Scandalo affidi, Claudio Foti si sfoga in tv: «Processo mediatico su di me: è un incubo»

Lo psicoterapeuta su Retequattro ha concesso un’intervista: «Non esiste un “metodo Foti” né credo esista un business»

REGGIO EMILIA. «Mi sono svegliato in un mondo mediatico che non immaginavo e da questo risveglio non mi sono ripreso, anzi: l’incubo sta continuando. Io non pensavo a questa escalation di bufale ai miei danni». Lo ha detto Claudio Foti, psicoterapeuta della Onlus piemontese Hansel e Gretel, indagato nell’inchiesta “Angeli e Demoni” della Procura di Reggio Emilia sul presunto giro di affidi illeciti nella Val d’Enza, in un’intervista televisiva trasmessa su Rete4 da “Quarto Grado”. L’uomo, inizialmente ai domiciliari, ora ha l’obbligo di dimora a Pinerolo, nel Torinese. «Nel processo giudiziario c’è un confronto, poi nell’approfondimento dei fatti l’accusa deve provare le sue tesi - ha detto Foti davanti alle telecamere - Qui invece il processo mediatico ha bisogno di semplificazioni, ha bisogno di una mente, di un capo, di un guru: ha bisogno di costruire mostri». Nel motivare la revoca a Foti dei domiciliari, i giudici del tribunale del riesame di Bologna avevano parlato di una vera e propria “scuola Foti” nella psicoterapia dei bambini, caratterizzata da «elementi di forte pressione e forzatura nonché ingerenza nella vita privata nei minori, in violazione della Carta di Noto».. «Mi rimane questo reato di concorso esterno in abuso d’ufficio - spiega lo psicoterapeuta - Io non avrei commesso il reato ma avrei dovuto conoscere le modalità amministrative di questo finanziamento che l’ente pubblico utilizzava. Secondo l’accusa non lo avrei fatto e non me ne sarei curato perché ne traevo ingenti fonti economiche». Il medico non si è sottratto alle domande, come quella sull’esistenza del cosiddetto “metodo Foti” per indagare sull’abuso in una famiglia. «L’idea stessa che ci possa essere un metodo Foti è a mio parere finalizzata a isolare la mia posizione, a renderla particolarmente strana e controcorrente. Non esiste il metodo Foti». L’impianto accusatorio contempla pesanti accuse riguardo ai metodi che hanno portato agli allontanamenti, con bambini che volevano tornare dai genitori. «L’allontanamento del bambino dalla famiglia è una decisione drammatica, estrema, eccezionale, quando gli sforzi per recuperare la famiglia sono risultati vani». Ma esiste un business degli affidi che portano soldi alle case famiglia o agli affidatari? «Ho dei grossi dubbi - ha risposto Foti - perché per chi accetta non c’è impegno più stressante e gravoso di fare il genitore affidatario». Ma basta un disegno per indicare un abuso? «Non esiste. Certamente esistono dei disegni che possono indurre una preoccupazione, ma fra la preoccupazione e il sospetto e tra il sospetto e la certezza ne passa». Infine, dice, «i bambini hanno bisogno di essere ascoltati. Io ho fatto del mio meglio per farlo». —

E.L.T.


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