Reggio Emilia, cooperative pronte a disertare il bando sull’accoglienza dei migranti

Scetticismo di Dimora d’Abramo e Ovile sui termini per gestire i richiedenti asilo: «Disponibili solo all’accoglienza diffusa»

REGGIO EMILIA. Si preannunciano settimane nere per il futuro della gestione dei richiedenti asilo nella provincia di Reggio Emilia. Il nuovo bando sull’accoglienza pubblicato dalla Prefettura pochi giorno fa, infatti, non ha suscitato l’entusiasmo delle principali cooperative sociali specializzate in questo tipo di servizi. Anzi.

I termini della gara – che mette sul piatto quasi 50 milioni di euro divisi in due lotti – non soddisfano né la Dimora d’Abramo né L’Ovile, le due maggiori realtà che fino a oggi si sono occupate di accogliere e integrare i migranti nel nostro territorio. Le stesse cooperative che, assieme a tutte le altre, avevano disertato a inizio anno il primo bando della Prefettura, mandandolo deserto e costringendo a una proroga del contratto.

A parlare per la Dimora è lo stesso presidente, Luigi Codeluppi, che chiarisce subito che «abbiamo appena ultimato la proroga e ci hanno detto che nel bando c’è qualche novità. Noi ripetiamo che per fare un buon servizio è necessario fare un’accoglienza di qualità, che significa sostenere l’inserimento delle persone e accompagnarle in questa fase. Se si vuole che i percorsi siano efficaci ci vogliono le competenze e le competenze vanno poi pagate. Si deve riconoscere agli operatori sociali le qualità che hanno e il numero delle attività e degli interventi deve essere consistente».


Difficile quindi, secondo Codeluppi, farsi carico dei richiedenti asilo a certe condizioni: «Sotto certe cifre diventa difficile assumerci la responsabilità di fare accoglienza, una responsabilità non solo nei confronti delle persone accolte ma anche verso le comunità reggiane». E proprio in questo senso, prosegue il presidente della Dimora, il bando per il 2020 «va abbastanza contro corrente» rispetto agli orientamenti che sono stati presi nel tempo «con la prefettura e il territorio», cioè quelli di «un’accoglienza diffusa».

Il capitolato più consistente della gara, infatti, riguarda l’ospitalità in centri collettivi fino ad un massimo di 50 posti, per un totale di 900 cittadini stranieri con una spesa prevista di 23,82 euro al giorno per ciascuno. «Di strutture di questo tipo – chiarisce subito Codelpuppi – a Reggio Emilia non me ne vengono in mente. L’accoglienza diffusa è certamente più complessa da gestire ma ha esito e impatto più significativi, le persone si sentono accolte più dignitosamente e con un’attenzione maggiore ai loro bisogni personali, aiuta a inserire le persone nel territorio senza creare particolari difficoltà alle comunità locali. Questa era la logica dei decreti del Governo, poi con il precedente ministro dell’Interno sono cambiati ma sono poco lungimiranti, noi continuiamo a essere abbastanza scettici».

Dal punto di vista economico, ammette poi Codeluppi quando gli leggiamo le cifre contenute nel bando 2020, «non è cambiato molto in effetti, ha ricalcato quello precedente. Si è deciso che finché una persona non ha il permesso di soggiorno per protezione internazionale è uno che mangia e dorme e basta, come dire che non vive in un territorio, non ha bisogno di capire cosa sta succedendo, di imparare o apprendere. Hanno tolto tutti i costi sociali di inserimento e apprendimento. Credo sia una logica irragionevole. Ripeto, non posso che confermare le mie perplessità, mi sembra che non ci sia molto di nuovo».

Scetticismo anche da parte di Valerio Maramotti, presidente della cooperativa L’Ovile: «Se non ci sono grandi scostamenti la risposta sarà quella che abbiamo già dato. Se facciamo accoglienza la facciamo nel modo migliore possibile e vuol dire farla in maniera diffusa, noi come cooperativa non ci pensiamo nemmeno a gestire delle strutture da 50 posti».