Reggiana Riduttori entra in Interpump Albarelli ora è socio del patron Montipò

Operazione da 125 milioni di euro tramite scambio di azioni Al via sinergie internazionali per contrastare le multinazionali



La meccanica reggiana sta facendo squadra per giocare la partita decisiva del settore a pari merito con le multinazionali straniere. Lo fa grazie alla Interpump di Fulvio Montipò (Sant’Ilario d’Enza) che segna un altro colpo di mercato rilevando la Reggiana Riduttori di Giannicola Albarelli e soci (San Polo d’Enza) tramite uno scambio azionario del valore di 125 milioni (con un conguaglio cash). Un matrimonio tutto reggiano lungo la linea del fiume Enza, dove sono cresciute le due imprese, le cui sedi distano venti minuti d’auto.


In questo modo il patron del colosso Interpump – leader mondiale nella produzione di prese di forza per l’oleodinamica mobile, quotato da anni in Borsa – già dal prossimo anno potrebbe aumentare il suo fatturato di altri 100 milioni di euro, puntando ad aumentare la massa critica come previsto nel piano al 2021. E lo fa pagando un’operazione che per valore supera quella finora più costosa per Montipò, vale a dire l’acquisto di Walvoil, un altro pezzo della corona della meccanica reggiana finito cinque anni fa nella scuderia di Sant’Ilario.

Per Giannicola Albarelli il passo è doppio. L’intero capitale della sua Reggiana Riduttori entrerà a fare parte del gruppo di Montipò attraverso uno scambio azionario che sarà concluso entro fine anno. In pratica Interpump paga Albarelli e soci cedendo 3,8 milioni di azioni ordinarie al prezzo di 28,74 euro (quello di venerdì scorso), oltre al saldo residuo in denaro, che sarà di alcuni milioni di euro. Alberelli però non solo non esce di scena, ma continuerà a ricoprire la carica di presidente e ad di Reggiana Riduttori, vestendo il ruolo anche di importante socio di Interpump Group, diventando con un balzo il quarto azionista con il 3% circa del capitale del gruppo dietro alla Ipg Holding srl (finanziaria di Montipò e della Tpi di Giovanni Tamburini con il 23,3%), Fidelity Management (fondo americano che detiene 5,5%), Fin Tel (di Claudio Bulgarelli che ha il 3,2%), e superando probabilmente la Caisse du Depots francese, che vanta poco meno del 3%.

L’operazione con Reggiana Riduttori era nel mirino già da tempo, con Interpump che ha continuato in questi mesi a rastrellare azioni proprie sul mercato (dove è sparso il 61% del capitale della società quotata) tramite operazioni di riacquisto salite al 3,1% e utilizzate ora per “pagare” il nuovo socio reggiano.

Dal canto suo Montipò ha sempre affermato di apprezzare la meccanica reggiana, vero motore del suo miracolo industriale. Un’azienda che non conosce crisi e che nel perimetro consolidato conta vendite nette nel 2018 per 1,2 miliardi di euro, e che nei soli primi sei mesi di quest’anno ha generato utili per 92 milioni di euro. Fondamentali premiati dal mercato e che fanno gola a chi si mette in affari con Montipò e i suoi, che stanno comprando aziende a mani basse per cercare di sterilizzare la concorrenza delle multinazionali e scalare il mercato mondiale nelle macchine per la trasmissione di potenza.

I due industriali reggiani giocano ora nella stessa squadra, a poca distanza tra i loro uffici ma su scala mondiale. L’azienda di Albarelli conta nove filiali estere ed è uno dei leader mondiali nella progettazione e costruzione di sistemi per la trasmissione di potenza. «Reggiana Riduttori è un’altra perla di eccellenza che arricchisce il nostro gruppo - ha dichiarato ieri Montipò - Oltre ad accrescere e diversificare significativamente la nostra attività nelle trasmissioni di potenza, opera in settori e mercati in cui siamo già presenti con altri prodotti, con straordinarie opportunità di sinergie sia tecniche che commerciali, mentre nel polo “acqua” è già leader assoluto». —