Professionisti compiacenti nell’enclave brescellese

brescello. «La vicenda (del bar di Parma, ndr) segna una ulteriore tappa del processo di infiltrazione del sodalizio criminoso nel tessuto commerciale e ne dimostra il proteiforme adattamento ad ogni circostanza e la rapace voracità di conseguimento di profitto in una logica di massimizzazione in tempi brevi, con la compiacente assistenza di professionisti privi di scrupoli o, quantomeno, della minima capacità di discernimento che richiederebbe un accorto esercizio della professione». Così nell’ordinanza il gip Alberto Ziroldi punta il dito sugli altri due indagati compiancenti (il prestanome e la consulente del lavoro), che rendono possibile «il sistema di trasferimento fraudolento di attività: una costante dell’azione del clan Grande Aracri nella enclave brescellese».

Se la posizione di Paolo Grande Aracri «rimane immuata», la vicenda «impone una rivisitazione in peius» del ruolo di Conte. «Appare riduttivo il suo inquadramento come mero gregario violento del primo»: Conte assume «un ruolo autonomo», è «un soggetto, gravato da precedenti, profondamente inserito nelle dinamiche criminali, che utilizza come registro comportamentale per regolare i rapporti con i terzi, in un contesto di inquietante prossimità a soggetti appartenenti ad organizzazioni criminali». —


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