sportiva poco importa della motivazione alla base del gesto dei compagni di squadra di Daffe: una motivazione che trascende i limiti, mai così angusti, del calcio dilettantistico.

E la Bagnolese? La società viene messa “sotto osservazione” per un anno. Se in questo periodo non succederà nulla la questione si risolverà così, se invece avverranno altri episodi verrà applicata la sanzione di una o più gare a porte chiuse. Insomma, mano leggerissima.

In base al regolamento Figc l’arbitro, in presenza di cori razzisti, deve fermare la gara e poi chiedere al pubblico di smettere.Daffe ha riferito di essere uscito dal campo perché gli insulti proseguivano. Il giudice sportivo invece, sulla base del referto dell’arbitro, ricostruisce la vicenda come se tra le offese e la decisione del portiere di andarsene non sia intercorso un lasso di tempo significativo. In questo modo si esenta il direttore di gara dall’onere di spiegare perché non è intervenuto.

«A termini di regolamento potevamo aspettarci questa decisione - commenta Francesco Ghidini, direttore generale dell’Agazzanese. Ma ci aspettavamo una decisione diversa. Rigiocare la partita sarebbe stata la scelta più giusta. Adesso mi chiedo cosa accadrà la prossima volta. Chiunque si sentirà autorizzato a insultare i nostri giocatori di colore? Si parla tanto di razzismo ma poi quando c’è l’occasione concreta di fare qualcosa non si fa nulla».

Il portiere Daffe ieri si è limitato a un laconico «no comment», ribadendo la volontà di denunciare il responsabile.

Chi è tornato sulla vicenda è invece il patron Isacco Manfredini della Bagnolese, a sua volta finito nella bufera per le dichiarazioni dopo la partita. «Sono stanco - ha detto l’imprenditore -. Sono stato attaccato anche dalla politica. Me ne vado. Dopo 32 anni di calcio dilettantistico dico basta». —