Insulti razzisti allo stadio, l’autore rischia il Daspo: indagano i carabinieri

Accertamenti dopo la sospensione della partita Bagnolese - Agazzanese Il responsabile delle offese potrebbe essere bandito da ogni impianto sportivo

BAGNOLO. La vicenda del Fratelli Campari non è finita. L’episodio avvenuto domenica non è destinato ad essere derubricato alla voce “eccessi da stadio”, ai quali la cronaca più o meno sportiva ci ha abituato, purtroppo anche nella nostra provincia. I carabinieri di Bagnolo infatti hanno avviato le indagini per accertare quanto accaduto in occasione di Bagnolese - Agazzanese, dove uno spettatore ha rivolto ripetuti epiteti razzisti nei confronti del portiere ospite Omar Daffe.

L’atleta, stanco di essere preso di mira, ha lasciato il campo e con lui i compagni di squadra per solidarietà, provocando così la sospensione del match al 29’ del primo tempo.


La vicenda ha rapidamente fatto il giro d’Italia, alimentando il dibattito sull’intolleranza negli stadi e più in generale nel Paese. I precedenti a livello nazionale non mancano, basti pensare ai recenti cori razzisti dei tifosi del Verona contro Mario Balotelli e a quelli di Cagliari contro Romelu Lukaku.

Il portiere dell’Agazzanese Omar Daffe potrebbe essere ascoltato dai carabinieri e sicuramente sarà valutato il referto dell’arbitro, anche se gli insulti sono stati distintamente sentiti da più persone.

L’attività investigativa dei militari è finalizzata a individuare chi ha urlato frasi razziste all’indirizzo del portiere senegalese (che eventualmente potrebbe sporgere querela). A quel punto potrebbe essere proposta alla questura di Reggio l’adozione di un Daspo, il provvedimento amministrativo che vieta l’accesso alle manifestazioni sportive per un periodo variabile di tempo.

Il Daspo si applica infatti a qualsiasi tipo di sport e a qualsiasi livello, anche amatoriale.

Se l’episodio fosse accaduto tra i professionisti la società sarebbe potuta intervenire in base al codice etico, che consente di allontanare dallo stadio i tifosi non graditi. La Roma ha “daspato” a vita un proprio tifoso per alcune frasi razziste su Instagram (anche la Reggiana si è dotata di questo strumento).

Individuare il responsabile non dovrebbe essere arduo, dato che già domenica circolavano delle indicazioni in merito.

«Il pubblico lo ha isolato», ha detto ieri il portiere, ripercorrendo la vicenda di cui è rimasto vittima.

A far discutere nel dopo-gara di domenica ci sono state anche le dichiarazioni del patron Isacco Manfredini, in netta controtendenza con quelle del resto della società e dei giocatori. «Da provocatore – ha detto Manfredini – non facciamo ora passare Daffe per vittima. Dopo aver fatto carica su Tzvetkov, lo ha preso a parole dicendogli anche che doveva tacere in quanto troppo giovane. L’offesa razzista a quel punto ci sarà anche stata, ma non si può per questo rinviare una partita. Noi volevamo andare avanti, l’Agazzanese ha rifiutato di giocare». Parole stonate, che non hanno mancato di creare reazioni, a partire da quelle del diretto interessato. «Ecco come aggiungere tristezza a una cosa vergognosa – ha commentato Daffe – Invece di tacere riusciamo a trovare il modo di giustificare atteggiamenti che non c’entrano nulla con lo sport. Voglio chiarire che gli avversari di oggi in campo non c’entrano nulla con quello che è successo e quasi tutti loro mi hanno affermato sostegno e vicinanza durante e dopo l’episodio. Non posso dire lo stesso del patron e questo mi lascia abbastanza amareggiato».

Ieri il presidente della Bagnolese Giuseppe Conti ha ribadito le scuse della società per quanto accaduto. «Tengo a precisare che si è trattato del comportamento di una sola persona e non crediamo sia giusto che ci finisca di mezzo tutta la società. Faremo il possibile per individuare il responsabile». Obiettivo in comune con le forze dell’ordine. —