Reggio Emilia, la difesa del questore: «Corsi ai figli di immigrati? Senza intenti discriminatori»

Polemiche sulla proposta del questore Sbordone. I sindacati: «Smentisca». Lui si difende: «È un contributo per realizzare uguaglianza e integrazione»

REGGIO EMILIA. «È stato rappresentato l’auspicio che, nell’ambito delle iniziative volte all’integrazione dei giovani immigrati nella realtà locale, iniziative portate avanti da altre istituzioni, la Questura possa fornire un proprio contributo sul tema della legalità e del rispetto delle regole. Tanto al fine di tutelare i giovani immigrati nel segno della realizzazione di quell’uguaglianza sostanziale che è uno dei perni della nostra Costituzione». Così, attraverso una nota diramata dalla Questura, il questore Antonio Sbordone torna a parlare delle dichiarazioni riportate ieri sulla Gazzetta nelle quali proponeva corsi di legalità per i figli di immigrati.

Dichiarazioni rese martedì sera, nel corso di un incontro pubblico organizzato dai Rotary al cinema Cristallo sul tema “Sicurezza sociale e sviluppo economico”. Durante la serata, il questore ha lanciato la proposta sul modello di quanto già organizzato a Ferrara, dove avviò specifici corsi: «Non hanno la possibilità di apprendere in famiglia alcune regole di educazione civica – le parole di Sbordone – e allora, dai 6 anni in avanti, dovremmo insegnargliele noi. Altrimenti finiscono per aderire a gruppi di sbandati causando danni a se stessi e agli altri».

Parole non hanno mancato di suscitare reazioni. A cominciare da quella di alcuni consiglieri comunali del Pd, che su Facebook hanno espresso il proprio disappunto. Sulle parole di Sbordone, sono intervenuti anche alcuni sindacati: «Riteniamo queste affermazioni, se confermate, estremamente gravi e inaccettabili, perché fortemente discriminatorie, nonché infondate – affermano le organizzazioni sindacali – in quanto se si ravvede la necessità di una formazione specifica ai ragazzi di una certa fascia di età questa va certamente pensata per tutti i ragazzi, e non in base alla provenienza della struttura familiare». Per i sindacati, «queste distinzioni oltre che ingiuste e aggravate dal ruolo istituzionale ricoperto da chi le ha espresse, rischiano di andare ad alimentare un clima di diffidenza e intolleranza che non dobbiamo sottovalutare ne tacere. Per tanto ci auguriamo arrivi presto una pronta smentita».

Una nota, quella dei sindacati, arrivata proprio a ridosso di quella inviata pochi istanti prima dalla Questura: «Si ritiene altresì di specificare che qualsiasi accostamento al Questore di posizioni discriminatorie, divisive o escludenti è privo di ogni legame con la realtà», fanno sapere da via Dante. Quanto alle polemiche dei consiglieri Pd, il Questore «esprimendo rammarico per l’involontario turbamento suscitato», questa mattina incontrerà la consigliera Pd Marwa Mahmoud «per ogni ulteriore chiarimento».