Stanziati 1,8 milioni di euro per le frane dell’Appennino

Castelnovo Monti, finanziati dal Piano di sviluppo regionale i 14 progetti del Consorzio di Bonifica: «Sono interventi di prevenzione, a tutela delle aziende agricole del territorio»

CASTELNOVO MONTI. Un finanziamento di 3,417 milioni di euro spalmati sul Crinale appenninico delle tre province: Modena, Reggio e Parma. Sono i soldi che la Regione Emilia Romagna ha messo nel Piano di Sviluppo Regionale a disposizione del Consorzio di Bonifica dell’Emilia Centrale per finanziare qualcosa come 29 progetti contro il dissesto idrogeologico. Per la prima volta in maniera chiara e netta la parola chiave è: prevenzione. Si interviene prima che i danni, spesse volte a irreparabile e costosi in termini economici e non solo, avvengano.

Sul totale, sono 14 i progetti che riguardano la nostra provincia per 1.880.000 euro. Con un’altra peculiarità da sottolineare: si interverrà a tutela dei beni privati, ossia aziende agricole del territorio, che si trovano esposte al rischio di smottamenti. Quegli sono gli ultimi presidi di un Appennino che a differenza di quello abruzzese, dove più piccoli centri abitati che case isolate, vanta la caratteristica di avere tante case o gruppi diffusi. Una peculiarità che lo rende vivo, al dispetto di tutto.

Finanziati 14 progetti alla Bonifica contro le frane sul Crinale


«Si tratta di interventi mirati nei confronti delle piccole frane – ha spiegato ieri nel corso di una conferenza stampa il direttore generale del Consorzio, Domenico Turazza – interventi in favore di aziende agricole che sono presidio anche delle piccole frazioni. Il nostro ente è un punto di riferimento per i territori, che riesce a soddisfare esigenze che i Comuni non sarebbero in grado; noi sì grazie alla capacità tecnica dei nostri geometri e ingegneri. Siamo al servizio delle aziende agricole, che mantengono l’economica circolare sul territorio montano». La questione cruciale è che non si interviene dove i danni ci sono già stati, ma si fa invece «opera di prevenzione» come sottolinea l’ingegner Pietro Torri, dirigente dell’Area Lavori Montani. «Se si previene il danno, si riduce la spesa» sottolinea. Di almeno cinque volte, è stato calcolato, rispetto agli interventi che si fanno in piena emergenza.


Il tema delle frane e del dissesto idrogeologico è tutt’altro che secondario, sul Crinale. «Circa il 40% del territorio montano è interessato da frane. In particolare riguardano la zona mediana, come Casina, Baiso, Viano, Castelnovo Monti» spiega Torri. Un fenomeno “naturale”, legato alla conformazione stessa del territorio. Ma i cambiamenti climatici hanno certamente un ruolo. «Come piove influisce nell’innescare un movimento franoso. Succede che se non piove e poi d’improvviso abbiamo tre giorni di pioggia incessante, come accade più spesso, questo ha un effetto di innesco» dice Torri. Più a rischio diventano poi le zone che hanno perso la presenza delle attività umane.

«Grazie ai nuovi finanziamenti del Psr, il Consorzio metterà in campo un impegno straordinario che si affiancherà a quello annuale che prevede una sessantina di interventi per circa 2,5 milioni di euro, per tutelare un territorio estremamente fragile ed esposto dal dissesto idrogeologico. L’importante finanziamento dei 29 interventi, le cui gare per l’appalto dei lavori verranno espletate entro il 2020, è un riconoscimento essenziale della capacità progettuale dei tecnici consortili e della funzione fondamentale esercitata dall’agricoltura in montagna. Ringraziamo la Regione» commenta il presidente del Consorzio, Matteo Catellani. La consegna di fine lavori è ipotizzata per la fine del 2021.