Sanità, a Reggio Emilia blocco delle liste e agende chiuse: gli interrogativi sui tempi di attesa

Gli indici di performance per le prenotazioni sono positivi Ma sempre più spesso la visita è a data da destinarsi

REGGIO EMILIA. Gli indicatori dei tempi d’attesa sono positivi, con indici di performance che nelle ultime tre settimane di monitoraggio sfiorano, fino a raggiungere spesso il 100% delle prenotazioni per prestazioni specialistiche ambulatoriali di primo accesso. Ma il problema c’è e si ripropone periodicamente: liste bloccate e agende chiuse, seguendo un sistema non consentito, ma che ormai appare collaudato proprio per abbattere le statistiche sui tempi di attesa, lasciando l’utente della sanità pubblica in un limbo del quale non si conosce con esattezza la data d’uscita per una nuova prenotazione.

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LA LETTERA

È questo, di fatto, il problema sollevato dal nostro lettore Marco Tondelli, che in una lettera pubblicata nei giorni scorsi sulla Gazzetta, davanti al tentativo di prenotare al Cup una visita oculistica per un familiare si è sentito rispondere gentilmente: «Non ci è possibile concordare le visite oculistiche in tutta la provincia, dovrebbe tentare di venire la prossima settimana e se apriranno il calendario delle prenotazioni saremo sicuramente dopo il maggio 2020».



LA REPLICA

Una lettera alla quale è seguita la replica dell’Ausl, che snocciolando dati e ragioni all’origine di quella risposta ha ammesso criticità (in oculistica, ginecologia, cardiologia, gastroenterologia, neurologia e ortopedia), spiegando inoltre che «in queste settimane, alcune agende provinciali sono chiuse per consentire la manutenzione del Cup, lavoro necessario per allinearle alle indicazioni del nuovo piano regionale per il governo dei tempi di attesa».

L’ABBATTIMENTO

Un caso – quello di Tondelli – che in realtà non sembra isolato o circoscritto alla manutenzione del Cup, ma che invece sulla base di segnalazioni dei lettori e di esperienze personali pare riproporsi con una certa frequenza (leggere l’articolo in fondo, ndr), per una pratica sulla quale abbiamo chiesto chiarimenti alla Regione (da cui siamo in attesa di risposta che ieri, per ragioni organizzative, non è stata nelle condizioni di fornire), l’ente che per tutto il mandato ha puntato forte proprio sull’abbattimento delle liste, investendo in quattro anni un piano straordinario unico in Italia da 10 milioni all’anno e ricevendo attestati di stima a livello nazionale per un sistema indicato come un modello da imitare.

LA FINANZIARIA

Sono le Regioni, infatti, che in base alla Finanziaria del 2006 (ovvero la legge 266/2005), nel rispetto del diritto all’accesso alle prestazioni sanitarie possono punire con sanzioni pecuniarie il blocco o la chiusura delle agende. Ed è la stessa legge 266/2005 che di fatto giudica “illegittima” qualunque sospensione o chiusura delle liste: una legge confermata nell’ultimo Piano nazionale per il governo delle liste d’attesa 2019-2021, per il quale il Cup si sta attrezzando in vista delle novità previste dall’1 gennaio 2020. Nel Piano sono previsti inasprimenti delle sanzioni verso le direzioni generali delle Asl e delle aziende ospedaliere che non rispettano determinati parametri. Uno scenario che, di fronte alla situazione disastrosa della sanità in alcune zone d’Italia, non sembra interessare la sanità emiliana e reggiana.

IL RAPPORTO

Secondo il IX Rapporto Rbm-Censis, presentato a giugno, «un italiano su due, è “rassegnato” e non prova neanche a prenotare una prestazione sanitaria con il Servizio sanitario nazionale ma va direttamente nel privato mettendo mano al portafoglio»: numeri che tuttavia descrivono anche un crescente divario fra i servizi sanitari regionali, con l’Emilia-Romagna che da sempre si piazza in alto alle classifiche di efficienza. Da qualche tempo, infine, per segnalare disservizi sulle liste d’attesa – molti derivanti anche dalle mancate disdette degli utenti – il ministero della Salute ha messo in campo un numero di pubblica utilità, il 1500, che stando all’ultimo report pubblicato a febbraio sul sito dello stesso ministero sembra però non avere avuto un grande seguito: circa 1.600 le telefonate raccolte dall’8 ottobre 2018 al 31 dicembre dello stesso anno, appena 49 quelle dall’Emilia-Romagna (4,85%) e 6 dalla provincia di Reggio, tre delle quali si lamentavano proprio del blocco delle liste. Numeri che rischiano di sembrare fuorvianti rispetto al fenomeno, al pari delle percentuali sull’abbattimento delle liste d’attesa se poi le agende sono chiuse per rispettarle. —