Don Giuseppe, prete sposato: «Spero di tornare a dire messa»

La richiesta del Sinodo al Papa dà speranza al sacerdote reggiano, marito da oltre 18 anni. Favorevoli a un cambiamento del celibato anche i don Dossetti e don Morlini

REGGIO EMILIA. «È una bellissima notizia, può innescare un cambiamento nella legge canonica, può essere un passo possibile di riforma in chiave evangelica progressista». È contento il prete reggiano don Giuseppe Serrano di quanto è stato deciso dal Sinodo dei vescovi: la richiesta al Papa di una apertura, a partire dall’Amazzonia, all’ordinazione sacerdotale di diaconi permanenti anche sposati con famiglia.

Serrano è un don che non può più celebrare messa perché, chiedendo la dispensa dal celibato per sposarsi con Albana, di fatto ha rinunciato al ministero. «Ma noi restiamo sacerdoti sempre», dice intervistato dall’Ansa. E sulla proposta del Sinodo, commenta: «Prima dei diaconi ci sono già pronti i preti sposati, solo in Italia secondo dati ufficiosi siamo ottomila».

Serrano è di Reggio Emilia e ha conosciuto sua moglie nel 2001 quando era viceparroco a Chia, frazione di Soriano del Cimino, nel viterbese: «Avevamo aperto un centro di accoglienza per i profughi albanesi, è lì che ho conosciuto Albana» di Tirana. In quell’anno lei decide di battezzarsi e lui chiede la dispensa: si sposano poi l’anno successivo.

Il Sinodo apre una nuova speranza a questi “ex sacerdoti” ma c’è anche un rescritto della Congregazione per il Clero che «invita i vescovi a riaccogliere persone come me – riferisce don Giuseppe – nella vita della Chiesa. Non siamo più persone da allontanare ma fratelli nella fede che potrebbero dare un grosso impulso alla pastorale. Anche se non possiamo celebrare la messa, potremmo avere altri incarichi o insegnare religione». A parte l’apertura del Sinodo, che è ancora agli inizi, Serrano ricorda poi che è stato deciso che «i sacerdoti anglicani siano riaccolti nella Chiesa con moglie e figli. Noi diciamo di estendere le stesse prerogative anche ai preti cattolici romani sposati».

Parla anche Albana Ruci, sua moglie: «La verità – racconta – è che noi donne, che siamo accanto ad un sacerdote, abbiamo sofferto tantissimo, ci hanno sempre tirato le pietre. E invece lui è una figura bellissima che ogni giorno testimonia la bellezza dell’anima. Spero in una riforma della Chiesa per l’inserimento di sacerdoti sposati con le loro donne. Potremmo dare un contributo validissimo a tanta gente che sta soffrendo».

Senza allontanarsi fino al viterbese, poco tempo fa una decisione come quella di Serrano l’ha fatta anche nel dicembre del 2017 Achille Melegari, ex parroco di Cella, che sposò poi Gerardina Bellassai, ex guida dei City Angels a Reggio Emilia.

Un altro caso reggiano che ha toccato sempre il celibato, ma che ha avuto una trama ben diversa, è stato anche quello di Roberto Camellini, collaboratore della parrocchia di Taneto di Gattatico, morto a ottobre dell’anno scorso a 91 anni. Don Roberto era ancora sposato ma aveva ottenuto recentemente da Papa Francesco l’autorizzazione a celebrare messa in forma privata. Un caso più unico che raro.

Chi invece sposato non è, ma non vede negativamente un’apertura come quella stimolata da Papa Francesco, sono due pragmatici preti storici di Reggio: don Giuseppe Dossetti e don Eugenio Morlini. Parroco di San Pellegrino e Buon Pastore, responsabile Ceis per l’assistenza ai tossicodipendenti dal 1982 e insegnante nell’Istituto di scienze religiose dal 1986, Dossetti spiega: «L’ordinazione di uomini sposati è una questione di diritto ecclesiastico, San Pietro era sposato ad esempio. Una Chiesa che si chiude in se stessa non ha bisogno di ordinare le persone sposate, una Chiesa in uscita come quella che auspica il Papa ha bisogno di una ministerialità diffusa. Ma sia chiaro che non è la soluzione di tutti i problemi. La Chiesa ha problemi con la santità, che tu sia sposato o no la cosa importante sarebbe che tu fossi santo».

Del fatto che il celibato sia «un problema secondario» è convinto anche don Morlini che, però, precisa: «Se è per necessita di avere preti qui in Italia di preti ce ne sono ancora tanti. Ma se invece è per avere un prete diverso, in cui la famiglia ha importanza, io sarei molto favorevole. Di casi di preti e parroci che si sono sposati ne abbiamo avuti diversi anche a Reggio e provincia, sia sul territorio che in missione. A me personalmente il documento finale del Sinodo piace da matti».