Scandalo affidi, licenziata l’assistente sociale che ha confessato

Cinzia Magnarelli in aula davanti al gip con il legale Alessandro Conti

Cinzia Magnarelli è indagata in Angeli e Demoni e aveva puntato il dito contro i metodi utilizzati per gli affidamenti

REGGIO EMILIA. Cinzia Magnarelli è stata licenziata dall’Unione della Val d’Enza. Per ora risulta essere il primo e unico licenziamento disposto dall’amministrazione locale al centro dell’inchiesta sui presunti affidi illeciti “Angeli e Demoni”. È l’assistente sociale indagata e sospesa dal posto di lavoro che, una volta davanti al giudice, aveva confessato parte dei reati indicando però come responsabili i metodi fatti utilizzare dai suoi superiori, anche loro tutt’ora indagati.



Un licenziamento deciso pochi giorni fa dall’Unione degli otto comuni reggiani (Bibbiano, Campegine, Canossa, Cavriago, Gattatico, Montecchio Emilia, San Polo e Sant’Ilario d’Enza) all’esito del provvedimento disciplinare interno che esula dalla conclusione dell’inchiesta penale - ancora in attesa dei rinvii a giudizio - basandosi sui principi del rapporto tra amministrazione ed ente pubblico.



Magnarelli aveva espresso le sue perplessità sui metodi seguiti per gli affidi dei minori in Val d’Enza davanti al procuratore Valentina Salvi e al giudice Luca Ramponi, che le aveva permesso di tornare al lavoro. Ma già un anno prima aveva chiesto di essere spostata ad altro incarico non trovandosi a suo agio con le pratiche suggerite dai superiori.

Un atto confessorio che aveva bucato per la prima volta il presunto velo indagato dall’inchiesta “Angeli e Demoni”, dove l’assistente sociale (32 anni) è tutt’ora accusata di falso ideologico, frode processuale, tentata estorsione e violenza privata. La donna aveva parlato davanti al gip di una «crisi di natura etico-professionale» poiché nel metodo del Servizio Sociale della Val d’Enza «la ricerca dell’abuso sessuale era prevalente su qualsiasi altro aspetto».

La donna - assistita sul fronte penale dall’avvocato Alessandro Conti - era stata subito colpita dalla sospensione dal posto di lavoro per sei mesi, alla quale era seguita la sospensione dello stipendio e l’apertura del procedimento disciplinare da parte dell’Unione della Val d’Enza. Nel frattempo anche l’ordine degli assistenti sociali aveva sospeso Magnarelli oltre alla massima dirigente del Servizio, Federica Anghinolfi e a quattro assistenti sociali finiti nell’inchiesta con la misura cautelare.

La donna ora licenziata aveva rivelato di aver avuto diverse crisi perché dissentiva sul modo di procedere, perplessità che venivano rassicurate dai suoi superiori. In preda a questa crisi personale, Magnarelli dal settembre del 2018 ha ottenuto quindi un trasferimento ad altro ufficio. Le criticità nei bimbi erano oggettive ma secondo la donna «la spia dell’abuso annullava qualsiasi altro disagio».

Una vicenda che poteva sembrare più defilata ma che ha portato la dipendente a tempo indeterminato ad essere licenziata. Provvedimento che prevede però la possibilità di essere impugnato.