Per la Big Bench di Fasola 5.000 visitatori in un anno

La grande panchina di Fasola nel giorno dell'inaugurazione, un anno fa. Sopra da sinistra l'omprenditore Claudio Ferrarini, Mirco Costetti, vicesindaco di Carpineti e il presidente dell'Unione della montagna Enrico Bini

Carpineti, primo compleanno per la panchina gigante installata da Claudio Ferrarini L’unico cruccio l’assenza di un ristoro: «Intanto porteremo una fontanella»

CARPINETI. Un anno di panchina gigante, un anno di visite, di complimenti e di turismo che chiede un ulteriore sforzo. Sono passati più di dodici mesi da quando, all’inizio del settembre 2018, è stata inaugurata la “big bench” del monte Fosola, proprio al confine fra Carpineti e Felina. L’enorme arredo è parte di un circuito verde peculiare ed in grande crescita, il Big Bench Project (Progetto delle grandi panchine) partito nelle Langhe.

Dalle langhe. Le panchine giganti sono ormai un’attrazione simbolo dell’Alta Langa, figlie della creatività del designer statunitense Chris Bangle, un nome storico del mondo automobolistico, dal 2009 abitante del borgo di Clavesana in provincia di Cuneo assieme alla moglie Catherine. La coppia, affascinata dalla bellezza dei panorami delle langhe piemontesi, ha scelte come residenza e Chris ha poi pensato di aggiungere un tocco particolare con la “big bench”. L’idea ha funzionato e ora sono decine gli spiazzi panoramici con questa peculiarità, a cui si unisce un passaporto: per ogni sito, esiste un locale in cui farsi fare il timbro di presenza, nel caso del Fosola è il ristorante Aquila Nera a Felina.

La cassetta dellle lettere e le cartoline accanto alla Big Bench dove in tanti hanno lasciato un messaggio

Nel 2018, si è arrivati appunto anche sul monte Fosola, dove è stata realizzata la prima panchina di tutta la regione Emilia Romagna, raggiungibile a piedi dai sentieri di Carpineti e Felina o in auto dal parco Tegge di Felina, seguendo un percorso che si interrompe a venti minuti di cammino dalla destinazione. Il merito è di Claudio Ferrarini, imprenditore originario della zona di Felina e titolare di diversi terreni proprio sulla vetta del Fosola. Dopo aver scoperto il progetto, ha voluto portarlo a casa sua, sfruttando il bellissimo panorama disponibile: dal terrazzamento si possono vedere la valle del Secchia, il monte Cusna, la Pietra di Bismantova così come le zone di Marola e Felina che declinano progressivamente verso l’Enza. L’operazione non è stata facile, per poter essere inseriti nel progetto ufficiale è necessario far costruire l’oggetto seguendo proporzioni e misure indicate da Bangle. E, viste le dimensioni, non tutte le operazioni risultano semplici né economiche.

A Fasola. Il risultato è stato particolarmente apprezzato, e nel giro di un anno dal Fosola sono passate 5mila di persone a piedi e in mountain bike, oltre diverse gare podistiche ed escursioni. A luglio, Ferrarini ha poi fatto stampare mille e cinquecento cartoline, sistemate in un contenitore in legno a fianco dell’installazione. Chiunque poteva prenderne una, scrivere un messaggio ed infilarlo nella cassetta, così che i gestori potessero poi leggerlo.
I complimenti sono tanti, e arrivano da mezza Italia e non solo: le cartoline portano firme di Reggio, Bologna, Modena, della Svizzera, della Lombardia, di Genoa e pure di tanti altri paesi stranieri. Anche fra i reggiani, molti ringraziano perché la panchina ha permesso di scoprire uno scorcio di notevole impatto e suggestione che in pochi conoscevano.


Il cruccio. L’unico cruccio, riportato da centinaia di commenti, è l’assenza di ristoro. Sulla vetta non vi sono fontane né tantomeno distributori o un servizio bar, nonostante la presenza di una capanna in sasso ristrutturata. I vincoli legislativi legati alla somministrazione di alimenti hanno impedito sino ad ora di dare risposta alle legittime esigenze di chi, dopo una camminata nel caldo estivo, avrebbe bevuto volentieri una bottiglia d’acqua e magari un caffè. Ed è proprio qui che Ferrarini vuol crescere: «Non è semplice ottenere tutti i permessi e i via libera dai vari enti, a me non interessa fare polemica né tanto meno guadagnare con la ristorazione sulla panchina: quello che vorrei è poter dare è un po’ di ristoro ai visitatori, che lassù non trovano nulla. Ho provato a chiedere ma per ora non si è smosso nulla».

Una parziale soluzione arriverà in proprio: «Ho fatto allacciare il collegamento dell’acqua sino all’edificio a fianco della panchina, è la mia conduttura e da lì sicuramente penso di creare almeno una fontanella. Ma, per la prossima estate, mi piacere realizzare qualcosa di più strutturato, che nei mesi caldi possa essere aperto tutti i giorni, in cui dare acqua e caffè. Per venire incontro alle esigenze dei turisti, prima di tutto», spiega. Con l’arrivo del freddo, gli accessi diminuiranno inevitabilmente, ma nel 2020 si tornerà all’attacco. Anche perché il circuito è in continua espansione, in un anno si sono aggiunte almeno altre trenta panchine e il totale ha superato quota ottanta. Domenica arriverà la seconda big bench reggiana, costruita in queste settimane a Ligonchio.