Caso affidi, i Servizi di Reggio riconsegnano ai genitori la bimba di 2 anni tolta lo scorso aprile

A 5 mesi dal decreto il Tribunale dei Minori fa marcia indietro. Attimi di tensione tra genitori e assistenti: poi l’abbraccio. Il caso era finito anche su “Chi l’ha visto?”

REGGIO EMILIA. È tornata a casa ieri mattina la bimba di due anni presa in carico l’aprile scorso dai servizi sociali di Reggio Emilia su disposizione del Tribunale dei Minori. Un caso finito agli onori della cronaca dopo la pubblicazione del video del prelievo della bimba sul programma “Chi l’ha visto?”, con alcuni degli operatori che si sarebbero presentati come volontari dell’Enpa per distrarre la coppia e portare via la bimba. I genitori non si sono dati per vinti e hanno parlato della vicenda in tivù, partecipando anche alle proteste di piazza scattate con l’inchiesta Angeli e Demoni e relative agli affidi in Val d’Enza.



Il Tribunale dei Minori di Bologna ha ora disposto la riconsegna della bimba. Lo ha fatto due giorni fa con un decreto che annulla la disposizione effettuata cinque mesi addietro. E con il foglio in mano i genitori si sono presentanti subito ai Servizi sociali di Reggio per sollecitare l’esecuzione del provvedimento ma senza però riuscirvi per l’assenza del personale necessario.

Poi, ieri mattina, è avvenuta la riconsegna, come testimoniato via Facebook dalla mamma della bimba con tanto di foto e secondo quanto ribadito poi dall’avvocato Francesco Miraglia – legale della famiglia – con una nota mandata ieri ai giornali.

I genitori avevano chiesto già lunedì l’immediata esecuzione del provvedimento fresco di stampa da parte dei servizi sociali reggiani, ma hanno dovuto attendere un giorno. Una situazione che ha spazientito la coppia, che alla fine ha chiamato i carabinieri. Ieri poi il lieto ritorno a casa dei genitori per mano con la loro bimba.

«Possibile che per ottenere ciò che spetta di diritto, che per di più viene ordinato da un giudice, con i Servizi sociali di Reggio Emilia bisogna arrivare a coinvolgere le forze dell’ordine?» è la recriminazione di Miraglia. «Mi auguro che queste assistenti sociali, dopo tutto quello che hanno combinato, vengano licenziate: ma come è possibile lavorare in questo modo?».

Era lo scorso 3 aprile quando alla coppia era stata tolta la figlioletta di due anni. Poi, due giorni fa, il tribunale di Bologna ha pronunciato il decreto che sancisce il ritorno della piccola a casa.

La perizia tecnica avrebbe rilevato nella bimba «segni di sofferenza», scrive Miraglia, «stabilendo pertanto di riunire subito la piccola e i genitori, per i quali mostra decisamente affetto e attaccamento». Poi, nel primo pomeriggio di lunedì, le assistenti sociali hanno comunicato alla consulente d’ufficio, incaricata di seguire le fasi di reinserimento della bambina in seno alla famiglia, di essere impossibilitate a dar seguito al decreto, in quanto non erano in servizio e non essendoci nessuno disponibile. Ecco perché la riconsegna è stata rimandata a ieri mattina, alle 10.30, quando la bambina è tornata dai genitori.

«Una mano sulla coscienza, anche se non dovevano essere in servizio, se la potevano mettere ieri pomeriggio, dal momento che tutta questa situazione, risultata essere un autentico buco nell’acqua, un’orchestrazione fondata su una menzogna, è stata innescata unicamente dal loro colpevole e riprovevole comportamento» conclude Miraglia.

«Noi le abbiamo denunciate, il Consiglio territoriale di disciplina dell’Emilia Romagna ha aperto un provvedimento disciplinare nei loro confronti, ma a questo punto c’è da augurarsi che persone così vengano licenziate e smettano di occuparsi di bambini».