Consumo del suolo: lo stop annunciato è rimasto sulla carta e il cemento cresce

A Reggio Emilia si è registrato un aumento di 11,8 ettari. La superano Casalgrande, Montecchio, Cavriago e Rubiera 

REGGIO EMILIA. Lo stop alle nuove costruzioni doveva essere l’asse portante della politica urbanistica adottata dalla scorsa amministrazione. La nuova Giunta aveva preso atto della pesante crisi dell'edilizia e annunciato una svolta sostanziale rispetto alla dilagante cementificazione che aveva caratterizzato il primo decennio del nuovo secolo. Ciononostante l’espansione urbana non s’è arrestata, pur rimanendo lontana dai tassi di sviluppo del periodo precedente.

Lo attesta l’ultima edizione del Rapporto sul consumo di suolo redatto dal Sistema nazionale per la protezione dell'ambiente (Snpa) che dal 2017 ha messo in rete le 21 Arpa regionali e l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra).


La nostra città è fra quelle con più di centomila abitanti che tra il 2017 e il 2018 hanno conosciuto una sensibile crescita delle superfici artificiali coperte da edifici, strade, parcheggi e strutture connesse. Se n’è registrato un aumento di 11,8 ettari, che non è enorme rispetto ai complessivi 4.961,4 ettari di cemento e asfalto corrispondenti al 21,5% del territorio comunale. Tuttavia tale incremento è in linea con quelli già verificatisi negli anni precedenti, in particolare nel 2016, quando la nostra città contribuì all’incirca alla metà dei 32 ettari in più misurati a livello provinciale. È una tendenza contrastante con i propositi dell’amministrazione comunale, che nel 2015 annunciò lo stop al consumo di suolo e il ritorno all’agricoltura.

Il Piano di rigenerazione urbana, infatti, prevedeva la riconversione a terreno agricolo di 135 ettari, pari al 30% del terreno edificabile. La variante in riduzione attuava il Piano strutturale comunale orientato a fermare l’avanzata del cemento, a promuovere l’agricoltura periurbana e a sostituire le nuove costruzioni con le ristrutturazioni del patrimonio immobiliare esistente. Erano stati gli stessi proprietari a manifestare l’intenzione di riconvertire all’agricoltura i terreni rimasti invenduti a causa della crisi.

Ciononostante non si è completamente cessato di costruire, a Reggio come in parte della provincia.

Nel 2018 la superficie edificata è rimasta invariata nei comuni, soprattutto della zona appenninica, che registrano una stasi demografica: Baiso, Brescello, Campagnola, Casina, Canossa, San Polo, Toano, Vetto, Vezzano e Viano. Si è verificata addirittura una diminuzione a Luzzara (di 1,82 ettari), Bagnolo (di 0,60) e a Rubiera (di 0,28). Gli aumenti sono stati significativi a Scandiano (3,86 ettari in più), Casalgrande (2,63), Montecchio (2,34), Gualtieri (1,74), Correggio (1,68) e Castelnovo Monti (1,31), irrisori a Villa Minozzo, Fabbrico, Cavriago, Campegine Rio Saliceto e Boretto, contenuti altrove.

In ogni caso non è sostanzialmente cambiata la quota del suolo consumato con cemento e asfalto, che rimane alta nelle zone di pianura e pedecollina interessate dal maggiore sviluppo negli ultimi decenni.

Reggio Emilia, che ha il 21,5% di suolo edificato, è superata da Casalgrande (26%), Rubiera (23,4%), Cavriago (24%) e Montecchio (21,8%), mentre se ne discostano poco Sant’Ilario d’Enza (20,1%), Scandiano (19,7%), Boretto (19,4%), Bibbiano (18,2%), Brescello (17,8%) e Correggio (16%). I terreni agricoli o boscosi sono del tutto predominanti, invece, in montagna e in collina. Il suolo consumato, infatti, si riduce al 3,7% a Ventasso, al 4,2% a Villa Minozzo, al 6,5% a Vetto, al 7% a Baiso, al 7,7% a Casina e all’8%, infine, a Castelnovo Monti. —